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Away

31 agosto 2013 2 commenti

100_0391Non sono neanche le 7 di mattina. Sul divano guardo mia figlia di un anno che ancora non sa che il padre sta per sparire anche oggi, sabato, giorno in cui non deve andare in ufficio e potrebbe passare a giocare con lei. Con un bagaglio di sensi di colpa pesante come un macigno mi preparo ad uscire nella pioggia incessante di una Londra di fine finto agosto. Mia moglie non mi dice niente, non più, sa che vado a vedere una partita, cosa che avevo fissato da tempo. Un mese prima sembrava una decisione innocua, oggi è una concessione enorme. Non mi chiede dove vado, sa che è fuori Londra, meglio che non segua il calcio altrimenti avrei dovuto spiegarle perchè, tra andata e ritorno, mi farò sei ore di treno per andare a vadere Farsley AFC (ex Celtic) v Darlington 1883, nato dalle ceneri del DFC grazie, ancora una volta, alla passione dei propri tifosi.

Arrivo a St Pancras e come al solito, nonostante la luce cupa e le nuvole basse, mi stupisco della sua bellezza. Salgo sul treno, mi metto comodo, apro il libro e inizio a leggere. La carrozza è tranquilla, due minuti dopo uso l’imperfetto. Il Millwall gioca a Sheffield, qualche decina di tifosi decide di partire incredibilmente presto con una discreta fornitura di alcol e di buonumore. Fa piacere vedere che ci sono parecchi ragazzi giovani, anche un paio di ragazze. Si mischiano con quelli più maturi, dalle loro chiacchiere vengo a sapere che sono solo 350 i biglietti venduti oggi per il settore ospiti. Pochi, nonostante l’inizio incerto della squadra, nonostante il Bank Holiday weekend. A Derby scendo per cambiare. Appena il mio nuovo treno ferma a Sheffield le carrozze sono talmente invase di persone che quasi rimpiango la metro di Londra all’ora di punta: sono solo quattro vagoni che fermeranno a Leeds ma a parte un festival e non so che corse di cavalli in quella stazione devono transitare tifosi del Barnsley, dello Sheffield United e del Bradford. Anche qui noto con piacere il numero e l’età dei sostenitri al seguito della propria squadra. Mi riempie di ottimismo vedere club non di Premier seguiti in gran numero dalle giovani leve. A Leeds mi viene a prendere l’amico che mi ha invitato a vedere il suo local club alle prese con una delle favorite della Evo Stik Division One North, il Darlington. La storia di entrambe le squadre riporta un fallimento recente, una rinascita, una forte voglia di esistere ,nonostante persone incapaci o disoneste avessero fatto di tutto per porre fine all’esistenza di due realtà sportive centenarie. Il fatto stesso che questa partita si giochi è da celebrare.

Sulla via dello stadio, nel tranquillo centro città (paese) di Farsley, mi divoro un sausage fritto nella pastella con patatine. Non mi sazia. Arrivati al campo, più che allo stadio, e acquistati di rigore programma e sciarpa, ci dirigiamo verso la club house. La scelta delle birre è ampia. Bicchiere di vetro bevi dentro, di plastica fuori, ma almeno puoi vederti la partita sorseggiandoti una birra. Scappo fuori prima che la fila diventi troppo lunga e dal chiosco all’entrata ordino una steak pie with peas che è da gourmet. Me la porto dentro dove continuiamo con le pinte. Continuano ad arrivare tifosi del Darlo, alcuni si siedono con noi. Alla fine su 502 persone ufficialmente presenti, fose 350 sono tifosi ospiti. Lo scorso anno hanno vinto agevolemente il loro campionato, quest’anno devono capire quanto il nuovo livello sia alla loro portata. Iniziano bene, veloci, aggressivi, anche se in una inguardabile maglia rosa scuro,  ma tutto ad un tratto, alla prima azione offensiva dei padroni di casa, concedono un rigore. 1-0. Smettono di giocare, vanno in confusione, in 30 minuti il Farsley prende tre legni e fa altri due gol. Gli ospiti accorciano le distanze prima dell’intervallo, una buona dose di speranza da prendere insieme al tè. Ma chiunque sperava di vedere un’altra partita nel secondo tempo è rimasto deluso. Dopo poco il Farsley segna il 4-1. Sembra tutto sotto controllo poi il solito n.10 del Darlo segna il 4-2. Mi dicono si tratti di Thompson, una volta sui books del Port Vale. Baricentro basso, veloce con la palla, ottimo dribbling, troppo isolato. A 10 minuti dalla fine ha lui la palla per riaprire l’ioncontro, dagli 11 metri. Invece di piazzare sceglie la conclusione di forza: la palla probabilmente è ancora in viaggio per Leeds.

