Pensieri e finali

wemÈ buffo ma queste righe sono frutto dei miei pensieri nel doportatita di domenica scorsa, sopra un vagone stipato all’inverosimile della Metropolitan Line tratto Wembley Park-King’s Cross. Il Sunderland aveva appena giocato una delle migliori partite degli ultimi 15 anni, penso che era dai tempi di Peter Reid, Quinn & Phillips che non avevo visto una prestazione tanto convincente. Ma il “giantkilling” non c’era stato. Niente headlines, niente parate su bus scoperti, niente ritorno in Europa. Un tiro beffardo, che avrebbe potuto beccare qualsiasi spettatore seduto dalla fila Q in su dietro la porta, si era invece insaccato perfettamente all’incrocio dei pali riequilibrando una gara che fino a quel momento il Manchester City non aveva fatto nulla per cercare di vincere. Si può argomentare quanto si vuole sulla classe del marcatore, Yaya Toure, o sul fatto che si trattasse solo di un problema di tempo vista la differenza di classe tra le due formazioni. Quel tiro, scoccato quasi con un atteggiamento indispettito da parte di qualcuno che fino a quel momento non aveva potuto imprimere la propria impronta sulla gara, non ha cambiato solo una partita, ha ucciso un sogno. Non solo il mio o quello di altri 31mila Mackems assiepati dentro Wembley ma quello di ogni cittadino della Repubblica del Wearside. La Coppa di Lega oggi come oggi per il City è una coppetta, anche se potrebbe rappresentare l’unico trofeo in questa prima stagione post Mancini, mentre per Sunderland avrebbe voluto dire prosciugare qualsiasi pub nel raggio di 10 miglia dallo Stadium of Light.

Per qualche motivo oscuro la metropolitana su cui sono salito senza muovere i piedi, come in una scena di un film di Spike Lee, ha cominciato a fermarsi ogni poche centinaia di metri allungando un tragitto che per stanchezza, alcol e stato d’animo era già di per sè estenuante. La mente ha cominciato ad andare indietro, alle finali, alle coppe, alle partite giocate dal SAFC a Wembley, alle sconfitte.

È facile ricordare gli anni delle due vittorie in FA Cup, 1937 e 73, basta invertire gli ultimi due numeri. Ma mentre la prima fu vinta quando il Sunderland era una squadra di vertice, campione d’Inghilterra nel 1935/36, la seconda fece molto piú scalpore visto che nel 1973 militava in Second Division (arrivò sesta) e giocava contro il Leeds, detentore del trofeo e campione nazionale l’anno dopo. Le due finali di FA Cup perse invece sono datate 1913, da notare la vittoria ai quarti contro il Newcastle dopo due replay, e 1992, edizione in cui John Byrne segnò in ogni turno eccetto la finale. Nel 1992 il Sunderland di nuovo si presentò a Wembley mentre disputava un campionato nella serie cadetta (terminó al 18mo posto). In quell’occasione chi scrive si presentò alle 9 di mattina sotto le allora esistenti Twin Towers convinto di poter trovare un biglietto. Sette ore dopo e zuppo fino al midollo mi ero rassegnato a vedere il secondo tempo nel B&B dove alloggiavo. Michael Thomas non mi concesse neanche il tempo di coltivare qualche speranza giustificata da un buon primo tempo e regalò a Souness, insieme a Rush piú tardi, il suo unico trofeo da allenatore dei Reds. Per lo meno nel 1992 il Sunderland in semifinale eliminò il Norwich, vendicando in parte l’altra sconfitta in una finale di Wembley, quella della Milk Cup 1985, la prima (di Coppa di Lega) che riuscii a vedere da ragazzo in diretta su TMC. Fu una gara noiosa, decisa da un autogol e giocata male da due squadre che al termine di quella stagione retrocedettero dalla First Division.

E sempre un’autorete decise a favore dello Swindon la finale dei play off 1990 per un posto in First Division. Il Sunderland fu poi comunque promosso a causa della squalifica comminata ai Robins per irregolarità finanziarie ma nel dopopartita i tifosi dei Black Cats non lo potevano ancora sapere e probabilmente affrontarono il mio stesso viaggio verso King’s Cross con il medesimo stato d’animo. Per non parlare dell’altra finale dei Play off, quella del 25 maggio 1998. Io c’ero. Lo posso dire a testa alta perchè quel giorno non solo ebbi la fortuna di vedere una delle partite piú belle che mi è capitato in 35 anni che vado allo stadio, ma anche di sentire forse il tifo piú assordante della mia vita da tifoso. 4-4 alla fine dei supplementari e 7-6 per il Charlton dal dischetto. Stesso viaggio, stessi pensieri anche in quell’occasione. Sarà anche vero che le sconfitte formano e lasciano piú ricordi delle vittorie ma provare qualcosa di nuovo non sarebbe male, sono passati 41 anni dal 1973!

Scrivo queste poche righe in attesa che si disputi Hull City v Sunderland di FA Cup domani, un posto in semifinale e un altro viaggio, anticipato e senza senso, a Wembley in palio. Dopo due partite di campionato giocate contro gli uomini di Bruce in 9 v 11 e 10 v 11 speriamo di poter fare un altro paio di viaggi sulla Metropolitan Line con qualche pensiero in meno e qualche sorriso in piú.

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