Buona la prima

Era il 1997. Ancora non vivevo in UK ma, come tutti gli appassionati di calcio inglese che conosco, non mi lasciavo sfuggire niente. Qualsiasi notizia, sui giornali o in televisione, che riguardasse una partita, una squadra o un giocatore doveva passare il filtro della mia attenzione e, se meritevole, della mia memoria.

Otto Febbraio 1997: Fans United Day, il primo, ce ne sono stati altri, ma quello mi colpì. Il tifoso di calcio può essere una creatura egoista. Pensa alla sua squadra, raramente ha un minuto per quella vicino se non, nella maggior parte dei casi, per augurarle un qualche tipo di sventura più o meno sportiva. Ognuno è consumato dalla propria passione, dai propri problemi, sogni e speranze che non si ha mai tempo per gli altri. Guardando celebri club andare in rovina uno dopo l’altro di solito il pensiero era “meglio a loro che a me”. Quel giorno, invece, i tifosi del Brighton, che avevano perso la battaglia contro due speculatori senza scrupoli e quindi lo stadio in cui avevano visto la propria squadra giocare sin dal 1902, vollero mostrare al sistema, che quel furto aveva in qualche modo avallato, che i colori e le rivalità si potevano mettere da parte per un qualcosa di più grande, che l’immenso popolo dei tifosi di calcio poteva unirsi e lottare insieme per una giusta causa. Per mostrare solidarietà al Brighton vennero da tutto il Regno Unito, da tutta Europa e oltre. Migliaia di persone, con la maglia della propria squadra addosso, vollero testimoniare con la propria presenza come fossero lì a lottare contro qualcosa di palesemente ingiusto. Certo il Goldstone Ground venne comunque venduto e raso al suolo ma quella reazione, quello stare uniti, quel sentirsi dalla stessa parte, con mille maglie diverse ma con un ideale comune, cambiò le cose, regalò una nuova consapevolezza, gettò le basi per tante future iniziative volte a salvaguardare un mondo fatto di fede e tradizioni attaccato da ogni lato.

Avrei voluto esserci: a qualcuno può venire il rimpianto di aver perso una finale importante, un derby storico, io avrei voluto essere a Brighton v Hartlepool 14 anni e qualche mese fa. Perchè ne parlo oggi?

Perchè ieri è stato il turno del Plymouth Argyle a organizzarne uno. Calciatori non pagati da fine 2010, club in mano agli amministratori, dieci punti di penalizzazione, retrocessione, nuovo allenatore, Peter Reid, che paga le bollette dello stadio e i pullman delle trasferte di tasca sua, staff licenziato, otto sconfitte consecutive in League Two ad inizio stagione subite da una squadra la cui intera rosa, durante la preparazione estiva, era composta da 11 giocatori. Il baratro. Attualmente la città piu’ grande d’Europa a non aver mai avuto un club nella massima divisione, ha un bacino d’utenza potenzialmente molto vasto. Centro più importante del Devon, famoso per essere il porto da cui un gruppo di Pellegrini a bordo del Mayflower salpò e dette il via alla colonizzazione europea di quelli che poi divennero gli Stati Uniti d’America,  Plymouth ha rischiato di veder scomparire la sua squadra di calcio per sempre. Una squadra che solo nel 2007/08 l’allora manager Ian Holloway aveva definito una possibile contendente per un posto nei play off della Championship (la stagione prima era terminata all’undicesimo posto e ai quarti di finale di FA Cup).

Dopo, la crisi. Gli allenatori cambiano, i risultati peggiorano, le entrate attese non si concretizzano, i soldi scarseggiano, i debiti si accumulano, i giocatori emigrano, i tifosi restano, i debiti pure. Solito percorso, solite vittime, innocenti, noi.

Così, sotto la spinta dei tifosi del Brighton, memori di come quella giornata del 1997 riuscì a gettare un po’ di luce dove c’era solo buio, ieri c’è stato un Fans Reunited Day. Non solo il Plymouth ha vinto la prima partita della stagione 2-0 contro il Macclesfield, anche a sorpresa visto il controverso esonero di Peter Reid in settimana, ma sembra che una delle due proposte di acquisto del club sia stata valutata con favore dagli amministratori. Forse il peggio è passato, vedremo i prossimi sviluppi. La brutta notizia, a livello personale, è che ho mancato anche questo appuntamento dal vivo con la solidarietà tra tifosi, troppo poco preavviso, la buona è che ce ne sarà un altro in un paio di settimane, in occasione della partita contro l’Accrington Stanley, definito, nel titolo di un libro dedicato alla sua storia, “the club that wouldn’t die”. Sabato 8/10, Home Park, Plymouth.

Stefano Faccendini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...