Curiosità

bradfordNell’ultima settimana  due sono stati gli avvenimenti degni di nota e no, nessuno dei due ha avuto come protagonista un raccattapalle. Il primo è l’approdo del Bradford City alla finale di Coppa di Lega. Mai nessuna squadra di quarta serie era arrivata a Wembley, il Rochdale giocò la finale della stessa competizione nel 1962 ma all’epoca ancora vigeva la formula dell’andata e ritorno. Nessuna squadra al mondo, inteso come mondo pallonaro di una certa importanza, del quarto gradino professionistico ha mai vinto una coppa nazionale. E non che i Bantams abbiano avuto vita facile. Sul loro cammino hanno trovato, ed eliminato, tre compagini di Premier League, lo Swansea City, l’altra sorpresa delle semifinali, sarà la quarta.  Se contro il Wigan non molte persone avevano notato l’impresa, ai quarti contro l’Arsenal,  che almeno al ritorno non ha schierato le riserve, media e tifosi neutrali hanno cominciato a prendere nota. La formazione di Phil Parkinson,  manager con uno stipendio di 52mila sterline l’anno, in semifinale ha incontrato un Aston Villa non proprio in salute e con l’entusiasmo di una città affamata di calcio e di soddisfazioni, unito ad una collettiva spinta nazionale a sostegno degli underdogs, è riuscita a superare l’ostacolo e a scrivere la storia. Lontani i tempi dei mercenari e dei presidenti irresponsabili, il Bradford ha conosciuto poche gioie e svariate retrocessioni che non hanno comunque fermato i propri sostenitori  dal recarsi al Valley Parade (anche in League Two la media spettatori non è mai scesa sotto i 10mila). Il 24 febbraio a Wembley i 31mila biglietti messi a disposizione del club andranno velocemente esauriti e gli introiti derivanti dalla finale riusciranno a far rinforzare la squadra nel tentativo di raggiungere almeno i play off a fine stagione. Uno dei due presidenti della squadra ha affermato dopo il ritorno delle semifinali: “I’m a proud Bradfordian and we have had a lot of bad press about the city. What this does is let people not just in England but all around the country who are down in dumps with the recession  show that the underdogs can come through and that dreams can happen.” Good luck!

southamptonL’altro fatto che ha attirato la mia attenzione è stato l’esonero di Nigel Adkins. Viene da chiedersi chi prenda certe decisioni e perchè. Certo, tifosi o semplici interessati, come me, non saprano mai l’intera verità ma se prima in molti neutrali stavano tifando per i Saints che piano piano erano risaliti in classifica fino ad uscire dalle zone paludose della classifica, ora la situazione si è capovolta. Mandare via Adkins dopo un pareggio in casa dei campioni d’Europa e con la squadra che aveva perso una partita nelle ultime sei non ha senso ed in molti aspetteranno al varco il nuovo allenatore, che si deve servire di un interprete per parlare ai gicatori, augurandogli tutta la sfortuna possibile. Il presidente dei Saints Cortese ha detto:

“This decision has been made with the long-term ambitions of Southampton Football Club in mind. Whilst we acknowledge the contribution Nigel has made during the past two years, for the club to progress and achieve our long-term targets a change was needed. Mauricio is a well-respected coach of substantial quality who has gained a reputation as an astute tactician and excellent man manager. I have every confidence that he will inspire our talented squad of players to perform at the highest possible level”

Non sono un profeta ma temo che questa scelta gli si ritorcerà contro, si è parlato di un allenatore che riesca a portare un pò di glamour al St Mary’s, ma il glamour non ti salva dalla retrocessione e poi che glamour può portare Pochettino, con tutto il rispetto? Mica si chiama Maradona e il calcio giocato dall’Espanyol sotto la sua guida di glamorous aveva molto poco. Pochi gol, tanti pareggi, anche a reti bianche, molta concretezza, poca fantasia, quella che invece ha avuto il board del Southampton nel fare questa scelta.

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FA Cup Third Round

fa cupE anche questo terzo turno 2013 è andato. Con le sue sorprese, le sue conferme e, purtroppo, i suoi spalti vuoti. La curiosità è che non sono i club di Premier, o meglio i loro tifosi, a snobbare la competizione più bella del mondo, più di 46mila spettatori per Man City v Watford, tutto esaurito a White Hart Lane per la visita del Coventry tanto per citarne un paio, ma squadre di Championship o di categorie ancora più basse. I 5000 spettatori di Ewood Park sono una vergogna, anche se c’è di mezzo la protesta contro la proprietà indiana. Il Riverside sembrava vuoto, Oakwell e The New Den pure, 12mila a Bolton per la visita del Sunderland, poco meno ad Elland Road e Pride Park. Fa male. Fa male vedere come in tanti siano concentrati su qualsiasi obiettivo di campionato e come la Coppa sia considerata a volte una distrazione o addirittura una seccatura. Non credo che si tratti di problemi di costo del biglietto, visto che molte società si mettono una mano sulla coscienza e li riducono per l’occasione, nè di saturazione da football dopo l’indigestione delle feste natalizie. Per triste che può sembrare se la FA Cup fosse generasse tanti soldi come il campionato e prevedesse un posto in Champions per le finaliste (=+soldi) allora gli stadi sarebbero pieni, garantito. A me va bene così, sono gli assenti a perdersi qualcosa.

