Europa League

Ho trovato su vari siti una frase attribuita a Rory Delap, centrocampista dello Stoke City dalla rimessa laterale olimpionica, la piú lunga dai tempi di David Challinor del Tranmere, che a proposito dell’Europa League ha detto: “…magari non piacerà a tutti ma noi ci troviamo benissimo. Spalato sembrava una zona di guerra con i fuochi d’artificio che esplodevano ovunque. Sono state accese diverse torce anche negli altri stadi che abbiamo visitato finora (Thun, Kiev). Non so come riescano a far entrare quel materiale, ma i tifosi hanno contribuito a creare un’atmosfera spettacolare. È per questo che giochiamo a calcio. Se non si potessero assaporare notti come queste, non ci sarebbe davvero motivo per giocare”.

Mai stato piú d’accordo e per fortuna non sono stato il solo. Mentre le squadre del campionato spagnolo, francese o italiano snobbano la competizione a priori dopo aver lottato un campionato per centrarne la qualificazione, l’Athletic Bilbao, club molto basco e molto poco spagnolo, è arrivato contro ogni pronostico ai quarti di finale della competizione. Nel turno precedente hanno fatto fuori addirittura il Manchester United probabilmente ancora stordito dalla “retrocessione” dalla Champions. Per una volta si potrebbe anche puntare il dito contro Alex Ferguson, reo di aver sottovalutato il girone di qualificazione e di essere uscito contro un Basilea che ha mostrato poi il proprio valore nelle due partite contro il Bayern. Quanto ai Red Devils importasse dell’Europa League non lo sapremo mai ma la formazione scesa in campo all’Old Trafford nella gara di andata era quella titolare. In 180 minuti i baschi hanno dato ai “maestri inglesi” una lezione di calcio. Chi scrive non ha simpatia per le squadre di Manchester, a parte l’ FC United, ma in Europa sempre meglio vedere una formazione inglese arrivare fino in fondo piuttosto che altre. Eppure vedere i Leoni lottare con i colori dell’Ikurrina all’OT e poi ripetersi una settimana dopo al San Mamès mi ha dato speranza, è stata una di quelle cose che fanno bene al calcio.

Da una parte, per quanto leggendaria e di successo, c’era una squadra plurimiliardaria e plurindebitata, posseduta da una famiglia di americani assetati di soldi, concentrata su una dimensione di marketing globale e molto distaccata dalla realtá locale da cui molti tifosi si sentono sempre piú alienati. Dall’altra ce ne era un’altra che senza realtá locale semplicemente morirebbe. L’Athletic in Spagna non è tifato da molte persone fuori dai Paesi Baschi. Nelle sue fila ammette solo giocatori baschi, di discendenza basca o cresciuti in loco. Posseduta dai soci che eleggono il presidente, soltanto da poco ha ammesso uno sponsor sulle maglie, ovviamente basco. Nel mondo i romantici che seguono questo sogno di purismo regionale e di onesto rifiuto al calcio moderno non sono molti. La stragrande maggioranza guarda a quell’angolo d’Europa come ad un relitto di tempi che furono, al villaggio di Asterix e Obelix che resiste all’Impero Romano. Il loro affidarsi quasi interamente ai prodotti del vivaio di Lezama è la prova che evitare di spendere centinaia di milioni per mettere insieme una buona squadra non è utopia. L’unidici di Sir Alex all’andata vantava solo l’eterno Ryan Giggs e Jonny Evans cresciuti nel vivaio, il resto è arrivato nel Lancashire a seguito di piú o meno costosi trasferimenti.

Vero, era solo un ottavo di finale di Europa League, la figlia bastarda che la UEFA vorrebbe affogare per concentrare tutti gli sponsor sull’unica creatura che ama, la Champions, ma vi chiedo, chi erano i tifosi fortunati l’altra sera? Quelli che vedono la propria multinazionale di miliardari ricattatori (ricordiamoci che Rooney stava per andare al City e solo un’offerta di, sembra, 200mila sterline a settimana gli ha fatto giurare amore eterno allo United) vincere trofei anno dopo anno, o quelli che aspettano di vincere anche qualche decennio ma con giocatori che sposano un ideale di terra e di appartenenza?

4 risposte a "Europa League"

  1. ”la formazione scesa in campo all’Old Trafford nella gara di andata era quella titolare”

    No,non lo era.
    Basta andare a rileggerla per rendersene conto.

    Quanto al discorso sull’Athletic…bah,si,portano avanti questo loro utopistico progetto che però non ha alcun senso e ragione di esistere se non nel mondo delle idee.
    Purtroppo o per fortuna siamo sul pianeta Terra.
    Chi gioca ostinatamente (non si sa perchè,a qual scopo) solo con gente locale non ha motivo di essere lodato più di chi lo fa (anche) con giocatori comprati.

    Una qualunque altra squadra è meno degna di esitere di loro solo perchè dà anche lavoro a chi è nato fuori dalla sede della società?

    Mah,io ci vedo un fondo di razzismo nel non voler accettare chi proviene da territori un tantino più lontani.

    Cosa vogliono dimostrare?
    Di poter vincere anche con solo gente autoctona?

    Non mi pare che vincano ma,anche lo facessero,per me non sarebbero da lodare di più di altre società che vincono seguendo altre politiche.

