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14coleIn occasione della sua centesima presenza in nazionale nell’amichevole contro il Brasile, solo il settimo giocatore nella storia del calcio inglese a raggiungere questo prestigioso traguardo, mi sono ritrovato a fare la solita domanda su Ashley Cole È un grande professionista o no? E, soprattutto, come si giudica un grande professionista? Basta avere talento o oltre alle doti tecniche dovrebbero essere richieste anche capacità mentali soddisfacenti o un minimo di stile? Smarchiamo subito il luogo comune secondo il quale i calciatori sono dei modelli per i più giovani. Il fatto che molti ragazzi sognino una carriera su un campo da calcio piuttosto che in fabbrica, non credo li renda automaticamente ciechi nei confronti delle azioni più stupide commesse da atleti più o meno famosi. Vero anche che certi atteggiamenti esibiti centinaia di volte sui campi di tutto il mondo entrano a far parte automaticamente dei comportamenti dei bambini (esultanze idiote per esempio) quindi un minimo di senso di reponsabilità i calciatori, come qualsiasi altro personaggio con un profilo pubblico, dovrebbero dimostrarlo.

Ashley Cole, secondo un’opinione piuttosto diffusa, incarna tutto ciò che di sbagliato esiste nel calciatore moderno. Perchè se è vero che ci sono tifosi moderni e un calcio moderno, è altrettanto vero che ci sono calciatori moderni. Il libro sulla sua vita, My Defence, pubblicato quando aveva ben 25 anni, deve essere uno dei meno venduti di sempre nel panorama delle biografie sportive, di sicuro il meno letto. Il passaggio in cui racconta il suo quasi incidente stradale causato dalla notizia, arrivata mentre era al volante, che l’Arsenal, la squadra in cui era cresicuto e aveva debuttato in Premier nel 2000, gli offriva, per rinnovare il contratto, solo 55mila sterline a settimana fu definito, e lo è ancora, uno schiaffo in faccia a tutte le persone che lavorano e fanno sacrifici per arrivare a fine mese. Una volta passato al Chelsea nel 2006 (90mila a settimana poi diventate 120 tre anni dopo), e consacrato come uno dei migliori esterni sinistri di sempre, Cole decise di sfruttare il momento per diventare una celebrity. Nell’estate del suo passaggio dal nord al sud-ovest di Londra, fu celebrato il matrimonio con la bella Cheryl  Tweedy del gruppo Girls Aloud, da queste parti piuttosto famose. Quattro anni dopo e dopo innumerevoli storie di corna da lui messe alla povera Cheryl finite sui tabloid con tanto di foto e sms, i due decisero di separarsi, god knows perchè lei ha deciso di mantenere il cognome del suo ex marito. L’ultimo exploit non sportivo in ordine di tempo del terzino dei Blues  è stato sparare ad un ragazzo con un fucile ad aria compressa al campo di allenamento del Chelsea.

Queste e altre cose non lo rendono simpatico ma per chi segue il calcio inglese e sa che la zona sinistra del campo è stata da sempre quella più problematica per ogni allenatore della nazionale, peccato che Giggs e Bale abbiano in un certo senso deciso di essere gallesi, Cole negli anni è diventato forse l’unica garanzia di rendimento costante. Mentre negli anni critici e giornalisti si sono concentrati sui problemi tattici, tra Gerrard e Lampard, sui cross di Beckham o sulla ricerca di un degno erede di Banks e Shilton tra i pali, in pochi hanno sottolineato quanto anno dopo anno, le prestazioni del 32nne di Stepney siano rimaste di altissimo livello.

Lo stesso Stuart Pearce, spesso considerato come uno dei migliori terzini sinistri nella storia dei Leoni, qualche giorno fa ha detto: “Ashley’s pace is a real big strength, his ability on the ball and the way in which he deals with the ball for a full-back is outstanding. Ashley is the best left-back England’s ever had, 100 percent. It is hard to find a weakness in his game. At the highest level, his performances for England have been fantastic. There is no doubt in my mind he is the best left-back ever to play for England.”

Ottimo il prodotto, peccato per la confezione.

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