Cosa esattamente? I momenti più significativi di questa tornata sono stati probabilmente il gol dell’Hastings Utd al Riverside Stadium, fantastica l’esultanza, il capovolgimento di risultato in Macclesfield v Cardiff a favore dei padroni di casa, la vittoria del Brighton contro un Newcastle che ha giocato con sufficienza e poca voglia, il gol lotteria di Karagounis, la sorpresa Luton Town, il controllo palla di RVP per il pareggio dello United at Upton Park. Da dimenticare, tanto per cambiare, l’atteggiamento di Luis Suarez. Non tanto per il gol di mano in sè, credo involontario, ma per l’esultanza e il sorrisetto idiota. Il ragazzo veramente non si aiuta.

E mentre uno si godeva le sorprese delle semifinali di andata della Coppa di Lega la FA ha annunciato gli orari e le date delle partite che saranno in TV per il quarto turno. Millwall v Villa di venerdì sera, scelta ridicola. Pochi mesi dopo le polemiche per gli incidenti di Sheffield Wednesday v Leeds giocata di sera e ad inizio weekend quando moltissima gente era arrivata allo stadio già ubriaca. Impareranno mai?

Gli sceriffi di Nottingham

Nottingham_Forest_svgÈ spesso una domanda da quiz-night: qual’è la squadra che ha vinto più Coppe Campioni (o Champions League) che titoli nazionali? La risposta, che non credo cambierà mai, è sempre la stessa, il Nottingham Forest.

Per chi ha l’età di chi scrive, o qualche anno in più, Il Nottingham rimane una squadra con un certo fascino. Vero, molto è dovuto alla presenza in panchina per 18 anni di Brian Clough, personaggio unico e da molti definito the best manager England never had. E forse non è un caso che il declino del Forest sia iniziato proprio dall’addio di Old Big Head. La sua ultima stagione, conclusa con la retrocessione dalla neo creata Premier League,  con il viso sfigurato dalla dipendenza dall’alcol, ha rappresentato uno shock che in molti ancora faticano a superare. Negli ultimi 20 anni gli ex campioni d’Europa hanno giocato quattro campionati di vertice, tre addirittura di League One (terzo livello) ed il resto in quella che ora è chiamata Championship. Non credo ci siano tanti club nell’albo d’oro della competizione più prestigiosa targata UEFA con un simile cv.

È probabile che il passato pesi troppo sul loro presente e soprattutto sul loro futuro. Per ogni manager del Forest il confronto con Clough è purtroppo scontato e impossibile da evitare o, ancor più, da vincere. Si dice che quando Gary Megson fu nominato manager cercò di eliminare tutti i riferimenti all’epoca d’oro, un pò quello che fece lo stesso Clough quando arrivò al Leeds. Via le foto dalle pareti, le coppe, i trofei troppo in vista. Il peso del passato era un macigno che bloccava la squadra ai nastri di partenza, un’ombra troppo ingombrante cui nessuno aveva il coraggio di sfuggire. Ma con Megson la squadra conobbe l’ignominia di retrocedere to the third tier. Le foto tornarono appese ai chiodi e la storia fu di nuovo qualcosa di cui andare fieri e non trattata come un qualcosa da nascondere per stimolare giocatori e allenatori forse semplicemente troppo scarsi.

Se prima di Clough il Forest aveva avuto solo 14 manager dal 1889, dal 1993 in poi ben 19 nomi si sono susseguiti sulla panchina dei Reds (inclusi i caretaker). Non ci vuole un genio per capire che senza alcuna stabilità è difficile riaddrizzare la rotta. Dopo un 2011 che aveva visto al timone quel genio di Steve McLaren, che pare possa lavorare solo in Olanda, rimpiazzato prima temporaneamente da Rob Kelly e poi da Steve Cotterill, che al Portsmouth aveva fatto miracoli, è arrivato il takeover che in molti aspettavano.

Il Nottingham è diventato l’ennesimo club britannico di propietà straniera, questa volta i nuovi padroni arrivano da un paese ricco in cultura calcistica, il Kuwait, e infatti le loro prima mosse dimostrano l’acume e la saggezza di anni di esperienza nel settore. Ovviamente, dopo aver strombazzato ai quattro venti il loro piano di 3-5 anni per far tornare la squadra al posto che le compete, hanno cambiato l’allenatore. Via Cotterill rimpiazzato addirittura da Sean O’Driscoll, artefice della promozione in Championship del Doncaster Rovers, e individuato dalla familgia Al-Hasawi come colui che avrebbe riportato un tipo di calcio spumeggiante al City Ground.

Dopo la vittoria del Boxing Day per 4-2 sul Leeds, e il Nottingham ad un punto dai play off, la proprietà ha deciso di dare la spinta definitiva per la promozione mandando a casa O’Driscoll. Se la cosa ha lasciato molti tifosi interdetti e intenti a grattarsi la testa in cerca di una spiegazione, la scelta del successore ha spinto molti a rompersela sul primo muro a disposizione. In una nota ufficiale il club ha annunciato di voler puntare su qualcuno con una significativa esperienza in Premier League e di aver individuato il candidato ideale in Alex McLeish, che di sicuro detiene l’indiscutibile primato di essere odiato in modo bipartisan da una città intera, tanto dai tifosi del Birmingham quanto da quelli dell’Aston Villa. Più che avere Premier League experience, il tecnico scozzese sa come lasciarla. Dopo aver portato su il Brum City e aver vinto la Coppa di Lega è retrocesso abbandonando la nave che affondava per saltare sulla prima scialuppa di salvataggio disponibile; sarebbe stato meglio annegare. Mai accettato dai Villans, chiamato Giuda dai Blues ha lasciato il Villa Park con nove vittorie su 42 partite, il record peggiore mai registrato nella storia claret and blue.

Ma ci sono manager che, inspiegabilmente, nonostante i loro discutibili risultati, riescono sempre a trovare una panchina. O almeno fino a quando i loro datori di lavoro continueranno ad essere gente con le tasche piene e la testa vuota.