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Rigori

29 maggio 2012 2 commenti

Sará stata la partita poco spettacolare e l’ennesima saga dei rigori ma questa volta ho lasciato Wembley un po’ perplesso. I 52mila spettatori non erano pochi ma lo sembravano dentro un impianto così grande. I prezzi di programma, sei sterle, birra, all’interno solo bottigliette di plastica Carlsberg a 4.65, e cibo, neanche avvicinato, ti fanno sentire letteralmente un pollo da spennare, per non parlare del  sempre piú esoso costo del biglietto di entrata. E poi i cappelli da giullare, le facce colorate, le sciarpe legate in fronte, la musica a tutto volume fino al calcio d’inizio e durante l’intervallo. Diciamo che tutta la cornice, purtroppo vista e rivista nella “venue of legends” con colori diversi, si ripete e non è sempre un bel vedere. Normale che un appassionato sia tentato e ceda, probabilmente il prossimo anno avrò dimenticato questa fastidiosa sensazione, ma ciò non toglie che sulla Metropolitan Line al ritorno mi sia chiesto, per la prima volta, se ne fosse valsa la pena.

Per la cronaca su 90 minuti di tempi regolamentari, 70 sono stati piatti al limite della noia mortale. Le squadre di Danny Wilson, ormai si è capito, favorite o no, nelle finali dei play-off cadono in letargo. Per l’ex centrocampista dello Wednesday questa è stata la terza sconfitta sotto l’arco. L’Huddersfield dal canto suo ha giocato leggermente meglio e ha creato decisamente piú occasioni anche se l’uomo piú atteso, Jordan Rhodes, ha inseguito la sua ombra per tutto il pomeriggio, senza curarsi della porta avversaria.

Dopo 120 minuti a reti bianche, ai punti avrebbero vinto gli uomini di Grayson, i rigori che non ti aspetti: dopo i primi tre calci dal dischetto per parte solo lo United ne aveva realizzato uno. Da lì in poi hanno segnato tutti tanto che anche io ho cominciato a fare stretching sugli spalti nel caso fosse toccato anche a tifosi e spettatori neutri. Alla fine erano rimasti i due portieri con il risultato fisso sul 7-7. Uno segna, l’altro lo calcia come un rinvio da fondo campo, il pallone sará finito nel back garden di qualche casa a Chesham.

Dispiace per Simonesen, forse dei suoi quello piú decisivo e in forma, ma ad un portiere non si può rimproverare di non saper battere i rigori, non è una qualitá che di solito si considera quando si ricerca un estremo difensore sul mercato.

Alla fine, se si considerano le ultime stagioni, l’Huddersfield ha decisamente meritato la promozione ma  concentradoci solo sull’ultima il fatto che lo United non sia salito sa di beffa per i suoi tifosi.

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Bilanci

21 maggio 2012 4 commenti

Nonostante manchino ancora un paio di spareggi per mettere la parola fine, è ora di fare un breve bilancio della stagione 2011/12. Probabilmente era dalla vittoria di Anfield ad opera dell’Arsenal nel 1989 che non si viveva un finale di stagione così rocambolesco e avvincente nella top division. Non tanto per il risultato richiesto al City, una vittoria casalinga contro un QPR che fuori casa era stato fino ad allora imbarazzante, ma per come è maturato. Dati per sicuri i tre punti dello United, gli uomini di Sir Alex difficile che tradiscano quando hanno una chiara missione da compiere, toccava al City non rovinare tutto facendosela addosso proprio sul piú bello. Invece sembrava proprio che la partita avesse preso quella piega. Illusione e disperazione. Quando gli ospiti sono rimasti in 10 per l’espulsione di, chi altri, Joey Barton, sembrava che alla truppa allenata da Mancini non toccasse che una formalitá. E invece a tempo scaduto il risultato li vedeva soccombere 1-2. Ora, cosa sia successo nell’Olimpo del calcio non è dato saperlo ma qualche dio si è divertito a giocare con le coronarie dei tifosi. Vincere un campionato contro i tuoi acerrimi nemici con un gol in pieno recupero va oltre ogni immaginazione, neanche Nick Hornby avrebbe scelto un finale tanto surreale per un suo romanzo.

Rimangono le polemiche sugli illimitati fondi arabi, sul titolo comprato da parte del Man City e non conquistato, costruito sul campo. Si disse la stessa cosa del Blackburn di Sir Jack Walker  17 anni fa, non se ne ricorda piú nessuno.

