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Archive for dicembre 2011

Il Massimo

21 dicembre 2011 4 commenti

Erano anni che non mi sistemavo in poltrona per assistere ad una partita di Premier League trasmessa da Sky Italia. Trovandomi da queste parti, domenica pomeriggio ho deciso di farlo, aspettandomi un discreto spettacolo da Manchester City e Arsenal. È stato strano:  mi ero seduto diffidente, aspettandomi non so perchè il commento di qualcuno a me sconosciuto che non avrebbe trattato con il giusto riguardo un match tanto importante. Invece appena si è aperto il collegamento, le prime parole e i saluti del telecronista hanno avuto l’effetto “risveglio dal coma”. Sapete quando uno riconosce tra mille, tra milioni di voci una che ti appartiene, che ha fatto parte della tua vita, che ha significato qualcosa, che ti ha accompagnato negli anni? Ecco questa è stata la reazione nel sentire Massimo Marianella. Inconfondibile, unico, professionale ma tifoso, serio ma spiritoso, entusiasta ma equilibrato. Un amico, un parente, una presenza rassicurante e continua negli anni della giovinezza e dell’avvicinamento progressivo al football d’oltremanica. E’ una voce che riesce a cullare chi lo ha sempre seguito, una miniera di informazioni, di aneddoti, di storie e leggende. Non penso che nessuno si prepari sulle partite come fa Marianella su quelle di calcio inglese, perchè quello per lui non è piú lavoro, è passione allo stato puro. Marianella non ha bisogno di essere un personaggio, di coniare un suo stile, strillare una frase, ripetere mille volte il nome del giocatore, ululare come un sudamericano, alzare i toni, calcare la voce. Non ha bisogno neanche di qualcuno con cui dialogare per fare il commento tecnico, anzi disturberebbe. Il suo stile è la sua competenza, la sua professionalitá e la sua simpatia. Non cerca audience, cerca appassionati. Sono in tanti e di questi molti sono nati e cresciuti ammirando il calcio dei maestri grazie a lui, al suo entusiasmo contagioso, al suo iniziare una telecronaca come se stesse entrando in un pub e non vedesse l’ora di dire agli altri cosa ha appena scoperto su questo o quel giocatore. Alla fine di 90 combattutissimi minuti ho spento la tv con la netta sensazione di aver passato un’ora e mezza in compagnia di un amico.

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Fever Pitch n.12

15 dicembre 2011 Lascia un commento

Esce, in tempo per Natale, il numero 12 della fanzine Fever Pitch. Come anche l’altra fanza linkata qui a destra, Style Wars, è frutto dell’iniziativa di una persona e della passione di qualche collaboratore entusiasta. Nel mio piccolo cerco di contribuire, amo questo tipo di pubblicazioni e stimo le persone, come Giacomo e Alberto, che impiegano molto del loro tempo per mettere periodicamente insieme delle pubblicazioni originali e di qualitá.

In questa ultima uscita ho voluto toccare un argomento che spero possa generare un po’ di dibattito, sarei curioso. Per ovvie ragioni non posso replicare qui il contenuto di tutto il pezzo ma mi limito a ripetere la domanda di fondo: è stata la Premier League a cambiare il calcio inglese, a farlo diventare, seppur con parte del fascino immutato, moderno oppure l’avvento della Premier League ha solo risposto ad una domanda giá esistente? In seguito agli anni delle tragedie e degli hooligans il governo conservatore aveva deciso di cambiarlo a tavolino, di levarlo alla massa, alla working class, per renderlo un fenomeno piú decisamente middle class, redditizio e commercialmente appetibile. Murdoch ha contribuito a soddisfare questa esigenza ma non è stato lui a generarla. Opinioni?

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Libro

8 dicembre 2011 10 commenti

Sono felice di poter segnalare l’uscita in libreria di quello che reputo un atto d’amore verso un paese ed un calcio unici e inimitabili (e, almeno nel caso di uno dei due autori, anche nei confronti di una squadra). Visto che prima di Natale sono in Italia penso di regalarmelo. Ho avuto la fortuna di conoscere sia Luca che Max e la loro passione per la cultura d’oltremanica è veramente totale. Che la prefazione sia stata affidata a Massimo Marianella è un bonus senza prezzo, per le persone della nostra generazione lui è il calcio inglese. Il suo nome non poteva comparire meglio che in questa copertina. Buona lettura.

