Gli sceriffi di Nottingham

Nottingham_Forest_svgÈ spesso una domanda da quiz-night: qual’è la squadra che ha vinto più Coppe Campioni (o Champions League) che titoli nazionali? La risposta, che non credo cambierà mai, è sempre la stessa, il Nottingham Forest.

Per chi ha l’età di chi scrive, o qualche anno in più, Il Nottingham rimane una squadra con un certo fascino. Vero, molto è dovuto alla presenza in panchina per 18 anni di Brian Clough, personaggio unico e da molti definito the best manager England never had. E forse non è un caso che il declino del Forest sia iniziato proprio dall’addio di Old Big Head. La sua ultima stagione, conclusa con la retrocessione dalla neo creata Premier League,  con il viso sfigurato dalla dipendenza dall’alcol, ha rappresentato uno shock che in molti ancora faticano a superare. Negli ultimi 20 anni gli ex campioni d’Europa hanno giocato quattro campionati di vertice, tre addirittura di League One (terzo livello) ed il resto in quella che ora è chiamata Championship. Non credo ci siano tanti club nell’albo d’oro della competizione più prestigiosa targata UEFA con un simile cv.

È probabile che il passato pesi troppo sul loro presente e soprattutto sul loro futuro. Per ogni manager del Forest il confronto con Clough è purtroppo scontato e impossibile da evitare o, ancor più, da vincere. Si dice che quando Gary Megson fu nominato manager cercò di eliminare tutti i riferimenti all’epoca d’oro, un pò quello che fece lo stesso Clough quando arrivò al Leeds. Via le foto dalle pareti, le coppe, i trofei troppo in vista. Il peso del passato era un macigno che bloccava la squadra ai nastri di partenza, un’ombra troppo ingombrante cui nessuno aveva il coraggio di sfuggire. Ma con Megson la squadra conobbe l’ignominia di retrocedere to the third tier. Le foto tornarono appese ai chiodi e la storia fu di nuovo qualcosa di cui andare fieri e non trattata come un qualcosa da nascondere per stimolare giocatori e allenatori forse semplicemente troppo scarsi.

Se prima di Clough il Forest aveva avuto solo 14 manager dal 1889, dal 1993 in poi ben 19 nomi si sono susseguiti sulla panchina dei Reds (inclusi i caretaker). Non ci vuole un genio per capire che senza alcuna stabilità è difficile riaddrizzare la rotta. Dopo un 2011 che aveva visto al timone quel genio di Steve McLaren, che pare possa lavorare solo in Olanda, rimpiazzato prima temporaneamente da Rob Kelly e poi da Steve Cotterill, che al Portsmouth aveva fatto miracoli, è arrivato il takeover che in molti aspettavano.

Il Nottingham è diventato l’ennesimo club britannico di propietà straniera, questa volta i nuovi padroni arrivano da un paese ricco in cultura calcistica, il Kuwait, e infatti le loro prima mosse dimostrano l’acume e la saggezza di anni di esperienza nel settore. Ovviamente, dopo aver strombazzato ai quattro venti il loro piano di 3-5 anni per far tornare la squadra al posto che le compete, hanno cambiato l’allenatore. Via Cotterill rimpiazzato addirittura da Sean O’Driscoll, artefice della promozione in Championship del Doncaster Rovers, e individuato dalla familgia Al-Hasawi come colui che avrebbe riportato un tipo di calcio spumeggiante al City Ground.

Dopo la vittoria del Boxing Day per 4-2 sul Leeds, e il Nottingham ad un punto dai play off, la proprietà ha deciso di dare la spinta definitiva per la promozione mandando a casa O’Driscoll. Se la cosa ha lasciato molti tifosi interdetti e intenti a grattarsi la testa in cerca di una spiegazione, la scelta del successore ha spinto molti a rompersela sul primo muro a disposizione. In una nota ufficiale il club ha annunciato di voler puntare su qualcuno con una significativa esperienza in Premier League e di aver individuato il candidato ideale in Alex McLeish, che di sicuro detiene l’indiscutibile primato di essere odiato in modo bipartisan da una città intera, tanto dai tifosi del Birmingham quanto da quelli dell’Aston Villa. Più che avere Premier League experience, il tecnico scozzese sa come lasciarla. Dopo aver portato su il Brum City e aver vinto la Coppa di Lega è retrocesso abbandonando la nave che affondava per saltare sulla prima scialuppa di salvataggio disponibile; sarebbe stato meglio annegare. Mai accettato dai Villans, chiamato Giuda dai Blues ha lasciato il Villa Park con nove vittorie su 42 partite, il record peggiore mai registrato nella storia claret and blue.

Ma ci sono manager che, inspiegabilmente, nonostante i loro discutibili risultati, riescono sempre a trovare una panchina. O almeno fino a quando i loro datori di lavoro continueranno ad essere gente con le tasche piene e la testa vuota.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...