Conti che non tornano

Quando Kenny Shiels ha portato in vantaggio il Kilmarnock ad Ibrox dopo 12 minuti lo scorso 18 Febbraio, i  50,268 tifosi dei Rangers presenti, accorsi per dare supporto alla squadra nel momento piú difficile della propria storia, erano sicuri di avere di fronte un film giá visto. Gli ospiti che trovano il colpo fortunato ma poi soccombono, inevitabilmente, sotto le bordate dell’armata blu. McCoist si era dichiarato sollevato dal fatto che si tornasse a parlare di calcio giocato e fiducioso in una reazione dei suoi giocatori. La partita è invece finita 0-1 ed i Rangers non hanno creato neanche molte occasioni per riequilibrare la gara. Era evidente uno stato di confusione generale. Non è cosa di tutti i giorni che un club vincitore di 54 titoli nazionali, 33 coppe di Scozia e 26 di Lega piú una Coppa delle Coppe nel 1972 entri in amministrazione controllata. Sono rimasti tutti sbalorditi, soprattutto i tifosi che, per anni, sono stati alimentati dalla solita stampa connivente e compiacente. L’unica fonte indipendente e accurata è rappresentata da un blog che e’ diventato ormai un caso nazionale. L’autore di rangerstaxcase.com, pare tifoso del Celtic, è stato oggetto di insulti ed accuse ma leggendo i suoi post si capisce che è ben informato, documentato e riesce a spiegare in modo comprensibile all’essere umano medio qualche nozione di diritto tributario britannico. La veritá è veritá, non importa da chi provenga.

Per farla, veramente, breve i Rangers sono entrati in “administration” per nove milioni di sterline non pagate all’erario, forse 15, ma con multe ed interessi vari potrebbero arrivare entro la fine dell’anno ad essere in debito di 75 milioni nei confronti dell’HMRC. Come previsto dalla normativa sportiva vigente, alla squadra sono stati dedotti subito 10 punti anche se nella SPL questo ha avuto poco impatto, la squadra di McCoist è infatti rimasta al secondo posto. Molto piú seria sarebbe la punizione in Europa visto che la UEFA non ammette alle proprie competizioni societá che non sono solvibili.

Craig Whyte comprò il club nel maggio 2011, rilevandolo per la cifra simbolica di un pound dal precedente proprietario Sir David Murray, ereditando allo stesso tempo i debiti di 18 milioni nei confronti della Lloyds Bank. Whyte però non usò i suoi, presunti, soldi per coprire questo buco ma chiese alla societá Ticketus di anticipargli una somma pari ai successivi quattro anni di abbonamenti ad Ibrox, indebitando di fatto i Rangers ancora di piú.  Whyte non è stato il primo e non sará l’ultimo cantastorie che vanta grandi ricchezze e un amore incondizionato per la squadra “che ha tifato sin da bambino” che poi deve nascondersi dalla reazione delle persone che ha illuso e poi tradito.

Ma la domanda che ora in molti si fanno, e che decine e decine di migliaia di tifosi di altre squadre britanniche si sono fatti in precedenza, è: come ha fatto ad avere via libera nell’acquisto del club? Se alla stampa aveva dichiarato di non voler rispondere a domande riguardanti i suoi affari ed il suo business, sempre poco chiari, di certo a qualcuno deve aver offerto delle garanzie. In UK esiste il Fit and Proper test, introdotto nel 2004, che in teoria dovrebbe proteggere le societá calcistiche dalle scalate di persone senza scrupoli interessate soltanto ad un veloce investimento in grado di poter generare qualche facile ricavo (spesso la vendita dello stadio e del terreno su cui sorge).

È evidente che la regola vada rivista, se in principio è stata un’ottima innovazione di fatto ha fallito nella sua funzione di deterrente nei confronti degli speculatori.

Mentre i Rangers alzavano bandiera bianca in Scozia, molto piú a sud del Vallo di Adriano, il Portsmouth doveva ricorrere all’amministrazione controllata per la seconda volta in due anni. I Pompey giá avevano il discutibile record di essere stata la prima formazione di Premier League ad accedere ad una procedura concorsuale, ora dopo il fallimentare periodo passato sotto Vladimir Antonov, per il quale il governo lituano ha chiesto l’estradizione, ci sono ricascati. Dopo la vittoria di FA Cup e l’addio di Harry Redknapp, sempre troppo puntuale nell’abbandonare la nave quando sta per affondare, il Portsmouth si ritrovò con quasi 130 milioni di debiti. Anche in quel caso amministratori chiamati a gestire la situazione, giocatori svenduti, personale dimezzato, creditori non pagati, meno dieci punti, retrocessione. Una promessa, di non farlo piú. E invece la stituazione è di nuovo sfuggita di mano, il club è stato definito come uno di Championship con costi da Premier.

Questa volta i dieci punti di penalizzazione potrebbero portare la squadra addirittura in League One. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui al Fratton Park giocava il Milan in Europa League, sembrava un sogno, ora, per molti, può trasformarsi in incubo.

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