I soldi danno la felicitá. Forse.

Non fará giocare la sua squadra  come Guardiola, non sará ammirato dalle donne come Mourinho, ma Steve Bruce ha una dote che nel calcio di oggi esibiscono in pochi, la schiettezza. Giá anni orsono si era fatto apprezzare, almeno da me, quando, da allenatore del Birmingham, ebbe da ridire degli spalti del St Andrews desolatamente vuoti in occasione di un incontro di FA Cup. Oggi è tornato a parlare dell’affare Gyan, il suo centravanti ghanese, acquisto record del Sunderland, che la scorsa settimana ha lasciato i black cats per gli Emirati Arabi Uniti dove riceverá la piú che discreta somma di 200mila sterline a settimana per fare i suoi dribbling tra le dune. Non a caso i gatti neri da queste parti portano fortuna.

Ma visto che Bruce nel 2011 aveva giá dovuto sopportare i capricci di Darren Bent, un ex giocatore a cui aveva restituito una carriera dopo il flop al Tottenham, questa volta ha fatto fatica a rimanere zitto.

“Il potere ormai è nelle mani dei calciatori. Per tutta la grandezza e lo splendore della Premier League, soldi ed aviditá sono fuori controllo ormai. Se l’Arsenal non riesce a trattenere i suoi giocatori, dobbiamo accettare che questo possa essere difficile anche per il Sunderland…Capisco chi vuole andarsene per migliorare. L’ambizione è ciò che rende i grandi giocatori quello che sono. É normale, è questo che li rende i migliori. Ma il resto? É guidato da qualcos’altro che io ho difficoltá ad accettare. Se non stiamo attenti alieneremo la gente normale.”

In molti sono alienati da un pezzo, perchè, al contrario di Bruce, se i tifosi decidono di non aver piú a che fare con certa gente possono decidere semplicemente di non tirare fuori i soldi e di non andare allo stadio, mentre all’allenatore del Sunderland lo stipendio lo versano per il discutibile privilegio di allenare certi esempi di grandezza umana.

Come giá detto in un precedente post, lealtá e rispetto sono due parole talmente desuete e fuori moda nel calcio di oggi, due concetti talmente antichi e ammuffiti, che non ci si può stupire piú di niente. Mercato estivo o di gennaio conta poco, ognuno può lasciare in qualsiasi momento rispondendo alla chiamata del miglior offerente. Bastano un paio, anche una se si è fortunati, di stagioni fatte bene per attirare l’attenzione di quei pochi club che possono permettersi offerte impossibili da rifiutare.

Al momento arabi e russi, che risiedano ancora nei loro paesei d’orginine o giá in Inghilterra. Non penso che Bruce debba sentirsi troppo distrutto, alla fine Gyan si era fatto notare piú per performance adatte al carnevale di Notting Hill che per quelle davanti alla porta avversaria. Forse Wenger può avercela un pò con il Manchester City per essersi fissato con Nasri, indispensabile per i Gunners, uno dei tanti alla corte di Mancini.

É incredibile quanto la percezione del City sia cambiata in pochissimo tempo. Fino a qualche anno fa era una squadra simpatica quasi a tutti. Vero, era la classica simpatia che nasceva dal non aver vinto nulla per decenni, dal susseguirsi di allenatori incapaci e presidenti peggiori, da delusioni e retrocessioni ma anche dall’ammirazione generata da tutte queste disgrazie perchè erano comunque salutate tutte e sempre da decine di migliaia di tifosi che nonostante tutto riempivano gli spalti vittime di una cieca e indistruttibile passione. Poi è cambiato il vento. Prima la questione stadio, dal Maine Road all’Etihad Stadium finanziato dal denaro pubblico, poi il violatore dei diritti umani dalla Tailandia, infine gli arabi decisi a comprarsi il titolo costi quel che costi (nel vero senso della parola).

Normale che il braccio intorno alle spalle dei tifosi del City non ci sia piú, sarebbe fuori posto e non gradito. Dope tante sofferenze, dicono, è arrivato finalmente il loro momento, si può capire, peccato nessuno lo abbia detto alla solita truppa di guastafeste dall’altra parte della cittá.

Eppure scommetto che se si chiedesse a qualsiasi tifoso del City di una certa etá, di scegliere un gol tra quello segnato al 95’ da Dickov nella finale play off della Second Division nel 1999 contro il Gillingham o quello di Toure nella finale di FA Cup dello scorso anno, la stragrande maggioranza risponderebbe il primo. Perchè i soldi comprano tanto ma non tutto.

Stefano Faccendini

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