Tackles

La settimana scorsa il derby del Nord-Est ha offerto tutto quello che si può chiedere ad una partita del genere: agonismo, occasioni, rigori, segnati e sbagliati, espulsioni, adrenalina, odio palpabile sugli spalti e, soprattutto, tackles come non se ne vedevano da anni.

I contrasti decisi, onesti e anche duri ma mai cattivi, per me fanno spettacolo come un gol da cineteca o una parata da leggenda. Sono un po’ il segno di quel calcio che non c’è piú, prima vittima sacrificale di un sport ormai quasi privo di contatto fisico volto a proteggere campioni come Messi, a cui non ci si può neanche avvicinare o tirare la maglia.

Voglio celebrare l’arte del tackle con un podio particolare:

1 – Non era passato neanche un minuto al St James’ Park, il nome imposto dal proprietario obeso neanche lo considero, quando Lee Cattermole, quattro rossi e 28 gialli in 67 presenze di campionato con il Sunderland, si è lanciato in un tackle a forbice su Cheik Tiote che avrebbe visto un rosso diretto fosse avvenuto qualche minuto dopo. Sono anni che in Premier giocatori vanno a fare la doccia per molto meno. L’entrata di Cattermole aveva un sottotitolo palese, diceva “vi odio”. Questo è stato un tackle nato dalla tensione pre-partita, dalla frustrazione della sconfitta dell’andata, dalla rivalitá esistente tra le tifoserie. Il fatto che sia stato solo ammonito ha, tra le altre cose, “settato” lo spirito dei rimanenti 89 intensissimi minuti. Link

2 – Primi minuti di gioco della finale di FA Cup tra Liverpool, squadrone dominante in patria e, prima di essere squalificato per i fatti dell’Heysel, anche in Europa, e Wimbledon, la Crazy Gang, gli undici matti del sud di Londra che non rispettano niente e nessuno. Considerati da molti indegni di calpestare lo stesso campo degli uomini di Kenny Dalglish, in teoria non hanno una speranza in paradiso contro i Reds. L’hard man del Liverpool all’epoca è Steve McMahon che riceve palla a centrocampo dopo pochi minuti. Vinnie Jones lo punta (Link) e prima che il nazionale inglese riesca a disfarsi del pallone gli sega le gambe.  Non solo il finto gallese dei Dons non riceve neanche un’ammonizione ma McMahon si rialza e se ne va come se quello fosse stato un tackle normale.Tanto di cappello. Il sottotitolo di quell’intervento è “non ti temo, oggi sono c.zzi tuoi”. Il Wimbledon conquistò la coppa in una delle sorprese piú grandi nella storia della competizione.

3 – Quarti di finale di Coppa Campioni 1987-88, erano anni in cui anche le squadre scozzesi riuscivano a dire la loro. Si affrontano Rangers e Steaua. La squadra di Glasgow, ora sull’orlo del fallimento ma all’epoca in grado di tesserare campioni inglesi dell’era pre-Premier, deve recuperare lo  0-2 dell’andata. Le cose si mettono male. A centrocampo Graeme Souness, a detta di avversari e compagni uno che non faceva prigionieri, si allunga troppo la palla. Un giocatore dello Steaua ha l’audacia di cercare di fermarlo. Lo scozzese si disinteressa completamente del pallone e gli entra a gamba tesa sul ginocchio. Link. Da brividi. La cosa buffa è vedere Souness a terra gridare “Look!” all’arbitro indicando un punto imprecisato della sua caviglia per cercare di confondere la veritá dell’assassino. Il sottotitolo di quelo tackle era “io esco dalla coppa, tu esci dal campo in barella”.

Ora, in nessun modo si vuole celebrare la violenza nel calcio e infatti in tutti e tre i casi citati nessuno si è fatto male. È capitato e capita che giocatori subiscano infortuni seri a causa di contrasti duri ma quello che vediamo oggi è una copia del calcio che abbiamo imparato ad amare, quello in cui darsele era parte dello spettacolo. Come ai tifosi viene negato di fare colore sugli spalti ai calciatori si vieta di farlo sul campo. È il trionfo dell ‘Health&Safety. Ma si è esagerato.

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