La partita finisce 4-2 per i padroni di casa: il tempo per farsi un’altra pinta di Ale in centro e poi inizia il lungo viaggio di ritorno in treno. Sul convoglio e nelle stazioni si vedono parecchie maglie, squadre diverse, pugni di colore su sfondo grigio, tifosi che tornano a casa stanchi ma felici di aver celebrato ancora un sabato pomeriggio nel proprio ambiente, con i propri amici. Il calcio è vita.

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Si ricomincia

26 agosto 2013 Lascia un commento

motdE’ sempre strano fare pronostici e parlare della nuova stagione quando il mercato estivo non è ancora finito. Di solito l’ultima settimana è quella che regala più colpi di scena e anche quest’anno non credo che le cose saranno differenti. Le cd grandi non hanno fatto grandi manovre. Buoni giocatori sono arrivati, certo, ma niente acquisti sconvolgenti. Finora.

In Premier era opinione comune che questo campionato potesse essere quello dell’Arsenal. Con le top three alle prese con nuovi allenatori e i Gunners invece ancora sotto la guida di Wenger, erano molti quelli che reputavano il club del nord di Londra come favorito a patto che…a patto che comprasse qualcuno. Al momento di scrivere, a parte qualche pischello con più brufoli che gol sul cv, i giocatori sono rimasti quelli dello scorso anno meno tanta zavorra. Giugno era arrivato con i soliti grandi nomi vicini ad un presunto trasferimento in N1, Fellaini, Higuain, Rooney, Suarez, per dirne alcuni, ma dopo la prima giornata, e la prima sconfitta, nessuno è stato ancora convinto a mettere la firma sul contratto. Nel quartiere accanto la situazione non potrebbe essere più differente. Forti dei soldi che incasseranno dalla vendita di Bale, grande talento sì ma 100 milioni sono uno sproposito, e furbi per aver continuato a negare la trattativa in tempi non sospetti per non far alzare i prezzi dei giocatori trattati, bravo Baldini, gli Spurs hanno chiuso contratti importanti e altri ne chiuderanno. Considerando l’ottima prima annata di AVB non ci si può non aspettare una conferma da parte del Tottenham e magari una qualificazione in Champions senza passare per i preliminari. L’altra squadra di Londra di vertice, il Chelsea, ha cambiato senza cambiare. È tornato Mourinho e una rosa già competitiva non potrà che beneficiare del suo stile, del suo carsima e del feeling ritrovato con la tifoseria (a cui comunque Benitez ha regalato l’unico trofeo europeo che mancava). Le altre pretendenti sono ovviamenti le due formazioni di Manchester: Pellegrini non faticherà a farsi amare più di Mancini, soprattutto dai suoi giocatori, non solo da parte della colonia spagnola presente all’Etihad, e  il suo stile di gioco dovrebbe convincere presto anche gli scettici. Moyes da parte sua ha probabilmente il compito più difficile nel mondo del calcio, continuare dove Sir Alex Ferguson ha lasciato. La squadra c’è, la mentalità anche, il mix senatori-giovani pure. Lui ha esperienza, ha fatto gavetta, ha imparato, osservato, bisogna vedere come reagirà alle prime difficoltà e ai dubbi che inevitabilmente qualcuno tra tifoseria e media avrà nei suoi confronti. Alle spalle di queste cinque sarà la solita lotteria con Liverpool, che se le chiacchiere relative a 50m fossero vere forse dovrebbe fare un pensierino alla cessione del giocatore più odiato del Regno Unito, possibili sorprese come WBA e Swansea, da vedere la seconda stagione di Steve Clarke e di Michael Laudrup rispettivamente, Everton, molto, forse troppo ci si aspetta da Martinez, allenatore dallo stile diametralmente opposto a quello di Moyes, e poi un gruppo di squadre che potrebbero finire in qualsiasi posizione da metà classifica alla retrocessione. Credo che il West Ham sia salvo, il Southampton di Pochettino dovrebbe essere tranquillo così come il Villa ma Fulham, Sunderland, Newcastle, Kinnear l’ennesimo suicidio, le tre neopromosse, Norwich e Stoke potrebbero benissimo giocare in Championship il prossimo anno.