Alle spalle delle due formazioni di Manchester si affermano i club vicini del nord di Londra. L’Arsenal deluderá anche i suoi tifosi ma non manca mai un podio, il Tottenham ha pagato le chiacchiere che volevano, a quanto pare senza fondamento vista la scelta finale, Redknapp sulla panchina della nazionale inglese proprio quando stava esprimendo il miglior calcio della Premier. Per terminare il discorso sulle squadre della capitale e la Champions, non si può non riconoscere il miracolo Chelsea. Roberto Di Matteo avrá ancora molto da dimostrare come tecnico ma di sicuro ha dimostrrato di essere una persona intelligente. Ha rispolverato un approccio difensivo che Villa Boas aveva letto forse solo nei libri di storia e ha ridato il potere ai senatori, a quella spina dorsale che in molti avevano messo in dubbio, compreso chi scrive, e che invece, con un colpo di coda e di carattere, ha permesso al trofeo continentale piú ambito di arrivare finalmente a Londra. Cech, Terry, anche se ha mancato la finale e solo per colpa sua, Lampard e Drogba sono stati protagonisti dall’inizio alla fine. Hanno Lasciato la Premier i Wolves, folle licenziare McCarthy per lasciare la squadra in lotta per non retrocedere ad un allenatore, Terry Connor, senza alcun esperienza, Blackburn, ammirevole il coraggio di Kean e della societá che prima gli dá fiducia e poi lo esonera a discesa avvenuta, e, con qualche sorpresa il Bolton di Owen Coyle, lui riconfermato anche in Championship.

Le sorprese: di sicuro il Wigan di Roberto Martinez, rimasto tra i “grandi” contro ogni pronostico, il cui valore era stato dimostrato anche quando era allo Swansea, continuato poi a prosperare sotto Brendan Rodgers. I gallesi hanno spesso dato lezione di gioco, venendo nominati in articoli insieme al Barcellona in quanto tra i piú abili in Europa nei passaggi e nel possesso palla. Infine il Newcastle; nonostante il presidente, Alan Pardew ha effettuato un mezzo miracolo al St James’, vedremo se l’anno prossimo Martin O’Neill sará in grado di emularlo a pochi km di distanza. Tra le sorprese negative la medaglia d’oro va al Villa. Randy Lerner ha dato fondo al credito che aveva accumulato negli anni con i tifosi ingaggiando Alex McLeish, ex allenatore dei rivali cittadini del Birmingham. Fosse stato Mourinho, forse la scelta avrebbe avuto un senso, ma parlando di un tecnico che ha guidato praticamente i Blues in Championship non si è veramente capito quali qualitá misteriose l’americano avesse visto nell’ex giocatore dell’Aberdeen. Ed infatti con i Villans finiti pericolosamente vicini alle ultime tre è arrivato l’esonero, chi dice che i tifosi non capiscono di calcio dovrebbe prendere questo come esempio per ripensarci. Dietro al Villa non può non piazzarsi il Liverpool. E mi intriga vedere come su internet si voglia commentare con sorpresa l’esonero di Dalglish. Nessuno toglierá allo scozzese l’affetto e la stima del popolo dei Reds ma lui, come tanti altri ancora alla disperata ricerca di un ultimo contratto, dovrebbero capire quando è ora di farsi da parte. O ti fai una tirata di 30 anni in panchina, come Ferguson, o se preferisci abbandonare per giocare a golf poi è meglio rimanerci. Il Liverpool è spesso apparso con le idee confuse e se Dalglish ha terminato la stagione, al contrario di Hodgson lo scorso campionato, è stato solo grazie al suo cognome e al suo prestigio sulla riva rossa del Mersey.

Salgono dalla Championship Southampton, secondo, e West Ham, via play off, entrambi dati tra i favoriti alla partenza, mentre ha stupito il cammino del Reading. McDermott è destinato ad una grande squadra, resta solo da vedere da quando.

Mentre vengono promossi i Saints fa tristezza vedere i Pompey andare in direzione opposta. Come giá detto su questo blog la colpa non è certo degli attuali giocatori o della piazza, si pagano gestioni allegre e debiti accumulati in precedenza. Charlton e Sheffield Wednesday tornano nella serie cadetta, il terzo posto sará un affare tra Sheffield United, privato dalla giustizia di Sua Maestá dei gol del bomber Ched Evans proprio in volata finale, e l’Huddersfield di Jordan Rhodes, 40 reti in 44 presenze quest’anno ma a quanto pare not good enough per Roy Keane quando era all’Ipswich.

