2012/13

È rischioso fare commenti e previsioni dopo la prima giornata. Ci si potrebbe far condizionare dai risultati a sorpresa e fare brutte figure una volta giunti a maggio. I primi 90 minuti hanno sempre un fascino particolare, i tifosi arrivano affamati di calcio, Europei o no, Olimpiadi o meno. Club football is all that counts.

Premier: a chi è rimasto turbato dai cinque gol dello Swansea al Loftus Road vorrei far notare che di questi tempi lo scorso anno il QPR ne aveva presi quattro dal Bolton e tutti sappiamo dove giocano gli uomini di Olwen Coyle in questa stagione. Hughes ha fatto acquisti decenti, il coreano Park dallo United su tutti, Barton addirittura oltremanica, ma ne ha fatti tanti, e necessiterà tempo per farli diventare una squadra. Detto ciò, non voglio sminuire la vittoria dei gallesi. Sono stati coraggiosi a prendere Laudrup, un allenatore alla prima esperienza in Premier e uno che cerca di giocare al calcio, sulla scia di quanto seminato da Martinez e Rodgers. Si poteva scegliere qualcuno di epoca vittoriana alla Tony Pulis ma si è deciso di rischiare provando a giocare. Tanto di cappello, non dimenticando che lo Swansea per un quinto è dei tifosi, che non solo lo seguono ma lo difendono da possibili speculazioni di qualche magnate col turbante o con il cappello da cowboy. Altra vittoria schiacciante è stata quella del Fulham: privo di quello che era stato il perno a centrocampo per anni, Danny Murphy passato al Blackburn, e con Dempsey ammutinato e in cerca di una squadra da primi posti che se lo vada a raccogliere al Cottage, ha surclassato un Norwich City che in molti prevedono affetto da “second year sindrome”, quella strana malattia che prende le neopromosse alla seconda stagione dalla loro promozione. Stupiscono la prima, retrocedono la seconda. Se ci mettiamo l’addio di Lambert, per i Canaries del pur bravo e simpatico Chris Hughton sarà una stagione difficile. Lambert dal canto suo non potrà essere contento del suo debutto con il Villa. Una sconfitta contro la premiata ditta Allardyce-Nolan che, in attesa di suicidarsi con le proprie mani andando a riempire a metà lo stadio Olimpico, dovrebbe conquistare una salvezza senza troppi patemi e senza troppe prestazioni da incorniciare. Big Sam è persona concreta, pensa ai punti non allo spettacolo. Il suo ego è forse anche più grande di quello di Roberto Mancini che ovviamente ancora sta pensando di rinforzare una squadra con 74 giocatori inclusi quelli in prestito. Almeno dalle parti dell’Etihad Stadium (sigh) si sono goduti un’altra vittoria in rimonta ma c’è da chiedersi quali fossero le segrete ragioni tattiche di Nigel Adkins che ha tenuto in panchina sia Lambert che Sharpe. Il primo ci ha messo quattro minuti a spedire la palla in fondo al sacco, al secondo è stato dato solo il tempo della disperazione con gli ultimi giri di lancette rimasti. Si spera che sia solo una tattica di prudenza usata in trasferta contro i campioni in carica da non rivedere più per il resto della campagna. Il City dal canto suo è dato di nuovo come favorito insieme ai vicini dello United che però hanno iniziato con un passo falso. Considerando i risultati contro le grandi in casa lo scorso anno, tre punti contro City, Chelsea, Spurs, Newcastle, la vittoria dei Toffemen non è neanche poi tutta questa sorpresa. Privati del gioiellino Rodwell, andato, guarda un pò, alla corte di Mancini, gli uomini di Moyes hanno messo in campo una prestazione gagliarda e tosta con Jagielka, Hibbert e Fellaini sugli scudi mentre RVP (come viene odiosamente chiamato anche dai telecronisti neanche fosse un tipo di poliestere) e Ashley Young sono stati caldi nelle loro felpe da fattorini della DHL per quasi tutto l’incontro. Poco hanno potuto quando sono entrati in campo. Ma lo United di sicuro finirà nelle top two, anche se il secondo posto, dopo la beffa dello scorso anno, non farebbe contento nessuno. Per loro, Van Persie a parte, il vero colpo è il ritorno di Vidic. E poi c’è Scholes, the original since 1994.

