Alexandra the great

alexIl 2013 sarà un anno da ricordare nella lunga vita del Crewe Alexandra, club fondato nel 1877 che non ha mai giocato una stagione nel massimo campionato inglese. La cittadina del Cheshire, più che altro famosa per essere uno dei più importanti snodi ferroviari britannici, ha visto il giovane manager Steve Davis, che aveva già guidato alla vittoria a Wembley i Raylwaymen nella finale dei play off di League Two del 2012, alzare anche il primo vero trofeo della loro storia lo scorso mese. 2-0 il punteggio nell’epilogo del Football League Trophy (sponsorizzato Johnstone’s Paint), sempre sotto il grande arco, contro il Southend. Ma il motivo per cui il 2013 rimarrà scolpito nella memoria dei tifosi dell’Alex non è il trionfo di Wembley di cui sopra ma la vittoria, con lo stesso punteggio, contro il Walsall nell’ultima giornata di campionato di League One al Gresty Road. A vederla così, un incontro tra due squadre che non avevano niente da chiedere alla loro stagione, terminata con il tredicesimo e nono posto finale rispettivamente per formazione di casa e quella ospite. Ma, come spesso succede, le soddisfazioni più grandi non si misurano in gol, vittorie, punti o trofei. Il 27 aprile infatti il Crewe ha fatto giocare una formazione composta da 11 giovani cresciuti nella propria Academy, l’unica tra l’altro fuori le prime due top divisions ad vedersi assegnato il grado di Category Two. Quanto successo ovviamente non è il risultato di infortuni o di esperimenti dell’ultima ora ma il frutto di una programmazione meticolosa, di una passione inesauribile, di una competenza straordinaria, di un sogno durato 30 anni. Il sogno era quello di Dario Gradi, allenatore dei Railwaymen dal 1983 al 2007 e poi ancora dal 2009 al 2011, quando un’emergenza in pima squadra lo aveva distolto da quello che aveva deciso sarebbe stato il suo unico interesse fino alla pensione, lo sviluppo di giovani talenti. In passato erano usciti dalle fila del Crewe giocatori come Geoff Thomas, David Platt, Robbie Savage, Rob Jones, Neil Lennon, Danny Murphy, Seth Johnson, Dean Ashton, per nominare i più famosi. Per un piccolo club circondato dai giganti del calcio inglese, l’unico modo per sopravvivere e rimanere solvibili era produrre in casa per poi rivendere a prezzi importanti. È quello che è stato fatto anche lo scorso anno quando Nick Powell e Ashley Westwood sono passati al Man Utd e al Villa rispettivamente per cifre a cinque zeri . In un’intervista alla BBC Gradi, nato a Milano da padre italiano e madre inglese nel 1941, un paio di anni fa disse:

“I always say I’ve never worked in my life, it’s fun. It’s a pleasure. The satisfaction I get is the difference I’ve made with my own contribution to people’s lives. Not just the kids, but the likes of Geoff Thomas and Luke Varney, who came a bit later. They’ve had a life they perhaps would not have had if we had not got a club like Crewe Alexandra here. If an Arab billionaire came in now and said ‘Come on Dario, here’s the money, take Crewe into the Championship’, I don’t think I’d be the man for the job. Roberto Mancini wouldn’t want to put all his kids in the team. He’s better coaching higher quality players. But I wouldn’t get the same satisfaction that I get from coaching the kids. I don’t think you can beat the pleasure you get from working with kids and helping to define their lives.”

Non credo che a colui che per un periodo è stato il manager più longevo del calcio inglese, nonostante l’MBE che gli è stato riconosciuto, gli sia mai stato pagato il dovuto rispetto. Gradi non ha solo insegnato a giocare a calcio in un certo modo, privilegiando la tecnica sull’aspetto fisico che in molti vogliono essere determinante nelle categorie inferiori del calcio professionistico inglese. Ha insegnato a vivere e ha cercato di dare ai suoi ragazzi delle opportunità vere che magari in altri club non avrebbero avuto. Lo stesso allenatore dell’Alex Steve Davis ha confermato questo aspetto commentando la gara contro il Walsall: “You have to build and give these boys a chance. Sometimes they take you down. Sometimes they get you promoted. You have to add a bit of experience to the team to help them along the way. But you have to be brave and courageous in playing them”. In un calcio fatto di acquisti milionari, di allenatori che si impuntano e calciatori che pretendono, il Crewe è un esempio che in molti, ad ogni livello, dovrebbero seguire soprattutto in questo momento di crisi finanziaria. Sarebbe bello che questo fosse preso come modello di riferimento del calcio inglese, che facesse notizia, piuttosto che le solite chiacchiere piene di gelosia sulle prossime entrate della Premier League.

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