Sempre sul “modello inglese”

Penso sia venuto il momento per le molte, troppe, persone che spesso si sono riempite pomposamente la bocca con queste due parole, di mettere da parte la loro presunta conoscenza della realtà britannica e guardare semplicemente ai fatti.

Amo Londra, è il posto in cui ho sognato di vivere fin da bambino. Sabato scorso, e per quattro giorni, questa città ha subito uno stupro continuato, è stata violentata da gente che se l’è presa contro qualcosa e qualcuno che non poteva reagire, lasciando nell’aria una minaccia invisibile che tutto questo possa accadere di nuovo. Perchè, oltre i danni materiali, ai morti e ai feriti, il segno più triste che questi scontri lasceranno sarà quello di una comunità che non si sentirà più sicura come prima nei propri quartieri.

La rivolta di Tottenham, la prima, ha avuto una miccia. L’omicidio di un ragazzo da parte della polizia, il rifiuto di questa di dare spiegazioni e di incontrare una delegazione di persone che aveva organizzato una marcia pacifica di protesta. L’avvertimento ignorato che, in un quartiere già problematico dove il dialogo con le autorità è inesistente, le cose potessero degenerare. E così è stato. Gli avvenimenti sono poi sfuggiti di mano, nessuno pensava, tantomeno la polizia, che gli incidenti potessero diventare così seri. Chi ricorda cosa successe a Roma dopo il delitto Sandri, le bugie, i goffi tentativi di polizia e media di camuffare e giustificare un assurdo omicidio, forse troverà delle analogie anche se nella capitale italiana gli obiettivi primari non furono i negozi o le vetrine ma i simboli dello stato. Questo la prima sera.

Quello che è successo dopo in altre zone problematiche, Peckham, Brixton, Croydon, Hackney, oltre a posti che non ti aspetti come Ealing o Enfield, invece è stato puro vandalismo messo in atto da persone, giovani e meno giovani, che, avendo visto l’approccio molto “soft” della polizia durante gli scontri di Tottenham, hanno deciso di dedicarsi al vandalismo e al saccheggio quasi si trattasse di un altro lurido video-game.

Perchè si è deciso di contenere, guardare, invece di intervenire con forza? La risposta più gettonata è stata per evitare altra violenza. Violenza genera violenza. Vero, ma nel momento in cui si dà fuoco a case private, si rapina e si saccheggia, forse un coinvolgimento un pò più robusto, parola cara al Primo Ministro David Cameron, sarebbe dovuto avvenire prima.

Per chi come me frequenta gli stadi, in Italia, in Europa e soprattutto, ormai, in UK, questo non agire è stato un pò una sorpresa. Fiore all’occhiello del precedente governo conservatore è sempre stata la sconfitta degli hooligans, veri o presunti, con tattiche repressive a dir poco decise. Un pugno di ferro e delle regole talmente rigide da aver reso molti stadi inglesi assolutamente privi di qualsiasi tipo di atmosfera. Oggi negli impianti non si può fumare, bere alcolici sugli spalti, sei sbattutto fuori se oscuri la visuale a qualcuno dietro di te, se prendi in giro uno steward, rischi la galera e sei bandito dallo stadio se usi linguaggio razzista o omofobico, vai in galera se lanci una moneta, un accendino o un hotdog.

Avendo visto quanto successo nelle strade delle principali città inglesi negli ultimi giorni la solita domanda sorge spontanea. Ma noi tifosi di calcio, perchè ci meritiamo di essere trattati anche peggio di questa feccia?

I discorsi sul disagio sociale per favore lasciamoli da parte. In UK c’è molta gente povera ma anche in altri paesi e senza i sussidi che qui persone giovani o disoccupate possono permettersi. Forse è il numero di gente ricca che provoca invidie, l’eccessivo consumismo, il benessere sbattuto in faccia a tutti, specialmente a chi non lo ha, questa cultura fottuta dell’apparire a tutti i costi che porta gente a sognare, soprattutto i più giovani e deboli, scorciatoie impossibile per arrivare ad ottenere una vita da “celebrity”. I laburisti accusano i tagli alle spese sociali dei conservatori, i conservatori dicono che i loro tagli ancora non hanno avuto effetto e questa società è il risultato di anni di governo laburista, il BNP torna in campo con il loro appello per avere misure e leggi più dure, la polizia si incazza per essere ora capro espiatorio dopo aver solo eseguito degli ordini, comunità intere, come quella turca o curda, sono pronte a scendere in campo e farsi giustizia da sole (o almeno a difendersi), tutti lamentano l’assenza di dialogo con i più giovani che non riconoscono, in un paese che ha voluto fare del politically correct esasperato un modello pericoloso, nessuna autorità, a casa, a scuola o nelle strade.

Sembra che gli stadi siano stati ripuliti, peccato che tutto lo schifo sia rimasto per strada.

Stefano Faccendini

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2 pensieri riguardo “Sempre sul “modello inglese”

  1. Caro Stefano,
    ti leggo sempre molto volentieri e – quasi sempre – condivido le tue opinioni, le opinioni di uno che come me ha vissuto momenti ben migliori rispetto a quelli che sono chiamati a vivere i giovani oggi. Ma non voglio trovare giustificazioni a tutti i costi; anche loro hanno le proprie responsabilità. Pur se innegabile che i modelli e le opportunità che vengono loro offerti sono di qualità indecente, molti di loro (o anche solo una minoranza, ma comunque sempre troppi) poco fanno per migliorare la situazione. Ciò che lamento maggiormente è la mancanza di una coscienza sociale che possa aiutare i ragazzi ad indirizzare i propri (sacrosanti, s’intenda!) furori verso obiettivi costruttivi per le comunità cui appartengoni o, alla peggio, anche solo per se stessi. Troppo ci sarebbe da dire al riguardo e argomentando troppo o troppo poco si rischia una deprecabile demagogia low cost, che – spero – non mi appartiene.
    Purtuttavia ritengo necessaria la costruzione di luoghi in cui i giovani possano confrontarsi e stimolarsi a creare qualcosa di utile per il benessere attuale e futuro, qualcosa che li tenga lontani da alcuni prodotti televisivi che modellizzano il modo di vivere e di pensare coatti (Tamarreide, Jersey Shore, etc.) o che innalzano a personaggi positivi degli autentici malviventi (Romanzo Criminale). Mio figlio non può crescere in un humus dove sia diffuso il pensiero che Vallanzasca era un eroe. Non è ciò che voglio e non lo consentirò mai, dovessi anche trasferirmi in Nuova Zelanda!

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