Se lo stesso Sir Alex si è complimentato con Wenger per l’ottimo affare fatto con la vendita del suo asso olandese, un motivo ci sarà. Il Man Utd aveva bisogno di far vedere i muscoli, di mandare il messaggio che i “noisy neighbours” alla fine non erano che tali con un paio di trofei in più. La dimostrazione è stata l’acquisto di Van Persie, il giocatore più corteggiato della Premier, che ha scelto Old Trafford e non l’Etihad. Lasciamo stare i 22 milioni di sterline in più di buffi che avranno fatto i Glazer per assicurarsi un giocatore a fine contratto tra nove mesi. Quello è stato l’affare di Wenger che dal canto suo si è assicurato due ottimi giocatori in Podolski e Cazorla. Non essendo tifoso dell’Arsenal non posso che apprezzare l’operato del tecnico francese che si rifiuta di sborsare cifre blu per assicurarsi mercenari da ogni parte del mondo. Lo scotto da pagare è la stanza trofei che non viene aperta dal 2005? Può darsi ma la gestione del club è sicuramente più sana. Vedremo. A chi storce il naso per il pareggio casalingo vorrei comunque far notare che il Sunderland di O’Neill non è quello di Steve Bruce e che un punto contro i Mackems è tutt’altro che uno scandalo. Se arriverà anche Adam Johnson, uno dei tanti acquisti fatti da Mancini più per ripicca che per necessità, e una punta forte i Black Cats potrebbero levarsi anche qualche soddisfazione, tra cui, chi lo sa, vincere finalmente un derby contro gli odiati cugini del Newcastle, che hanno iniziato la stagione battendo il Tottenham targato Villa Boas. Se la scelta di ingaggiare il portoghese è stata coraggiosa, non è niente rispetto alla notizia che gira in questi giorni di un interessamento su Chamakh. AVB vuole sapere cosa farà il bambino croato Modric che o va al Real Madrid o non gioca più con i suoi amichetti. Sarebbero tanti soldi da reinvestire sul mercato e comprare anche in questo caso una punta, visto che gli Spurs per l’ennesimo anno puntano troppo su Defoe. Comunque, senza levare nulla alle Magpies, la vera sorpresa del 2011-12, Pardew si dimostra sempre più odioso, i suoi spettacoli a bordocampo tradiscono quella immagine da persona rispettabile e pacata che vuole dare nelle interviste. La spinta al guardalinee, per un fallo laterale, avrebbe meritato di più dei tre turni di sospensione comminatigli. Vince il Chelsea campione d’Europa, che non in molti considerano ma che, sfruttando le ultime energie della vecchia guardia meno Drogba, potrebbe dare del filo da torcere. Tutto sta a vedere quanto credito si è costrutito Di Matteo con le vittorie della scorsa stagione. Abramovich non è noto per la sua pazienza e il campionato non è una coppa, ci vuole costanza. Se lo scorso anno questa non era richiesta al tecnico italiano, quest’anno invece lo è. Ne sarà capace? La vittoria a Wigan dice poco, i Latics, che è difficile che inizino bene ma alla fine riescono sempre a salvarsi, rimangono una bella storia come è bello il rapporto tra Martinez e Whelan. Ha detto poco anche il pareggio tra Reading e Stoke, a parte il gol dal dischetto dei padroni di casa che è stato siglato da Le Fondre, nel 2011-12 in forza al Rotherham. McDermott si è dimostrato ottimo manager e penso che i Royals si salveranno mentre non so se ai Potters basterà il solito approccio fisico e a palla lunga che, soprattutto in casa, ha dato frutti eccezionali. Per quanto elementare, anche per quel tipo di gioco ci vogliono gli uomini giusti e più di qualcuno avanza delle perplessità sulla rosa biancorossa. Chiudo con il Liverpool: vero, la sconfitta contro il WBA e con quel margine era inaspettata ma mr Dowd ci ha messo del suo, due rigori e una espulsione estremamente harsh. I baggies di Steve Clarke avranno, mia opinione, vita dura mentre il Liverpool dovrà dimostrare di credere alle proprie scelte garantendo a Rodgers il tempo necessario per dare alla squadra il gioco che vuole. Certo se Suarez la smettesse di prendere a pallonate gli spettatori…

