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Archive for agosto 2011

The Worthless Cup

28 agosto 2011 7 commenti

Si è svolto nei giorni scorsi il sorteggio per il terzo tuno di Carling Cup (Coppa di Lega). Scorrendo l’elenco delle partite ci sono degli scontri che meriterebbero non solo attenzione ma anche un viaggetto. Brighton v Liverpool, Forest v Newcastle, Leeds v Man Utd per dirne solo alcune ma il dubbio di sprecare tempo e soldi è forte.

E’ stato dichiarato, da molti ex giocatori del Leeds di Don Revie, che il motivo principale per cui quella squadra tanto chiacchierata quanto irriducibile non si aggiudicò piú titoli di quelli in bacheca all’Elland Road, era da ricercare nel tentativo dell’allenatore di vincere qualsiasi competizione a cui si decidesse di partecipare.

In anni in cui una panchina lunga voleva dire avere una rosa di 14 nomi e in cui, tra replay e campi resi impossibili da inverni molto piú rigidi di quelli di oggi, si rischiava di dover recuperare anche una partita ogni due giorni, Revie non faceva sconti. Il Leeds entrava in campo per vincere, sempre, con la migliore formazione possibile, senza pensare a far riposare questo o quel giocatore in vista di una partita in patria o in Europa di importanza o prestigio maggiore. Perchè lo faceva? Ci credeva, credeva che i suoi ragazzi sarebbero stati piú forti di qualsiasi avversario e qualsiasi avversitá. Spesso non fu così.

Ora, non si pretende la stessa mentalitá in tempi in cui le squadre sono composte da tanti giocatori che si conoscono solo di vista e ci si lamenta della stanchezza anche per due partite alla settimana un paio di volte al mese, ma un minimo di pudore sarebbe opportuno.

Non è un segreto che dall’avvento della Premier League nel 1992, il massimo campionato inglese sia diventato l’Eldorado. Chi c’è fa di tutto per rimanerci, chi non c’è ancora fa di tutto per arrivarci. Il resto passa in secondo piano (tranne la Champions League, fatta ad immagine e somiglianza della Premier ma su base europea): la FA Cup, purtroppo, e inevitabilmente la League Cup.

Nel turno precedente in parecchi hanno fatto capire l’approccio nei confronti di quella che, nonostante un piazzamento in Europa League, è stata ribattezzata la Worthless Cup. Le tre squadre neopromosse in Premier si sono levate la scocciatura perdendo contro il Rochdale in casa 0-2 (QPR), a Shrewsbury 1-3 (Swansea) e addirittuta contro il MK Franchise in casa 0-4 (Norwich).

Al Loftus Road, dove nelle note del programma il manager Neil Warnock ha candidamente ammesso che “…It’s fair to say the Carling Cup isn’t a top priority for us this season…” di fatto deligittimando la competizione agli occhi dei suoi giocatori, erano presenti 4755 spettatori. 6777 a Bolton, 6668 in casa del Charlton, 4273 a Burnley, 2866 a Wycombe per vedere la squadra di casa contro il Forest. Non sono solo gli allenatori e i giocatori a non volerne sapere ma anche, come risultato di certi atteggiamenti, anche i tifosi. Ha senso tenere in piedi una competizione del genere? Nata nel 1960 per generare extra revenue soprattutto nei mesi invernali visto che tutte le squadre professioniste si erano ormai dotate di impianti di illuminazione, ha perso oggi qualsiasi ragione di vita.

In Inghilterra sono sempre di piú le voci che si alzano lamentandosi che si gioca troppo: coppe europee, campionati lunghi ed estenuanti, i play off alla fine, le coppe nazionali, i trofei minori. Dopo ogni torneo per squadre nazionali si sente la stessa scusa, o valida ragione che sia, e cioè che i giocatori inglesi arrivano completamente spompati. Che si apetta allora a staccare la spina? A chi giova? Va bene che alla fine è sempre un trofeo vinto ma fino alle semifinali sembra un campionato riserve. Non è anche una presa in giro a danno dei tifosi?

E non è neanche il caso che non esista un’altra coppa nazionale. La FA Cup è la madre di tutte le competizioni ad eliminazione diretta. E’ la storia e la tradizione del calcio inglese , nata nel 1872 e non 50 anni fa. Ormai troppo spesso gli addetti ai lavori delegittimano anche questa. Forse eliminando la Coppa di Lega l’altra tornerebbe ad avere un altro spessore, riacquisterebbe un po’ di quel fascino diluito in tempi recenti dai soldi e dal troppo calcio in televisione.

