Becks

becks1Dopo l’annuncio del suo ritiro dal calcio giocato, tutta la stampa, domestica e internazionale, ha dedicato fiumi di parole a David Beckham. È stato definito un brand, una pop star, un’icona gay, un trend setter, un maniaco dei tatuaggi, un ambasciatore del marchio UK nel mondo, un fotomodello, uno degli sportivi più ricchi al mondo, un amico delle star di Hollywood, un marito di un ex pop star, un ragazzo working class che mangia allo stesso tavolo della Regina, l’oggetto più desiderato dagli sponsor o da chiunque voglia promuovere il prodotto calcio, dagli USA all’Europa, dalla Cina al Qatar. In molti di questi articoli il riferimento al fatto che fosse anche un calciatore sembrava quasi casuale. Eppure David Robert Joseph Beckham, prima di vendere magliette ha vinto partite e titoli. Lo ha fatto in Inghilterra, in Spagna, negli Stati Uniti e, in piccolissima parte, anche in Francia. Ha giocato con alcune delle squadre più prestigiose del mondo, Manchester Utd, Real Madrid, Milan, e ha collezionato ben 115 presenze con la nazionale del suo paese. I maligni dicono che alla fine erano presenze dalla panchina per pochi minuti ma i pochi minuti di Beckham con la maglia della nazionale ne valevano 90 di alcuni suoi colleghi più giovani e viziati. Vederlo scendere in campo con i tre leoni sul cuore e la fascia al braccio sembrava l’uomo più orgoglioso del mondo. E non fa niente che in una ideale top 11 dell’Inghilterra di tutti i tempi quel numero 7 non potrà mai essere suo. Quello che conta è che mentre nel calcio di oggi le convocazioni in nazionale sono considerate quasi un impiccio o una scocciatura, per Becks erano occasioni uniche per dimostrare  l’amore per il proprio paese, ricostruito e rinsaldato dopo l’incidente dei mondiali del 1998 quando la sua espulsione contro l’Argentina fu usata da molti come pretesto per giusticare la sconfitta e per attaccarlo. È cosa rara ormai e dovrebbe essere tenuta nella giusta considerazione. Così come le sue qualità tecniche. A chi lamenta la sua scarsa abilità aerea o determinazione nei tackle, va ricordato che poche persone al mondo hanno le doti tecniche dell’ex n. 23 dei Galaxy. I sui passaggi, lanci e cross millimetrici sono stati una benedizione per almeno un paio di generazioni di attaccanti. Nonostante la sua immagine da ragazzo copertina, Beckham è stato un professionista modello, basta vedere le dichiarazioni rilasciate dai suoi compagni allo United, al Milan o al Real. O dagli stessi Ancelotti e Capello. Quest’ultimo lo aveva messo fuori squadra dopo l’annuncio del suo, per molti prematuro, passaggio in MLS ma davanti a tanta tenacia e determinazione per riconquistarsi un posto da titolare, dovette ricredersi e reintegrarlo, con soddisfazione di entrambi visto il titolo della Liga arrivato al termine di quella stessa stagione. Per non parlare di tutto il suo lavoro benefico, il suo amore per i bambini, il suo impegno per ogni causa che riguardi il proprio paese (vedi Olimpiadi di Londra). Beckham è stato un campione, dentro e fuori dal campo, tutto il resto è invidia.

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3 pensieri riguardo “Becks

  1. Concordo in pieno Ste’. Becks con Shearer e’ stato uno dei calciatori d’Albione che ho sempre stimato per professionalita’, dedizione e abilita’ nel suo ruolo.

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