Dolore

Quando il Leeds United vinse l’ultimo campionato di First Division, prima dell’avvento della Premier League, con un mix di vecchie glorie e giovani campioni, aveva un giocatore che spiccava per maturitá, grinta e classe, Gary Speed. All’epoca aveva solo 23 anni, il mio primo ricordo. Dopo aver abbandonato il club dove era cresciuto andò a fare il capitano dell’Everton, squadra di cui era sempre stato tifoso. Solo due stagioni prima di decidere, senza fare polemiche, di lasciare il Merseyside ed andare al Newcastle di Bobby Robson. A 35 anni Allardyce lo volle come chioccia al Bolton, un leader e un esempio. Con i Wanderers divenne il primo giocatore a sorpassare il traguardo di 500 presenze in Premier League. Rimase fino al 2008 prima di accettare l’offerta dello Sheffield United di cui divenne poi, in un periodo di crisi, anche allenatore. Attaccò gli scarpini al chiodo all’etá di 41 anni. A 42 era giá il tecnico della nazionale gallese. Con i dragoni in carriera aveva guadagnato 85 “caps”, solo il portierone Neville Southall ne vanta di piú. Dopo un avvio incerto anche il Galles sembrava aver piú confidenza, fiducia nei propri mezzi e nei propri giovani come Ramsey e Bale schierati insieme a veterani quali Bellamy e Earnshaw. Una carriera tra campo e panchina senza macchie: Speed è stato un giocatore di sostanza, poche chiacchiere e tanto impegno. Non ha cercato il contratto con lo squadrone, e avrebbe potuto, ma dopo aver vinto da giovane ha seguito piú il cuore che non il portafoglio. Leeds, Everton, Newcastle, Bolton, Sheffield sono piazze oneste, con una tifoseria appassionata che stima professionisti “no nonsense”, con una faccia pulita e un amore per il tackle com’era Speed. Poche interviste ma sempre brillante quando invitato in televisione. Speed era un prodotto di un calcio ormai andato e mai abbastanza rimpianto, mai sulle pagine dei giornali se non in quelle sportive fino a ieri purtroppo. La notizia della sua morte mi ha scosso e rattristato. Pensare che un combattente nato come lui potesse essere così disperato da togliersi la vita, che i suoi silenzi e i suoi sorrisi potessero nascondere un dolore così profondo mi ha colpito nel cuore. È stato un grande. Onore e rispetto. RIP.

Stefano Faccendini

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