In direzione opposta potrebbe trovarsi il QPR che, privatosi di qualchge mercenario di troppo, ha tenuto comunque un’ottima intelaiatura di squadra più Joey Barton, non il più popolare dei professionisti, visti anche i suoi commenti su Twitter, ma di sicuro giocatore che fa la differenza a questo livello. Con un allenatore serio confermato, Gary Bowyer, il Blackburn dovrebbe  finalmente trovare stabilità e potrebbe spingere per una posizione nei play off insieme a Bolton, Reading, Wigan, Leicester, Forest e Watford con la squadra di Zola forse tra queste favorita per la promozione diretta. Sarà curioso vedere lo Yeovil in Championship mentre la scelta di Steve Lomas al The Den potrebbe non rivelarsi quella giusta, bisognerà vedere se godrà della stessa fiducia che i proprietari americani hanno dimostrato a Kenny Jackett.

Quest’ultimo ha accettato a very big job at Wolves ma anche uno che potrebbe dargli enormi soddisfazioni. Sarà interessante vedere se l’Orient sarà in grado di prolungare l’ottimo finale della stagione passata mentre in molti si aspettano la consacrazione di Uwe Rosler sulla panchina del Brentford. Nello Yorkshire forse i tifosi del Bradford sono più ottimisti di quelli dello Sheffield United.

In League Two, l’attenzione deve essere sui club gestiti dai tifosi: Wycombe, Exeter, Wimbledon, Portsmouth, speriamo che tutti possano conseguire degli ottimi risultati perchè alla fine i punti sono il carburante dell’entusiasmo e l’entusiasmo a questi livelli genera revenue.

Per lo stesso discorso saranno particolarmente interessanti le gesta di Wrexham e Chester, due club uniti nel destino ma separati da un odio storico. E auguri all’FC United, che possano essere promossi direttamente senza passare per i play off (sconfitti nelle ultime tre finali).

Categorie:Attualitá

Cantona

1 agosto 2013 Lascia un commento

eric

 

Di solito i libri scritta da autori italiani sul calcio inglese hanno per lo più carattere storico, quasi fossero dei testi dedicati ad un pubblico assetato di sapere e che si avvicina al mondo del football UK per la prima volta. Il volume di Daniele Manusia invece si differenzia e riesce a raccontare il personaggio Cantona, non soltanto il calciatore, attraverso una ricerca di testi ed immagini impressionante. La ricerca è parte fondamentale e ostica alla base di ogni lavoro fatto come si deve e in questo caso la difficoltà era anche accentuata dalla mole di materiale a disposizione da cui è stato poi necessario estrapolare le battute da citare, le foto e le immagini da descrivere, le interviste da raccontare. Manusia ci è riuscito in modo eccellente, dando un ritratto del genio francese completo e fedele senza essere nè smaccatamente dalla sua parte nè contro. È come se fosse una lunga chiacchierata con degli amici al pub in cui si fa una gara a ricordare le avventure e le traversie, i successi e le delusioni di uno dei più grandi calciatori stranieri mai approdati sul suolo britannico. Forse a volte questo tono confidenziale genera commenti troppo personali, fatti spesso tra parentesi che interrompono un pò il filo narrativo, il film immaginario che il lettore gira nella propria mente durante la lettura, e lo trasportano direttamente nel soggiorno dell’autore con una birra in mano. E non è detto che sia una cosa negativa.

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