Stefano Faccendini

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Giovani e avidi

25 agosto 2011 3 commenti

 23/08/2011 Che il Tottenham perdesse all’Old Trafford ci poteva stare. Che Modric, il giocatore forse più talentuoso degli Spurs, si rifiutasse di giocare un po’ meno. Il centrocampista croato non è il primo e non sarà l’ultimo nell’elenco di giocatori cresciuti nell’era D.B. (dopo Bosman) ad impuntarsi come un bambino viziato. L’altro, sempre di questi giorni, è Nasri. Bastano un paio di stagioni decenti per attrarre l’attenzione di un club se non più grande più magari più ricco o meno attento al bilancio. La promessa di un 20/30 mila sterline in più a settimana di solito cancella promesse e baci sulla maglia e spinge l’interessato a chiedere, o meglio esigere, di essere ceduto.

A Wenger è già successo con Ashley Cole, Adebayor, Fabregas e ora Nasri appunto. I tifosi dei Gunners piuttosto che prendersela con lui dovrebbero prendersela con questa generazione da twitter che preferisce giocare 20 partite a stagione a 120mila sterline a settimana in un’accozzaglia di pseudo campioni che essere leader di un club “storico” a sole 90mila sterline a settimana. Perchè alla fine non è vero che il francese non compri, compra meglio senza buttare i soldi ma di solito i suoi giovani, una volta cresciuti, si fanno avidi e chiedono di essere ceduti. Vero qualche giocatore esperto avrebbe dovuto tesserarlo ma lascio questa eterna disputa ai frequentatori dell’Ashburton Grove.

Che non contino nulla i tifosi si sapeva ma ora non conta più neanche il prestigio e non quello del club ma personale. Guadagnare ed apparire. Viene voglia di tifare per una squadra di pippe.

Stefano Faccendini

Categorie:Attualitá

Finalmente FA Cup

21 agosto 2011 Lascia un commento

FA Cup Extra Preliminary Round: Barkingside v Hertford Town

Ogni anno con l’arrivo di una nuova edizione di FA Cup spero nel miracolo. Spero che quanto raccontato da James Lloyd Carr nel suo romanzo “How Steeple Sinderby Wanderers won the FA Cup” possa realmente accadere. Una squadra di un villaggio, di un quartiere, di un sobborgo che in una straordinaria concomitanza di circostanze eccezionali riesce ad arrivare fino alla finale di Wembley.

Con questo spirito ho preso posto all’Oakside Stadium, appena oltre le rotaie della fermata di Barkingside sulla Central Line. Giornata di sole come poche, il prato che brilla, la birra fresca e due squadre che dall’inizio corrono e lottano su ogni pallone. Tante occasioni con un protagonista solo, il portiere della squadra di casa Brown (credo), ma un tiro dal limite dell’area piccola su azione da calcio d’angolo e un autogol comico dopo l’ennesima paratona hanno reso tutti i suoi sforzi inutili. Alla fine del primo tempo gli ospiti erano in vantaggio per 2-0. E poco dopo l’inizio della ripresa erano tre.

A quel punto il Barkingside si butta alla disperata in avanti e crea occasione dopo occasione, spesso rese vane dal numero nove chiamato affettuosamente da un gruppetto di tifosi over 60 alla mia sinistra “Deano”, spesso definito con troppa generositá “unlucky”. Complice anche un nervosismo poco giustificato dell’Hertford che si ritrova dopo una mini rissa in dieci, finalmente i padroni di casa accorciano le distanze con un ottimo colpo di testa al termine di una bella azione e di un cross perfetto.

Gli ultimi assalti non portano a niente, la contesa finisce 1-3. Me ne vado soddisfatto, come quasi sempre quando mi ricordo che lower league/non league e primi turni di FA Cup sono sempre meglio di qualiasi cosa Sky & C possano trasmettere o sponsorizzare.

Dubito però che l’Hertford possa copiare le gesta dello Steeple Sunderby anche se fino al prossimo turno a tutti è lecito sognare, anche a loro.

Stefano Faccendini

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Sempre sul “modello inglese”

15 agosto 2011 2 commenti

Penso sia venuto il momento per le molte, troppe, persone che spesso si sono riempite pomposamente la bocca con queste due parole, di mettere da parte la loro presunta conoscenza della realtà britannica e guardare semplicemente ai fatti.

