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Una settimana da leoni

22 aprile 2014 Lascia un commento

connorSeguendo il Sunderland da quasi 20 anni non sono abituato a commentare successi o soddisfazioni particolari. Anzi, tra una retrocessione, una promozione e un’altra retrocessione, spesso mi chiedo come è possibile che un club che sulla carta sembra avere tutto il necessario per potersi tranquillamente affermare come uno tra i più importanti del paese sia sempre alla ricerca, fino all’ultima giornata, dei punti per salvarsi. Fanbase eccezionale, ottimo stadio e training facilities da fare invidia, proprietà americana non avara di investimenti, rosa decente. Eppure anno dopo anno, allenatore dopo allenatore, nulla sembra cambiare. E se ultimamente qualcuno può lamentare la scarsa esperienza di Roy Keane, l’essere Geordie di Steve Bruce, la negatività di Mick McCarthy, la follia di PdC, c’è da ricordare che al SoL ha fallito anche un manager che sembrava tagliato per questo lavoro, Martin O’Neill. Ora Poyet, dopo la gavetta e la discreta riuscita della sua avventura al Brighton, non può essere il solo responsabile di un altro finale di stagione da infarto. Quello che si è verificato dalla finale di Coppa di Lega in poi, un punto nelle successive otto partite, è purtroppo routine. Per qualche misterioso motivo, sembra che la maggior parte dei giocatori del SAFC tiri i remi in barca non appena sembra che il traguardo che mentalmente si sono prefissati, la salvezza, sia a portata di mano. Si sentono appagati con il minimo indispensabile, si accontentano, si rilassano, peccato mortale agli occhi dei tifosi, che infatti avevano appoggiato all’inizio l’allenatore del Quarticciolo che, a modo suo, aveva cercato di dare una scossa ottenendo i risultati opposti. Perchè nessuno, o quasi, abbia o provi ad avere altre e più grandi aspirazioni è materiale per lo psicologo dello sport che il club di sicuro avrà tra i propri consulenti. Solo che questa volta  hanno sbagliato i conti, la situazione è precipitata e fino ad una settimana fa la retrocessione sembrava cosa fatta.

Poi capita quello che non ti aspetti e che ti fa amare il calcio, inglese, perchè da altre parti cose del genere non capitano. La truppa Poyet incontra fuori casa Man City e Chelsea, due pretendenti al titolo, dopo aver perso di misura a Liverpool pochi giorni prima. Nessuno dà una singola speranza ad una squadra ormai in caduta libera. I conti degli inseguitori si fanno aggiungendo di default i tre punti delle rispettive partite contro i Black Cats. Invece succede che non avendo più nulla da perdere Borini e soci cominciano a giocare, a scavare trincee, a sudare e macinare come avrebbero dovuto fare da agosto mentre ora siamo ad aprile e la Championship è a un passo. Connor Wickham, finalmente richiamato visto che Fletcher, Scocco e Altidore non segnano neanche in allenamento, realizza una doppietta in casa del City che è fortunato a trovare il pareggio nel finale. A casa Mourinho la vittoria degli ospiti non è contemplata, del resto in Premier League non c’è riuscito nessuno perchè dovrebbe questa banda di disperati? Wickham si ripete, Mannone si esalta, la squadra ci crede, arrivano i tre punti che tutto ad un tratto danno al Sunderland una inaspettata possibilità di sopravvivenza. Niente di più facile che gli eroi dello Stamford Bridge si impappinino davanti al proprio pubblico in occasione della visita del Cardiff di domenica prossima, ma almeno per una settimana i tifosi Mackem sono stati protagonisti e hanno potuto finalmente dimostrarsi orgogliosi della propria squadra (oltre che dopo i due derby vinti). Attaccare formazioni nella loso stessa situazione di classifica chiuse in difesa e pronte al contropiede è stato finora il tallone di Achille per gli uomini di Poyet, vedremo se entusiasmo e Wickham faranno il miracolo.

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