Sostanza e apparenza.

Domenica, di nuovo, l’Arsenal ospiterà lo Stoke City. In molti guardano a questa sfida come lo scontro tra due stili di calcio agli estremi opposti. Da una parte Arsene Wenger ed il suo gioco fatto di passaggi in velocità, triangolazioni, cross dal fondo, sovrapposizioni, praticato da un gruppo multinazionale di giovani promesse e giovani campioni, dall’altra un’ammucchiata di scarti delle altre squadre, falciatori di caviglie, amanti del lancio lungo la cui unica tattica è quella di buttare la palla in mezzo all’area avversaria, con i piedi o con le mani (di Rory Delap), e caricare il portiere dell’altra squadra.

Wenger è stato uno dei primi, e Danny Murphy uno degli ultimi, degli addetti ai lavori che hanno avuto da ridire sullo stile apparentemente troppo fisico e aggressivo dello Stoke. Non sono stati i soli, ormai i Potters hanno questa fama anche agli occhi di tutti i tifosi inglesi. Come sempre, a forza di ripeterla, un’opinione diventa una mezza verità. Non che i sostenitori della squadra di Pulis se ne facciano un cruccio, uno dei loro cori più gettonati recita “We play as we want, we play as we want, we are Stoke City and we play as we want” a ribadire che nel loro caso il fine, sopravvivere, giustifica i mezzi, un calcio arcaico.

Ma è vero? Prima di tutto bisogna chiarire cosa si intende per gioco aggressivo: diciamo subito che il terribile infortunio patito da Aaron Ramsey a causa di un’entrata killer di Ryan Shawcross è stato un incidente ed una eccezione. Infortuni gravi si verificano un po’ dappertutto ma quello è rimasto di più nella memoria della gente proprio perchè avvenuto contro lo Stoke, la cui fama di squadra dura era già in divenire. Tony Pulis sa di non avere calciatori che possono giocare come il Barcellona (visto che ormai sembra essere diventato il punto di riferimento e paragone per tutto il resto del mondo pallonaro) o lo stesso Arsenal. Sfrutta le caratteristiche della sua squadra che possono garantirgli di più un risultato positivo. Non si dice sempre che è il risultato che conta? Perchè per lo Stoke dovrebbe essere diverso? Per far divertire gli altri? Se le squadre avversarie patiscono lanci lunghi  a spiovere sul dischetto del rigore, se non sanno come gestire in area i vari Crouch, Huth o Jones, normale che si sfruttino i loro punti deboli. Non penso sia una colpa. E se è vero che il Britannia Stadium è diventato una fortezza per questo tipo di tattiche, è anche vero che giocatori come Pennant e Etherington sulle fasce fanno gioco, dribblano, crossano, la palla lunga che si vuole per forza associare con la formazione biancorossa non è la loro unica risorsa di gioco ma una delle tante.

Per chiudere, spesso non saranno belli da vedere ma per chi non li tifa si tratta di incontrarli un paio di volte l’anno. Di sicuro è una pena sopportabile. Neanche la semifinale di FA Cup vinta 5-0 la scorsa stagione con una prova di gioco eccellente ha convinto i più critici. Io penso che sia ora di dar loro anche qualche merito.

 Stefano Faccendini

2 risposte a "Sostanza e apparenza."

  1. Ti dò ragione al 100%! E’ ora di dare allo Stoke quel che è dello Stoke! Io ammiro la squadra e non mi dispiace il loro gioco… Sarà perché mi sono stufato di sentire gli elogi al Barcellona di Guardiola…

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