Il ritorno

Scrivo queste righe mentre il Sunderland è impegnato sul campo del Wolverhampton dell’ex allenatore Mick McCarthy, uno dei tanti che ha inizato bene e poi è stato allontanato per disperazione. In molti, soprattutto colleghi, sono insorti alla notizia dell’esonero di Steve Bruce, lamentando un’industria, quella del calcio, spietata, che non dá tempo, che provoca indicibili tensioni, che giudica nel breve tempo e solo sulla base dei risultati. Tutto vero, se giudicato in un certo contesto, ma Bruce, è innegabile, che non abbia rispettato le attese. L’ennesimo appartenente alla truppa degli ex giocatori di Sir Alex, come Ince, Hughes, McLeish, Strachan, Keane ecc,  che hanno deciso dei seguire le sue orme, ma nessuno con le stesse capacitá, Bruce arrivò nel Wearside con la macchia di essere un Geordie ma con il CV di un manager onesto che era riuscito a fare benino con squadre di piccola-media grandezza. Il Sunderland, con i fondi del proprietario americano Ellis Short, l’appoggio di Nial Quinn, uno stadio e un centro di allenamento tra i piú moderni del paese, una tifoseria compatta e devota, aveva tutte le carte in regola per fare se non un salto, almeno un gradino nella direzione giusta.

Complici anche le partenze inaspettate prima di Bent e poi di Gyan, i Mackems hanno chiuso la stagione scorsa con 14 punti nelle ultime 16 e in quella attuale stiamo ad 11 dopo le prime 13: in totale, esclusa la gara di oggi, Bruce vanta 29 vittorie e 41 sconfitte, tra cui un paio pesanti contro il Newcastle mai perdonate, in 98 partite, i tre punti sono arrivati in meno di un terzo delle gare disputate ed il gioco sembra peggiorare invece di migliorare. Sfortuna? Anche ma non spiega tutto. Se il suo compagno di squadra al Man Utd Keano ha comprato male lui non ha fatto meglio: 70 milioni che hanno portato giocatori mediocri come Gardner, Ji Dong Won, Riveros, Angeleri, Bendtner, Sessegnon e O’Shea solo per citarne alcuni. A proposito di quest’ultimo si può traquillamente aggiungere che il cordone ombelicale con l’Old Trafford non sembra funzionare visto che alla fine i giocatori che valgono Sir Alex li rivuole indietro il prima possibile (vedi Wellbeck). Gli altri o hanno giá dato il meglio o piú di tanto non possono dare. Quindi sarò perdonato se quando ho ricevuto un sms da un mio amico tifoso del Wycombe che diceva “God is coming to Sunderland” ho esultato. Non perchè Bruce aveva perso il lavoro, alle fine forse i Black Cats sarebbero comunque rimasti in Premier, ma perchè con l’arrivo di Martin O’Neill io sono convinto che la stessa squadra, con qualche cambio che di sicuro ci sará a gennaio, arriverá nelle prime 10 e magari prenderá anche sul serio qualche coppa invece di uscire contro Bury, Notts County o Brighton tanto per dirne alcune.

O’Neill, il God a cui si rigeriva il messaggio, è senza dubbio uno dei migliori allenatori in circolazione, di sicuro il migliore che non avesse un lavoro dopo aver abbandonato l’Aston Villa alla vigilia del campionato scorso. I suoi successi con Wycombe e Leicester, ancora prima che con il Villa e senza contare il Celtic, parlano di un professionista che riesce ad ottenere sempre il meglio dai suoi giocatori, che riesce a sorprendere, a regalare non solo speranze ma orgoglio e certezze. Era stato accostato alle panchine del Liverpool, della nazionale inglese e, in un incerto futuro, a quella del Manchester United. In agosto ha rifiutato il West Ham, ora ha l’occasione di allenare la squadra per cui ha fatto il tifo fin da bambino. Gli ingredienti ci sono, mancava chi li sapesse mettere insieme. Buon lavoro.

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