Chi si rivede

livDomenica scorsa il posticipo di Premier League ha visto di fronte ad Anfield Road Liverpool e Tottenham. Hanno vinto i padroni di casa 3-2, al termine di un entusiasmante confronto tra due compagini alla disperata ricerca di conferme e di rivincite. È ancora presto ma sono già in molti a credere che nel nord di Londra si stia vivendo una fase storica, un power shift da ovest a est, una ridistribuzione di talento, un passaggio epocale. Se da una parte il regno di Re Arsene sembra giunto al capolinea, la maggior parte dei tifosi dei Gunners cambierebbero allenatore domani anche se con il terrore nel cuore che ogni eventuale successore non possa avere lo stesso spessore tenico-tattico del Professore, dall’altra Villa Boas è arrivato in punta di piedi, consapevole dei propri mezzi e con la fiducia nella propria abilità neanche incrinata dal trattamento riservatogli dallo Zar di Stamford Bridge. Il portoghese, nonostante la giovane età sembra fatto della stessa pasta del suo illustre conterraneo ora a Madrid ma più sorridente, simpatico e solare. AVB non ha neanche uno squadrone, il fatto che al primo tentativo rischi di centrare il traguardo Champions League rende il suo lavoro ancora più sbalorditivo. Il Tottenham è una squadra Balecentrica, con il gallese che ormai è entrato definitivamente nell’olimpo dei grandi mondiali. Ma davanti ancora si affida ai soliti piccoletti, Defoe e Lennon, dietro l’unico vero investimento è stato Vertonghen. Vero a gennaio è arrivato Holtby ma per un pugno di pound (se paragonato ai prezzi che girano), insomma Redknapp ha avuto a disposizione una rosa più ampia e completa se vogliamo. Questo per dire che all’ex manager del Porto non è stato offerto un libretto di assegni in bianco appena arrivato ma ha costruito una squadra vera, con un gioco vero, basandosi su quanto a disposizione. Che poi gli Spurs avessero già una dose di talento è indiscutibile ma arrivare e trovare subito la quadra non è cosa da poco, soprattutto a quell’età e dopo l’esperienza traumatica del primo anno in Inghilterra quando in molti lo avevano già liquidato come non all’altezza. Ha forse aiutato il fatto che a White Hart Lane non ci siano primedonne, giocatori da front page piuttosto che da back page dei tabloid. Cosa che non si può dire dei loro ultimi avversari in campionato. È indubbio che Luis Suarez al momento sia più importante anche di Stevie G. Non è una bestemmia. Gerrard è il Liverpool ma Suarez, scandali, accuse e squalifiche a parte, sta dimostrando di essere un attaccante letale. Il che è una fortuna inusuale per i Reds visto che alcuni tra gli ultimi investimenti, soprattutto domestici (Carroll per 30 milioni e Henderson per 20), ancora gridano vendetta. C’è una similarità con il Tottenham: anche ad Anfield l’allenatore è giovane e sta cercando di costruire qualcosa cercando di giocare un calcio intelligente e piacevole all’occhio umano. Lo dicono gli anni passati al Watford e allo Swansea. Ora, se si dimentica l’atroce documentario di cui è stato protagonista ad inizio stagione insieme a tutto lo staff del LFC su Channel 5, è difficile rimproverargli qualcosa. Dopo il fallimento Hodgson-Dalglish, Rodgers è arrivato ereditando una squadra mediocre più Gerrard. Considerando l’enormità anche solo del nome del club che ha accettato di allenare, è normale che solo adesso, verso fine stagione, si vedano i primi frutti di un lavoro che avrà bisogno di anni per arrivare a dei risultati degni delle aspettative del popolo dei Reds. Non so se a fine anno il Tottenham riuscirà a finire tra le prima quattro o a vincere l’Europa League, un trofeo che AVB non ha mai trattato con lo sdegno di tanti suoi colleghi che fanno giocare le terze linee, neanche le seconde. Sa bene che vincere un trofeo è importante, di qualunque trofeo si tratti, perchè aiuta a formare una mentalità vincente.. Non riesco neanche a prevedere dove finirà il Liverpool, anche se sono sicuro che terminerà la stagione in crescendo, ma nel 2013-14 sarà interessante vedere, con un anno di esperienza in più, quanto questi due giovani allenatori riusciranno ad essere protagonisti nella Premier. Le rispettive tifoserie se lo meritano e anche ai semplici appassionati e spettatori neutrali non dispiacerebbe vedere una lotta che non sia sempre confinata alle solite due o tre squadre.

 

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