Le Tigri nel circo

hullEsisteva il Cardiff City FC, the Bluebirds, che giocava in blu. Oggi i “dragoni” tirano calci al pallone in completo rosso perché in Asia è un colore che porta bene. Il Newcastle United da sempre fa dei suoi sostenitori al St James’ Park il proprio orgoglio e dodicesimo uomo in campo. Pardon, volevo dire alla Sports Direct Arena. Ora rischiamo che l’Hull City, club storico (dal 1904) dello Yorkshire, dal prossimo anno sia conosciuto come Hull Tigers, un nome che non starebbe male in un campionato con i Chicago Bears o i Miami Dolphins ma la Premier League non è la NFL. O almeno non dovrebbe visto che il rischio che le somigli sempre di più aumenta di giorno in giorno. Il trucco è sempre lo stesso, far crescere le aspettative dei tifosi facendosi passare per gli unici in grado di poterle rispettare o, in casi estremi, farsi passare come dei salvatori. Una volta comprata, perchè di questo si tratta, la fiducia, arrivano le note dolenti. Almeno per chi si è illuso, per chi ancora crede alle favole e non si rende conto che il vero obiettivo nascosto, neanche tanto bene, non è affatto quello di salvaguardare il club come patrimonio storico-culturale dei tifosi. Che le squadre di calcio, soprattutto in UK, siano delle PLC e non dei FC è ormai palese ma anche questa, pare, inevitabile espropriazione di beni altrui può e dovrebbe essere fatta con maggior responsabilità e classe. Invece c’è chi sommerge di debiti realtà in precedenza completamente autosufficienti. C’è chi ne riduce sul lastrico altre inseguendo traguardi impossibili sulla scia di esplosioni di egocentrismo puro e semplice. Per non parlare di chi mente sapendo di mentire restituendo un già di per sè discutibile Fit & Proper Test, anche se indagato per traffico d’armi o crimini contro l’umanità. O di chi senza vergogna cerca di speculare su terreni dove sorgono stadi storici sognando di buttare giù secoli di storia e di sogni per costruire appartamenti inutili e maledetti. Ma tutto questo non basta. Ci sono i capricci, l’approccio il club è mio e ne faccio quello che voglio. Dopo la farsa di Cardiff, di cui purtroppo è rimasta solo un’eco lontana visti i successi sul campo, almeno fino alla protesta di oggi, ora inizia quella dell’Hull. Il proprietario, un egiziano benestante ma dall’età più che pensionabile, 74 anni, ha deciso che Tigers è il nome che gli piace di più, forse gli ricorda l’infanzia. Il soprannome del City è già quello ma non basta, lo vuole nel nome, una pacchianata senza limiti. Ai fans che cantavano, in protesta, “City till i die” ha risposto,  molto carinamente, che per quanto lo riguardava avrebbero potuto morire anche il giorno dopo. Parliamo dei suoi tifosi, dei suoi clienti se vogliamo, di chi mette il culo sui seggiolini dello stadio e i soldi nelle casse del club. Parliamo di chi segue da generazioni una squadra che obiettivamente di gioie non ne ha mai date tante, di chi sfida freddo e stanchezza per stare comunque accanto ai propri beniamini. Possono morire tutti, perché, ingrati, vogliono che almeno il nome, dopo 110 anni, rimanga lo stesso, nonostante i capricci di una persona che è lì da tre stagioni e che è stata giustificata dal suo allenatore, Steve Bruce, perché, nonostante i suoi 45 anni in Inghilterra, non avrebbe ancora padronanza della lingua, cosa di per sé già preoccupante.

Il buon Assem Allam, che di sicuro con gli anni sarà diventato anche più testardo e più grintoso di un normale pensionato a cui si rubi un posto in fila alla posta, davanti alle proteste non si è dato per vinto e ha chiesto il permesso ufficiale alla FA per il cambio del nome. Ora, la cosa dà fastidio, ma rappresenta un passo in avanti rispetto a cose anche più gravi accadute in passato nel silenzio assoluto e colpevole delle autorità preposte e dei media più importanti. Che la FA abbia risposto di essere disponibile a consultare la varie parti interessate compreso il Supporters Trust è encomiabile ma dov’era questa disponibilità, questa apertura mentale quando fu concesso a degli imprenditori-criminali senza scrupoli di cancellare dalla storia del calcio il nome del Wimbledon FC?

Un rappresentante della campagna City Till We Die ha detto di essere “sicuro che la FA prenderà la decisione più giusta”. Glielo auguro ma non ne sono sicuro.

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