Stigma

John Beck with Barclays League, Division Three trophyÈ notizia, molto discussa, di questi giorni la nomina da parte della FA a “coach educator” di John Beck, nome che, per gli appassionati di calcio inglese della mia età, sarà sempre indissolubilmente legato a quello del Cambridge United di Dion Dublin. Costretto al ritiro causa infortunio, Beck fu nominato manager al The Abbey nel gennaio del 1990. A fine stagione il Cambridge vinse i play off della Fourth Division e arrivò ai quarti di FA Cup. Nel 1990/91 the U’s confermarono i quarti di finale in coppa e vinsero la Third Division. Nella stagione successiva il piazzamento finale fu il quinto che, nonostante la sconfitta nei play off impedì a Dublin e compagni di far parte della neo formata Premier League a partire dall’ agosto 1992, rimane tuttora il migliore di sempre nella storia dello United. Ma, purtroppo per lui, come successo anche per Graham Taylor, l’etichetta affibbiatagli dalla stampa inglese brucia piú della Lettera Scarlatta del libro di Natalie Hawthorne. John Beck giocava con lanci lunghi. John Beck insegnava e promuoveva un calcio rudimentale. John Beck invitava i suoi a buttarla nella metà campo avversaria senza curarsi di altro. John Beck non faceva tagliare l’erba verso la linea di fondo campo in modo da rallentare e tenere in gioco i palloni buttati in avanti alla cieca. Il Cambridge di John Beck giocava un calcio talmente arcaico che la Crazy Gang del Plough Lane in confronto era il Brasile. Tutte queste accuse e questi toni scandalizzati suonano un pò pomposi e fuori posto. A differenza di molti esperti da poltrona, Beck si è tolto soddisfazioni allenando compagini tutt’altro che blasonate (Lincoln e Histon dopo il Cambridge) e, pur ammettendo una preparazione tattica tutt’altro che sofisticata, bisogna tener conto che spesso gli allenatori devono pensare a valorizzare le risorse a disposizione. Forse nelle rose che si è trovato ad allenare non c’erano degli antenati di Iniesta, Frank Lampard o Andrea Pirlo. Forse piuttosto che metterlo in croce per la supposta  bruttezza stilistica delle sue “route one tactics” bisognerebbe studiarlo come un fenomeno. Il problema è che oggi, grazie anche alle informazioni di carattere tecnico-statistico scaricabili da qualsiasi telefonino, moltissimi ex semplici appassionati sono diventati dei fini analisti di gioco dal palato troppo raffinato per perdonare a persone come John Beck i suoi presunti peccati contro il Dio pallone. Tra le tante stronzate fatte negli anni dalla FA questa può tranquillamente essere sdoganata. Non esiste un modo solo per giocare al calcio e tutta questa esaltazione del possesso palla ha francamente stancato. Forse Beck non era “everyone’s cup of tea” ma questo non giustifica le battute e i commenti di scherno fatti da persone che un campo da calcio lo hanno calcato solo con una penna o un microfono in mano.

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