Monetine

2pCi risiamo. Non è molto che su questo blog ho commentato i fatti dell’Hillsborough, della spinta al portiere dello Wednesday da parte di un tifoso, pare ubriaco, del Leeds. L’incidente era da poco scomparso dalle cronache dei tabloid quando uno nuovo ha preso il suo posto con rinnovato clamore e un’eco che durerà sicuramente molto di più. Il motivo è la partita in cui si è verificato, più che la gravità in sé. L’ultima emergenza violenza infatti è andata in onda in diretta tv ad ora di pranzo domenica nel derby di Manchester, scontro diretto tra le prime due in classifica e trasmesso in mondovisione. Per leautorità, calcistiche e civili, una cosa assolutamente inaccettabile. Lungi da me il non condannare l’episodio ma mi preme sottolineare un paio di cose.

La prima, detta e ridetta, è che la violenza negli stadi, inglesi come in quelli di qualsiasi altra nazione a parte forse le isole Faroe, non è mai scomparsa. È latente, controllata, uscita e poi rientrata, trasferita, dormiente, definitela come volete ma non scomparsa. Per il semplice fatto che è impossibile da sradicare e a volte anche da capire. I tempi sono difficili, le soddisfazioni poche, le rivalità di sempre danno in un certo modo certezza, senso di appartenenza, anche il “contro” può unire. La fede calcistica come strumento di identità, quante volte se ne è parlato? È ancora vero, nonostante la lotta impari, le persecuzioni, le repressioni e i tifosi-clienti.

Tirare roba dagli spalti è sbagliato. Punto. Andare davanti ai tifosi avversari ad esultare pure. Punto. Rio Ferdinand un po’ se l’è cercata, ad essere onesti, ma ciò non toglie che chi ha rischiato di colpirlo in un occhio è un coglione. Vero è che in una situazione del genere, in un derby, sentito e finito in quel modo, c’erano tutte le condizioni perchè qualche oggetto arrivasse in campo. Lo stesso solitario invasore arrestato e bandito a vita a me ha fatto quasi pena, probabilmente se Hart non lo avesse intercettato Ferdinand lo avrebbe smontato. Non mi sembrava esattamente dotato di un fisico minaccioso e quel cappellino da Inti Illimani con i colori del City non aiutava di certo la sua aria da duro.

Queste considerazioni ci portano al secondo punto che volevo toccare. La tendenza ad esagerare. Guardando alla partita, alla situazione e alle emozioni in gioco non è che sia successo qualcosa di troppo grave, considerando come sempre il fatto che non ci sono barrierie e che i giocatoroi sono molto vicini agli spalti. Se giornali e tv gridano allo scandalo per una persona in campo e qualche moneta tirata che non avrebbe ferito nessuno se ci si fosse comportati con la prudenza necessaria, non mi sembra un bilancio atroce. Certo, ci si è abituati all’ambiente sterilizzato da ogni passione ormai comune in Premier League, dove stare in piedi è diventata un’offesa da codice penale e quindi ogni piccolo incidente sembra fuori luogo e fuori tempo. Ma se volessimo guardare le cose come stanno, senza facili moralismi e atti di condanna, direi che l’allarmismo di questi giorni è quantomeno fuori luogo.

A qualcuno farà comodo ritirare in ballo barriere e sistemi di controllo ancora più duri ma rendere gli stadi dei luoghi asettici di sicuro non risolverà il problema della violenza.

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