Championship: il campionato più bello d’Europa. No, non straparlo, è avvincente, combattuto, di qualità, con grandi squadre e stadi pieni. Fantastico. Non si può non seguire con curiosità le avventure dell’Udinese B allenata da Zola che al gratta e vinci ha pescato un portiere che si sperava potesse lasciare i prati inglesi per sempre. Almunia is back. In molti danno per favorito il Blackpool di Ian Holloway che avrà passato l’estate a studiare metafore improbabili da snocciolare durante le interviste del dopogara. Steve Bruce non può restare disoccupato, deve essere stabilito nella Magna Carta, perchè appena un club lo licenzia, per manifesta incapacità, ne trova subito un altro, questa volta l’Hull. Mi aspetto bei campionati dalle neo promosse, soprattutto Wednesday e Charlton, massima stima per Chris Powell, mentre l’Huddersfield dipenderà molto dai gol di Rhodes, difficile ripetere una stagione come la precedente. E poi ci sono una serie di allenatori dalla buona reputazione a cui sarà chiesto di dare una coferma: Pearson al Leicester, Clarke al Brum City, Jewell all’Ipswich, Clough al Derby. Gli acerrimi rivali del Forest sono gli ultimi ad essere passati in mani arabe, spenderanno? Di sicuro non spenderà Ken Bates, che ha dichiarato guerra ai tifosi del Leeds. Non si può non commiserare i tifosi dello United, Bates presidente e Warnock allenatore sono una combinazione letale. Credo poco all’esperimento norvegese dei Wolves, auguro a Kenny Jacket di ripetere il miracolo salvezza tra i mille salti mortali da fare con il budget risicato a disposizione e al Palace di continuare ad investire nei giovani nonostante l’assurda regola dell’EPPP.

League One: perso un allenatore eccentrico e discusso, Evans dal Crawley al Rotherham, e guadagnatone un altro, allo Swindon, ovunque giochi mi raccomando di esprimere sempre disprezzo eterno per il Franchise. Detto questo, temo che tutte e tre arriveranno almeno ai play off. Meriterebbe di salire lo Sheffield United mentre un occhio di riguardo lo necessita il Portsmouth senza giocatori, personale, risorse e quattrini. Da vedere anche se Crewe e Stevenage continueranno a stupire.

League Two: salito il Crawley un’altra compagine foraggiata a suon si milioni è arrivata dai dilettanti con pochi tifosi e tanti curiosi al seguito, il Fleetwood. Potrà seguire le orme del club arroccato intorno ai roundabouts di Gatwick? In questa serie ci sono due club che seguo con affetto: il Wimbledon, nell’anno in cui potrebbero approvare il progetto dello stadio a Merton, e il Wycombe passato in mano al Supporters Trust a cui ho dato la mia adesione. Per motivi finanziari purtroppo è stato sacrificato il settore giovanile, speriamo sia per poco visto l’eccellente lavoro che fino allo scorso anno veniva fatto dai coach dei chairboys. Ma la domanda più gettonata è: riuscirà il Barnet a non aspettare l’ultima mezz’ora di gioco per salvarsi?

Conference: dopo due finali perse a Wembley, third time lucky per il Luton? La concorrenza c’è, il vantaggio di una divisione nazionale, invece dei mille gironi all’italiana, è un livello qualitativo e di interesse di assoluto rispetto. Anche qui da seguire con interesse il cammino del Wrexham gestito dal trust dei tifosi.

Lower leagues: tanti auguri all’FCUM, uscito sconfitto dalla finale dei play off lo scorso anno e alle semifinali due anni fa.