Approdano in League One Swindon, Shrewsbury e il sorprendente Crawley in attesa dello spareggio di domenica prossima tra Cheltenham e Crewe.

Dopo mille vicissitudini un applauso allo York City che torna in Football League alle spese del Luton Town, sconfitto nei play off per il secondo anno consecutivo, insieme al Fleetwood Town, per la prima volta nel calcio professionistico. Le malelingue parlano di un altro Crawley, squadre che nelle serie minori hanno delle capacitá finanziarie talmente importanti,e non sempre trasparenti, da vincere il campionato a mani basse. Vedremo. Abbandonano i professionisti Hereford e Macclesfield.

Ultime note: il Wimbledon ha terminato con onore il primo campionato nella Football League dal fattaccio di MK. L’FC United di Manchester ha perso la finale dei play off e rimane al sesto gradino della piramide.

Oltre il Muro di Adriano il Celtic penso abbia vinto il primo di una serie di titoli per mancanza di avversari. Con i Rangers vicini al fallimento e costretti a vendere giocatori per ripianare le perdite non si vede onestamente da dove possano arrivare i futuri antagonisti. Non credo che il Motherwell possa rappresentare una minaccia seria nè lo saranno le formazioni di Edimburgo. Nella finale di Coppa di Scozia, per la cronaca, gli Hearts hanno battuto gli Hibs, finiti penultimi sopra il retrocesso Dunfermline, 5-1. Il calcio scozzese è da rifondare, vediamo se prima della prossima stagione si riuscirá a prendere qualche decisione sensata e volta a salvarlo.

Prima delle ferie gli Europei. Cosa aspettarsi dalla prima squadra inglese che lascia l’aeroporto di Luton senza nessuna aspettativa di vittoria? In molti firmerebbero per un passaggio al secondo turno. Hodgson non ha convinto tutti ma il torneo continentale è sempre ricco di sorprese, basti ricordare la Danimarca nel 1992 e la Grecia nel 2004. Certo non è detto che la cosa si ripeta però…

Categorie:Attualitá

Ritorno al passato

6 maggio 2012 Lascia un commento

Nel 1825 Darlington divenne famosa per essere una delle fermate lungo il  primo tragitto ferroviario per passeggeri al mondo. La città, cresciuta molto in importanza durante l’epoca vittoriana, grazie anche all’operosità della comunità quacquera, contava sul cricket come primo sport e come primo intrattenimento a metà del XIX secolo. Verso il 1860 il calcio cominciò a prendere piede, nel 1883 si decise di fondare un club che potesse tenere testa agli altri della zona. Il Darlington Football Club nello stesso anno iniziò a giocare nello stadio di Feethams, fino ad allora usato solo per il cricket.

Feethams, capacità 8500 posti, rimase la casa dei Quakers per 120 anni. Situato vicino al centro della cittadina del Nord Est, prima di essere mandato in pensione non si riempiva neanche a metà. A parte due stagioni nella vecchia Second Division negli anni ”20 il Darlington ha sempre vivacchiato tra i dilettanti e gli ultimi due gradini della Football League. Una vita non gloriosa ma dignitosa, orgogliosa delle proprie radici, forte dei legami con la propria comunità. Fino al 2003.

Nel 1999 un ex pluripregiudicato diventato miliardario, George Reynolds, decise di comprarsi il club. Come tante altre persone che scambiano una squadra di calcio per un capriccio del proprio ego, Reynolds, all’apice della sua fortuna volle per forza far parte di quel mondo. Comprò il Darlington, allora come quasi sempre impegnato nell’ultimo gradino del calcio professionistico inglese, e proclamò, come tanti altri megalomani, di voler portare la sua squadra “del cuore” in Premier League. Non ci riuscì ovviamente. La promessa che mantenne fu, invece, quella del nuovo stadio.

Attaccato all’autostrada, chiunque sia andato a Middlesbrough da Londra in macchina non può non aver notato la cattedrale nel deserto, l’umilmente battezzato Reynolds Arena era un impianto da 25mila posti. Nonostante l’ex ospite delle regie galere di sua Maestà avesse ripianato i debiti, costruito un futuro e promesso acquisti importanti, poi saltati per diversi motivi, Gascoigne e Asprilla su tutti, i tifosi non potevano non chiedersi chi avrebbe riempito i rimanenti 21\22 mila posti oltre la media spettatori dell’epoca da lui gentilmente regalati.