    1. Io l’ho riletta, bisogna vedere tu cosa giudichi formazione titolare. Considerando gli infortuni ripetuti dei due centrali, io lo United l’ho visto schierare formazioni molto peggiori anche in campionato. Senza essere pignoli il senso della frase era che era stato schierato un undici di tutto rispetto.
      Il discorso sull’Athletic e’ un mio pallino, lo ammetto. Ma visto che siamo su un blog e sul blog non devo rispettare linee editoriali imposte, scrivo le mie opinioni personali accettando ben volentieri le critiche.
      Per me non hanno un merito, ne hanno mille. Utopia? Dipende da quello che uno cerca. Io preferirei avere la Roma con 11 romani a fondo classifica piuttosto che una squadra di campioni che vince lo scudetto per contratto. Io rispetto la tua opinione ma e’ ovvio che abbiamo un modo diverso di guardare il calcio. Hanno il merito di produrre campioni su campioni, hai idea di quanti giocatori baschi esistano in primera, di quanti arrivino in nazionale? Lezama, unica vera fonte di sostentamento del club, e’ una fucina di campioni. Per me il puntare sui giovani come filosofia e’ piu’ nobile dell’approccio arabo/russo, compro tutti perche’ voglio vincere. Il Celtic che vinse la Coppa Campioni nel 1967 aveva tutti giocatori nati nel raggio di poche miglia dal Celtic Park. Per me quello e’ un sogno. Mi dirai che il 1967 e’ preistoria e sono d’accordo con te e che dovrei guardare al futuro e non al passato. Non ci riesco, io sono innamorato del passato di questo sport e diffidente verso il futuro, il titolo del log non mente. Io sono un nostalgico uno che vede in questo approccio regionalista non la punta di razzismo che ci vedi tu ma la poesia dell’orgoglio di un popolo domato solo sulle cartine geografiche.
      Il punto e’ sempre lo stesso: a quei tifosi non importa vincere, anche se quest’anno in finale di coppa con il Barcellona se la giocano, o non importa tanto quanto mantenere le tradizioni del club. Non penso si possa fargliene una colpa, no?

  2. Allora,andiamo per ordine.

    – La formazione dello United era non delle peggiori,ma non la migliore possibile,visto che sono stati tenuti volutamente a riposo Ferdinand,Carrick,Scholes e Welbeck,tutti titolari nelle ultime settimane.
    Era una precisazione,una pignoleria se vuoi,ma per me doverosa perchè il lettore non pensi effettivamente che il nostro centrocampo titolare prevede Jones e Park….
    Sono state fatte delle scelte per salvaguardare il cammino in Premier,evidentemente.

    -Si,visioni diverse,direi.
    Lo dico dalla frase sulla Roma.
    Io voglio che la mia squadra vinca,se sta in fondo classifica con gente locale in campo me ne faccio poco.
    Scusa lo scarso romanticismo,ma per me è così.
    Ma attenzione,non sto dicendo che vedere mercenari in campo sia bello,che non preferirei gente legata al club,ma non capisco perchè questi non possano essere anche nati altrove.
    Vedi ad esempio Giggs:se lo United adottasse la politica dell’Athletic non lo avrebbe mai considerato,perchè è nativo di Cardiff,ma è da sempre un tifoso United e dà l’anima (da oltre 20 anni) in campo.

    Il discorso sulla ‘produzione’ di campioni lo capisco,non dico che non sia auspicabile per ogni club,però io critico il modo unidirezionale di gestione dell’Athletic.
    Per me non ha semplicemente senso,nè ieri,nè oggi,nè tantomeno domani.
    Mi spieghi che c’è di male se nel club giocassero anche un paio di catalani e castigliani?

    ”Per me il puntare sui giovani come filosofia e’ piu’ nobile dell’approccio arabo/russo, compro tutti perche’ voglio vincere.”
    — E io sono d’accordissimo,infatti critico ogni estremismo,non volevo certo esaltare il modello Manchester City.
    Ma lasciamo stare la ‘nobiltà’:tutto ciò che è nelle regole è lecito.Esiste solo il lecito e ciò che non lo è,poi è questione di gusti.
    Io sono per un giusto compromesso tra le due filosofie,ed è un po’ quello che fa lo United:punta sui giovani del vivaio,li compra anche da altri club,e spende quello che serve per completare la squadra.

    Quel Celtic era una squadra straordinaria,ma non più di questo.
    Cioè:se avessero vinto anche con un ragazzo gallese cosa avrebbero fatto in meno?
    Sarebbero stati meno meritevoli?
    Io dico di no.

    Oltretutto,il caso dei baschi è tutto particolare,si intreccia con la storia delle genti di quella regione spagnola,e non è perseguibile,perchè avrebbe ancor meno senso,dalle altre società.Che pure avranno il sacrosanto diritto di vincere a modo loro,in un modo evidentemente diverso,ma che io non definirei meno ”nobile” o giusto.

    Saluti

  3. Per concludere,in risposta alla tua domanda finale:no,naturalmente,non gliene faccio una colpa.
    Ognuno per me,nel rispetto delle leggi e degli altri,agisce come vuole.

    Però che non mi si faccia la morale,questo sì,mi sento di chiederlo.

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