London Calling, è il nuovo libro di Luca Manes & Max Troiani, (prefazione di Massimo Marianella) edito da Bradipolibri e parla della storia dell’ARSENAL e di un secolo e mezzo di football all’ombra del Big Ben.
Monarchia, ma anche mode e sottoculture giovanili. Democrazia parlamentare e pure gruppi musicali.
E ancora finanza e musical. Londra è sinonimo di queste e di un’infinità di altre cose. Non poteva allora non essere sinonimo di football. Nella capitale inglese sono state codificate le regole poi adottate in giro per il globo, sono nate la prima federazione nazionale, la prima lega e la prima competizione a squadre. Nessuna città al mondo può vantare così tante squadre professionistiche, così tanti derby, così tanti stadi.
L’Arsenal, la squadra più amata a Londra, vanta in Italia un nutrito numero di fan club.Inoltre, sono decine di migliaia gli italiani appassionati del calcio inglese.

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Il ritorno

4 dicembre 2011 Lascia un commento

Scrivo queste righe mentre il Sunderland è impegnato sul campo del Wolverhampton dell’ex allenatore Mick McCarthy, uno dei tanti che ha inizato bene e poi è stato allontanato per disperazione. In molti, soprattutto colleghi, sono insorti alla notizia dell’esonero di Steve Bruce, lamentando un’industria, quella del calcio, spietata, che non dá tempo, che provoca indicibili tensioni, che giudica nel breve tempo e solo sulla base dei risultati. Tutto vero, se giudicato in un certo contesto, ma Bruce, è innegabile, che non abbia rispettato le attese. L’ennesimo appartenente alla truppa degli ex giocatori di Sir Alex, come Ince, Hughes, McLeish, Strachan, Keane ecc,  che hanno deciso dei seguire le sue orme, ma nessuno con le stesse capacitá, Bruce arrivò nel Wearside con la macchia di essere un Geordie ma con il CV di un manager onesto che era riuscito a fare benino con squadre di piccola-media grandezza. Il Sunderland, con i fondi del proprietario americano Ellis Short, l’appoggio di Nial Quinn, uno stadio e un centro di allenamento tra i piú moderni del paese, una tifoseria compatta e devota, aveva tutte le carte in regola per fare se non un salto, almeno un gradino nella direzione giusta.

Complici anche le partenze inaspettate prima di Bent e poi di Gyan, i Mackems hanno chiuso la stagione scorsa con 14 punti nelle ultime 16 e in quella attuale stiamo ad 11 dopo le prime 13: in totale, esclusa la gara di oggi, Bruce vanta 29 vittorie e 41 sconfitte, tra cui un paio pesanti contro il Newcastle mai perdonate, in 98 partite, i tre punti sono arrivati in meno di un terzo delle gare disputate ed il gioco sembra peggiorare invece di migliorare. Sfortuna? Anche ma non spiega tutto. Se il suo compagno di squadra al Man Utd Keano ha comprato male lui non ha fatto meglio: 70 milioni che hanno portato giocatori mediocri come Gardner, Ji Dong Won, Riveros, Angeleri, Bendtner, Sessegnon e O’Shea solo per citarne alcuni. A proposito di quest’ultimo si può traquillamente aggiungere che il cordone ombelicale con l’Old Trafford non sembra funzionare visto che alla fine i giocatori che valgono Sir Alex li rivuole indietro il prima possibile (vedi Wellbeck). Gli altri o hanno giá dato il meglio o piú di tanto non possono dare. Quindi sarò perdonato se quando ho ricevuto un sms da un mio amico tifoso del Wycombe che diceva “God is coming to Sunderland” ho esultato. Non perchè Bruce aveva perso il lavoro, alle fine forse i Black Cats sarebbero comunque rimasti in Premier, ma perchè con l’arrivo di Martin O’Neill io sono convinto che la stessa squadra, con qualche cambio che di sicuro ci sará a gennaio, arriverá nelle prime 10 e magari prenderá anche sul serio qualche coppa invece di uscire contro Bury, Notts County o Brighton tanto per dirne alcune.

O’Neill, il God a cui si rigeriva il messaggio, è senza dubbio uno dei migliori allenatori in circolazione, di sicuro il migliore che non avesse un lavoro dopo aver abbandonato l’Aston Villa alla vigilia del campionato scorso. I suoi successi con Wycombe e Leicester, ancora prima che con il Villa e senza contare il Celtic, parlano di un professionista che riesce ad ottenere sempre il meglio dai suoi giocatori, che riesce a sorprendere, a regalare non solo speranze ma orgoglio e certezze. Era stato accostato alle panchine del Liverpool, della nazionale inglese e, in un incerto futuro, a quella del Manchester United. In agosto ha rifiutato il West Ham, ora ha l’occasione di allenare la squadra per cui ha fatto il tifo fin da bambino. Gli ingredienti ci sono, mancava chi li sapesse mettere insieme. Buon lavoro.

Categorie:tormentone