L’impianto non era aperto da neanche un anno quando colui che gli aveva dato il nome era tornato dietro le sbarre. Da allora il Darlington è entrato in amministrazione tre volte, è retrocesso prima in Conference e poi, qualche settimana fa in Conference North. Il numero di spettatori negli anni ha raramente superato le 2000\2500 unità a parte qualche gara con i rivali storici dell’Hartlepool, il panorama che si presentava a chiunque si presentasse in quello che è diventato negli anni New Stadium, Williamson Motors Stadium, Darlington Arena, 96.6 TFM Darlington Arena, Balfour Webnet Darlington Arena, Northern Echo Darlington Arena, era triste e desolante. Le manie di grandezza di un magnate improvvisato avevano regalato ai tifosi dei Quakers una prigione di plastica con dei costi di mantenimento stratosferici e totalmente fuori portata, considerando i magri bilanci della società.

Dopo l’ennesimo periodo di amministrazione controllata, le solite delusioni, l’inevitabile retrocessione, l’appello ai tifosi, la formazione di un trust, è stato finalmente annunciato che il Darlington FC lascerà il Whatever Stadium e cercherà ospitalità nei dintorni della zona dalla prossima stagione.

Per molti potrebbe rappresentare un passo indietro. Per i Quakers sarà probabilmente il primo atto della rinascita.

Categorie:Attualitá

Sul filo di lana

1 maggio 2012 Lascia un commento

Lo so, parlare di derby nel calcio inglese questa settimana richiama automaticamente quello giocato ieri sera a Manchester. Guardato in tutto il mondo da quasi un miliardo di persone, non è stato un grande spettacolo in campo. Lo United non ha lottato come ci si aspettava che lottasse, soprattutto nel secondo tempo, il solito Paul Scholes l’eccezione. Lato City è stato bello vedere l’entusiasmo del pubblico, meno la mimica di Mancini a bordocampo.

Rimangono 180 minuti di gioco, di fiato sospeso, di sonni agitati, esattamente come a poco più di 40 km di distanza. A Sheffield ne basteranno 90 a regalare gioia e delusione in parti uguali il prossimo weekend. Certo in ballo non c’è il titolo di campioni d’Inghilterra ma il ritorno nel calcio che conta, visto che molti considerano la Championship l’anticamera del paradiso. Dopo 45 estenuanti partite, Sheffield United e Wednesday si trovano alle spalle del Charlton già promosso, con un punto a tenerle separate. Sabato entrambe si troveranno di fronte formazioni già retrocesse ma vuol dire poco. In Inghilterra non ci sono giochi preziosi o tentazioni di scambiarsi favori quando non si ha niente per cui giocare, perchè qualcosa per cui giocare c’è sempre, la dignità. Le Blades andranno a Exeter mentre le Owls ospiteranno il Wycombe. Dopo l’allontanamento di Megson da parte dello Zamparini d’oltremanica, Milan Mandaric, subito dopo la vittoria nel derby, molti tifosi dello Wednesday si sono grattati la testa senza trovare una risposta. Dave Jones è sicuramente un allenatore bravo ed esperto ma non sembrava il momento giusto. Eppure l’ex manager del Cardiff ha dato nuova linfa alla squadra, nove vittorie e tre pareggi in 12 partite non è record da poco, mentre lo United allenato dall’ex Owl Danny Wilson ha risentito forse della condanna a cinque anni per stupro del loro bomber Ched Evans. Mentre il gallese lottava nelle aule di tribunale, i suoi compagni hanno messo insieme un solo punto nelle due ultime giornate consentendo il sorpasso ai rivali cittadini. Una delle due salirà di diritto, l’altra sarà condannata alla lotteria dei play off che di solito non premia mai chi meriterebbe.

Per chiudere questa settimana thriller del calcio inglese saluto la nomina di Roy Hodgson come nuovo allenatore della nazionale. Visto che Capello ha di nuovo deciso di fuggire, sta diventando un serial quitter, peggio di Kevin Keegan, la FA si è trovata nelle condizioni di dover scegliere in corsa. Per volontà del popolo il successore doveva essere inglese. Tutti davano per scontato il nome di Harry Redknapp ma le chiacchiere che lo hanno riguardato in questi ultimi mesi più che mai non lo hanno aiutato. Hodgson ha esperienza, anche internazionale, l’età giusta e un modo di fare decisamente affabile. È un vero gentleman. Se questo basterà ad ottenere un risultato decente agli Europei non si può sapere, se alla lunga riuscirà a domare una truppa di ego non indifferenti, nemmeno. Auguri.

Categorie:Attualitá