Il brutto anatroccolo

Lo spettacolo della Premier League, per usare un linguaggio televisivo, lo scorso weekend non lo ha offerto Chelsea v Liverpool e neanche Man City v Newcastle. Il partitone della giornata è stato, senza dubbio, Wigan Athletic v Blackburn Rovers, un autentico spareggio salvezza giá di novembre, un “six pointer” come chiamano da queste parti tale tipo di incontri. Ha avuto tutto: azioni non stop, entrate decise, falli, cartellini gialli e rossi, rigori, episodi controversi, il secondo gol degli ospiti su calcio d’angolo non battuto, occasioni da rete e gol, tanti, sei. Dico subito di essere contrario alle teorie che squadre limitate tecnicamente non fanno vero spettacolo. Anche gli errori contribuiscono al divertimento, intrattengono, così come poi la voglia degli stessi giocatori che li hanno commessi di farli dimenticare con prestazioni ancora piú sentite. Queste due squadre occupano gli ultimi due posti in classifica. Il Blackburn è lontano parente di quello costruito con dedizione e passione dal suo ex proprietario Jack Walker, quello che vinse la Premier League con Shearer e Sutton di punta. Ora è in mano ai “chicken brothers”, una famiglia indiana che ha fatto fortuna con il commercio dei pennuti, che non sembrano troppo interessati alla sorte del club. Quando cacciarono Sam Allardyce, perchè alla ricerca di un calcio piú attraente e spumeggiante, in pochi pensavano che si sarebbero fermati, nella ricerca del suo successore, a Steve Kean, meno di tutti i loro stessi tifosi. Come Kean possa resistere ad una contestazione così costante, continua e feroce da parte dei suoi stessi fans è allo stesso tempo motivo di meraviglia e, in qualche modo, di perversa ammirazione. Una cosa è l’essere insultato dai tifosi avversari ma dai propri, ogni weekend, deve essere veramente dura, se non altro dimostra un carattere non indifferente.

Dall’altra parte avevamo il Wigan, il brutto anatroccolo della favola English Barclays Premier League. In molti vorrebbero vedere i Latics retrocessi. Le TV prima di tutti forse: il DW Stadium, è sempre mezzo vuoto e non è un bel vedere. La squadra sembra salvarsi sempre per il rotto della cuffia non offrendo quasi mai spunti tecnici degni di nota. Piú che campioni attrae giocatori che altri pensano finiti, sconosciuti o promesse non mantenute. Il loro impianto porta le iniziali del proprietario, di David Whelan, un ex giocatore la cui carriera fu tagliata corta da un infortunio e che rilevò il suo primo negozio di sport e pesca nel 1977 (che poi fece diventare uno dei marchi piú noti tra i negozi di abbigliamento sportivo, JJB).

Quando comprò il Wigan sapeva benissimo che lo sport primario in cittá era giocato con la palla ovale, che non avrebbe attratto grandi folle nè che avrebbe messo su squadre talmente forti da convincere gli appassionati di rugby a sedere intorno anche al campo da calcio. Quando decise di investire nel club nel 1995, l’anno in cui il Blackburn, per il quale aveva giocato fino all’infortunio, vinse il titolo di campione d’Inghilterra, questo si trovava nella vecchia terza divisione, con uno stadio fatiscente, Springfield Park, e una squadra senza futuro. Promise la Premier League, promessa riuscita a mantenere 10 anni piú tardi.

Grazie al suo entusiasmo e all’apporto di giocatori e tecnici o giovani o con qualcosa da provare, nonostante limiti oggettivi di numeri e risorse, il Wigan è arrivato di diritto, con merito, nell’elite del calcio inglese e al momento è ancora una delle poche squadre a poter dire di non essere mai retrocessa dalla massima categoria. Molti tifosi neutri non reputano i “latics” degni di essere dove sono, semplicemente perchè sono pochi e perchè la maggiornanza dei loro concittadini preferisce il rugby. Non credo sia un atteggiamento giusto nei confronti di quelle migliaia, per poche che siano, di sostenitori che comunque li seguono, in casa e, in numero molto minore, in trasferta. Perchè non avrebbero diritto di vivere la loro favola? In Roberto Martinez hanno un tecnico giovane e leale, non lasciò la panchina per andare al Villa quando cercato perchè aveva promesso al suo presidente che avrebbe rispettato il contratto, in Dave Whelan un proprietario che non è ovviamente nel “footbal business” per fare soldi ma per continuare a vivere la passione che il calcio trasmette in prima persona, dopo essere stato costretto a rinunciare a buona parte della sua carriera di calciatore. Ultimamente ha detto di voler un giorno passare le redini del club al nipote, fondare una dinastia di famiglia che dia al Wigan una continuitá nel board essenziale per poter far poi bene sul campo. “Non fa niente se a fine anno retrocederemo – ha detto – ci rimboccheremo le maniche e faremo in modo di tornare subito su. C’è una determinazione radicata in questa realtá che non ho visto da nessuna altra parte. Questo club sará sempre qui per la gente di Wigan” senza mai arrendersi, senza sprecare milioni in grandi nomi che non resteranno mai dopo una stagione decente, senza tradire i principi che quelle poche migliaia di tifosi condividono, impegno e onestá.

Io auguro loro di salvarsi di nuovo, saranno “brutti” da vedere ma continuano ad essere una bella favola.

Stefano Faccendini

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