Amo Londra, è il posto in cui ho sognato di vivere fin da bambino. Sabato scorso, e per quattro giorni, questa città ha subito uno stupro continuato, è stata violentata da gente che se l’è presa contro qualcosa e qualcuno che non poteva reagire, lasciando nell’aria una minaccia invisibile che tutto questo possa accadere di nuovo. Perchè, oltre i danni materiali, ai morti e ai feriti, il segno più triste che questi scontri lasceranno sarà quello di una comunità che non si sentirà più sicura come prima nei propri quartieri.

La rivolta di Tottenham, la prima, ha avuto una miccia. L’omicidio di un ragazzo da parte della polizia, il rifiuto di questa di dare spiegazioni e di incontrare una delegazione di persone che aveva organizzato una marcia pacifica di protesta. L’avvertimento ignorato che, in un quartiere già problematico dove il dialogo con le autorità è inesistente, le cose potessero degenerare. E così è stato. Gli avvenimenti sono poi sfuggiti di mano, nessuno pensava, tantomeno la polizia, che gli incidenti potessero diventare così seri. Chi ricorda cosa successe a Roma dopo il delitto Sandri, le bugie, i goffi tentativi di polizia e media di camuffare e giustificare un assurdo omicidio, forse troverà delle analogie anche se nella capitale italiana gli obiettivi primari non furono i negozi o le vetrine ma i simboli dello stato. Questo la prima sera.

Quello che è successo dopo in altre zone problematiche, Peckham, Brixton, Croydon, Hackney, oltre a posti che non ti aspetti come Ealing o Enfield, invece è stato puro vandalismo messo in atto da persone, giovani e meno giovani, che, avendo visto l’approccio molto “soft” della polizia durante gli scontri di Tottenham, hanno deciso di dedicarsi al vandalismo e al saccheggio quasi si trattasse di un altro lurido video-game.

Perchè si è deciso di contenere, guardare, invece di intervenire con forza? La risposta più gettonata è stata per evitare altra violenza. Violenza genera violenza. Vero, ma nel momento in cui si dà fuoco a case private, si rapina e si saccheggia, forse un coinvolgimento un pò più robusto, parola cara al Primo Ministro David Cameron, sarebbe dovuto avvenire prima.

Per chi come me frequenta gli stadi, in Italia, in Europa e soprattutto, ormai, in UK, questo non agire è stato un pò una sorpresa. Fiore all’occhiello del precedente governo conservatore è sempre stata la sconfitta degli hooligans, veri o presunti, con tattiche repressive a dir poco decise. Un pugno di ferro e delle regole talmente rigide da aver reso molti stadi inglesi assolutamente privi di qualsiasi tipo di atmosfera. Oggi negli impianti non si può fumare, bere alcolici sugli spalti, sei sbattutto fuori se oscuri la visuale a qualcuno dietro di te, se prendi in giro uno steward, rischi la galera e sei bandito dallo stadio se usi linguaggio razzista o omofobico, vai in galera se lanci una moneta, un accendino o un hotdog.

Avendo visto quanto successo nelle strade delle principali città inglesi negli ultimi giorni la solita domanda sorge spontanea. Ma noi tifosi di calcio, perchè ci meritiamo di essere trattati anche peggio di questa feccia?

I discorsi sul disagio sociale per favore lasciamoli da parte. In UK c’è molta gente povera ma anche in altri paesi e senza i sussidi che qui persone giovani o disoccupate possono permettersi. Forse è il numero di gente ricca che provoca invidie, l’eccessivo consumismo, il benessere sbattuto in faccia a tutti, specialmente a chi non lo ha, questa cultura fottuta dell’apparire a tutti i costi che porta gente a sognare, soprattutto i più giovani e deboli, scorciatoie impossibile per arrivare ad ottenere una vita da “celebrity”. I laburisti accusano i tagli alle spese sociali dei conservatori, i conservatori dicono che i loro tagli ancora non hanno avuto effetto e questa società è il risultato di anni di governo laburista, il BNP torna in campo con il loro appello per avere misure e leggi più dure, la polizia si incazza per essere ora capro espiatorio dopo aver solo eseguito degli ordini, comunità intere, come quella turca o curda, sono pronte a scendere in campo e farsi giustizia da sole (o almeno a difendersi), tutti lamentano l’assenza di dialogo con i più giovani che non riconoscono, in un paese che ha voluto fare del politically correct esasperato un modello pericoloso, nessuna autorità, a casa, a scuola o nelle strade.

Sembra che gli stadi siano stati ripuliti, peccato che tutto lo schifo sia rimasto per strada.

Stefano Faccendini

Categorie:Attualitá