Away

100_0391Non sono neanche le 7 di mattina. Sul divano guardo mia figlia di un anno che ancora non sa che il padre sta per sparire anche oggi, sabato, giorno in cui non deve andare in ufficio e potrebbe passare a giocare con lei. Con un bagaglio di sensi di colpa pesante come un macigno mi preparo ad uscire nella pioggia incessante di una Londra di fine finto agosto. Mia moglie non mi dice niente, non più, sa che vado a vedere una partita, cosa che avevo fissato da tempo. Un mese prima sembrava una decisione innocua, oggi è una concessione enorme. Non mi chiede dove vado, sa che è fuori Londra, meglio che non segua il calcio altrimenti avrei dovuto spiegarle perchè, tra andata e ritorno, mi farò sei ore di treno per andare a vadere Farsley AFC (ex Celtic) v Darlington 1883, nato dalle ceneri del DFC grazie, ancora una volta, alla passione dei propri tifosi.

Arrivo a St Pancras e come al solito, nonostante la luce cupa e le nuvole basse, mi stupisco della sua bellezza. Salgo sul treno, mi metto comodo, apro il libro e inizio a leggere. La carrozza è tranquilla, due minuti dopo uso l’imperfetto. Il Millwall gioca a Sheffield, qualche decina di tifosi decide di partire incredibilmente presto con una discreta fornitura di alcol e di buonumore. Fa piacere vedere che ci sono parecchi ragazzi giovani, anche un paio di ragazze. Si mischiano con quelli più maturi, dalle loro chiacchiere vengo a sapere che sono solo 350 i biglietti venduti oggi per il settore ospiti. Pochi, nonostante l’inizio incerto della squadra, nonostante il Bank Holiday weekend. A Derby scendo per cambiare. Appena il mio nuovo treno ferma a Sheffield le carrozze sono talmente invase di persone che quasi rimpiango la metro di Londra all’ora di punta: sono solo quattro vagoni che fermeranno a Leeds ma a parte un festival e non so che corse di cavalli in quella stazione devono transitare tifosi del Barnsley, dello Sheffield United e del Bradford. Anche qui noto con piacere il numero e l’età dei sostenitri al seguito della propria squadra. Mi riempie di ottimismo vedere club non di Premier seguiti in gran numero dalle giovani leve. A Leeds mi viene a prendere l’amico che mi ha invitato a vedere il suo local club alle prese con una delle favorite della Evo Stik Division One North, il Darlington. La storia di entrambe le squadre riporta un fallimento recente, una rinascita, una forte voglia di esistere ,nonostante persone incapaci o disoneste avessero fatto di tutto per porre fine all’esistenza di due realtà sportive centenarie. Il fatto stesso che questa partita si giochi è da celebrare.

Sulla via dello stadio, nel tranquillo centro città (paese) di Farsley, mi divoro un sausage fritto nella pastella con patatine. Non mi sazia. Arrivati al campo, più che allo stadio, e acquistati di rigore programma e sciarpa, ci dirigiamo verso la club house. La scelta delle birre è ampia. Bicchiere di vetro bevi dentro, di plastica fuori, ma almeno puoi vederti la partita sorseggiandoti una birra. Scappo fuori prima che la fila diventi troppo lunga e dal chiosco all’entrata ordino una steak pie with peas che è da gourmet. Me la porto dentro dove continuiamo con le pinte. Continuano ad arrivare tifosi del Darlo, alcuni si siedono con noi. Alla fine su 502 persone ufficialmente presenti, fose 350 sono tifosi ospiti. Lo scorso anno hanno vinto agevolemente il loro campionato, quest’anno devono capire quanto il nuovo livello sia alla loro portata. Iniziano bene, veloci, aggressivi, anche se in una inguardabile maglia rosa scuro,  ma tutto ad un tratto, alla prima azione offensiva dei padroni di casa, concedono un rigore. 1-0. Smettono di giocare, vanno in confusione, in 30 minuti il Farsley prende tre legni e fa altri due gol. Gli ospiti accorciano le distanze prima dell’intervallo, una buona dose di speranza da prendere insieme al tè. Ma chiunque sperava di vedere un’altra partita nel secondo tempo è rimasto deluso. Dopo poco il Farsley segna il 4-1. Sembra tutto sotto controllo poi il solito n.10 del Darlo segna il 4-2. Mi dicono si tratti di Thompson, una volta sui books del Port Vale. Baricentro basso, veloce con la palla, ottimo dribbling, troppo isolato. A 10 minuti dalla fine ha lui la palla per riaprire l’ioncontro, dagli 11 metri. Invece di piazzare sceglie la conclusione di forza: la palla probabilmente è ancora in viaggio per Leeds.

La partita finisce 4-2 per i padroni di casa: il tempo per farsi un’altra pinta di Ale in centro e poi inizia il lungo viaggio di ritorno in treno. Sul convoglio e nelle stazioni si vedono parecchie maglie, squadre diverse, pugni di colore su sfondo grigio, tifosi che tornano a casa stanchi ma felici di aver celebrato ancora un sabato pomeriggio nel proprio ambiente, con i propri amici. Il calcio è vita.

2 risposte a "Away"

  1. Mamma che invidia, non solo per l’atmosfera di quel calcio “minore”, ma anche per quel clima inglese che adoro. Bravo, bel blog.

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