Scotland: tanto di capello all’integrità morale dimostrata dai club della Scottish Football League. Nessun merito sportivo o lodo di italiana memoria, la squadra più decorata del mondo paga le colpe dei suoi amministratori evasori e ricomincia dalla third Division. Il fatto che 49mila persone abbiano riempito Ibrox per la gara di campionato contro l’East Stirling è semplicemente straordinario. La SPL neanche la considero, era noiosa quando la corsa era a due, ora che il Celtic giocherà da solo bisognerà solo aspettare un Old Firm di coppa.

Team GB

Dico la verita’: ora che le Olimpiadi sono finite, con tutto il rispetto per le Paraolimpiadi, e la stagione calcistica sta per iniziare, tutto sembra tornare a posto. Non che io abbia snobbato i giochi olimpici ma per una serie di ragioni non ho potuto viverli. Mi sarebbe piaciuto andare a curiosare ma ogni biglietto possibile per il solo accesso al parco olimpico era andato. I tagliandi rimasti per discipline come tuffi, lotta grecoromana ecc venivano venduti a prezzi esorbitanti. Mai stato un grande fan delle Olimpiadi, non mi entusiasmo ogni quattro anni per sport per i quali non ho mai avuto il benche’ minimo interesse. Tutta la gente che ora, sull’onda dell’entusiasmo, prende questi atleti come esempio di virtu’ e di sacrificio, andrebbe interrogata tra qualche settimana, in pochi si ricorderanno i nomi delle persone che sono salite sui vari gradini dei podi. 420 sterline (face value) per un posto serale a guardare l’atletica mi sembra un’esagerazione, poi dicono che il calcio sia caro. Il lamento costante di quanto si spende nel football e’ poco giustificato, si andasse a guardare quanto il governo inglese ha investito per finanziare allenamenti e preparazione in vista di London 2012, o pensiamo che il record di medaglie della Gran Bretagna sia dovuto all’aria di casa? Sara’ curioso vedere come Cameron, che sta tagliando tutto il tagliabile, possa continuare a sostenere certe spese per mantenere il prestigio sportivo della nazione. Che gli inglesi si siano dimostrati ottimi organizzatori e padroni di casa, un pubblico caloroso, responsabili nell’utilizzo delle auto e dei mezzi pubblici (traffico inesistente per due settimane) per rispetto dei visitatori, geniali nell’organizzare la cerimonia di apertura e ottimi anfitrioni per la festa di chiusura, non e’ una sorpresa per chi li conosce. C’e’ sempre il desiderio di dare il massimo, di promuovere il meglio della propria immagine, di organizzare le cose in modo meticoloso cosi’ da lasciare tutti soddisfatti dell’esperienza. Ma questo e’ vero ogni anno a Wimbledon, ad Ascott per il Sei Nazioni, per il Chelsea Flower Show! Quando da queste parti si organizzano le cose, lo si fa per bene, c’e’ in gioco l’orgoglio e la dignita’ di un nazione.

Parlando dell’aspetto sportivo, la cosa che mi ha lasciato piu’ interdetto, oltre al comportamento da star di alcuni atleti di sport sulla carta “minori”, e’ stato il Team GB nel calcio maschile. Ora, premettendo che io il calcio lo escluderei dalle Olimpiadi, forse lascerei quello femminile, l’unire tutti i paesi della Gran Bretagna sotto la Union Jack mi e’ sembrata una forzatura esagerata. Puo’ funzionare per ogni altro sport ma nel calcio sa di truffa. Come un mio amico ha giustamente sottolineato “almeno Giggs sapra’ che vuol dire essere inglese e perdere un quarto di finale ai rigori” ma a parte quello veramente pochi sono stati i momenti da ricordare. E non capisco neanche Pearce, le cui capacita’ manageriali andrebbero seriamente valutate, che non ha convocato un singolo giocatore scozzese. Nessuno all’altezza? Non scherziamo, voleva scegliere la squadra per arrivare alla medaglia d’oro? Non scherziamo di nuovo, avrebbe forse dovuto fare una cosa simbolica, convocare, magari poi non facendoli giocare, esponenti di ogni federazione e perche’ no, anche David Beckham che per questi giochi ha dato l’anima in sede di assegnazione della candidatura. Nel calcio non esiste un Team GB, speriamo che in Brasile non si ripeta l’esperimento.