Esperimento fallito

La scorsa settimana e’ finita l’avventura del Wembley FC in FA Cup al secondo ostacolo (Preliminary Round). Devo dire che ho tirato un sospiro di sollievo. Non che io abbia niente contro il club al momento al nono gradino della football pyramid ma tutta la pubblicita’ guadagnata grazie alla sponsorizzazione della Budweiser e’ sembrata un po’ una forzatura. Era stato gia’ difficile mandare giu’ l’umiliazione di aver visto il nome della competizione calcistica ad eliminazione diretta piu’ antica del mondo sporcato da una marca di birra americana per prendere sul serio  anche questa ultima operazione di marketing romanticizzata. Quando lo scorso anno era stato annunciato il coinvolgimento di Terry Venables nella direzione tecnica della squadra, a dire il vero avevo pensato “perche’ no, finalmente un allenatore che si rimette in discussione a livello amatoriale, ce lo vedreste Mourinho?” ma poi si e’ andati troppo in la’ e siamo arrivati al limite della farsa. In estate e’ stato confermato che David Seaman sarebbe stato l’allenatore dei portieri. Poi l’annuncio che Ray Parlour, Brian McBride, Claudio Caniggia, Martin Keown, Ugo Ehiogu e Graeme Le Saux avrebbero giocato nella partite di FA Cup (tutte trasmesse live dalla tv americana ESPN). Gia’ la passata stagione il Wembley aveva preso parte alla prima gara di calcio trasmessa su Facebook ma evidentemente le sorprese targate Bud per la compagine londinese non erano terminate. Un pugno di vecchie glorie, una specie di circuito master, di partita del cuore imposta a chi col cuore magari tutte le settimane vorrebbe giocare nella Combined Counties League per guadagnarsi il posto da titolare  in FA Cup e che invece si vede passare avanti signori con troppi anni e troppi chili imposti dallo sponsor. Che il replay sia finito 5-0 a favore dell’Uxbridge e’ cosa buona e giusta. La FA Cup e’ cosa seria e non dovrebbe mai essere presa poco sul serio come in questo caso. La FA manco’ di rispetto al trofeo che porta il suo nome quando permise al Man Utd di non partecipare. Tutti gli allenatori che mettono in campo le squadre riserve per tenere i giocatori titolari freschi per competizioni piu’ redditizie si comportano allo stesso modo. E il Wembley, targato e foraggiato dalla Budweiser, non è differente.

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