Plan B

faNon è la prima volta che un parere o una decisione della Football Association inglese mi lascia perplesso. Alla vigilia dei Mondiali da queste parti meno attesi della storia, pare che nessuno sia pronto a dare a Roy Hodgson e ai suoi ragazzi lo straccio di una speranza, la FA con grande tempismo ha fatto uscire i risultati di uno studio sulle cause identificate come possibile motivo del ritardo del calcio domestico rispetto a quello di paesi come Spagna, Germania & C.

Oltre a puntare il dito su mancati investimenti in educazione e infrastrutture a livello amatoriale, più per facciata che per altro, si è realizzato che negli ultimi 20 anni la percentuale di giocatori considerabili per la nazionale è passata dal 69% al 32%, da qui la spiegazione per il mancato arrivo di un’altra coppa del mondo dopo quella del 1966. In pratica, la nazionale non rende, non vince, per pura mancanza di materia prima, non ci sono abbastanza giocatori inglesi. Più si riduce il numero dei candidati più ci si deve accontentare di quello che si ha. Come risolvere il problema? Non è un dibattito facile, soprattutto considerando che non è solo sportivo ma anche politico. E non è che non l’abbia avuto con amici, esperti o giornalisti. Ma a nessuno, ripeto, nessuno, era mai venuto in mente di creare delle squadre B stile Spagna, con accorgimenti vari sulla provenienza e l’età dei giovani tanto per salvaguardare una parvenza di rispettabilità.

L’idea sarebbe quella di creare una nuova League Three, formata da 10 squadre di Conference e 10 formazioni B di club di Premier League. Queste ultime potrebbero essere promosse o retrocesse tra League One e Conference ma non giocare in Championship o più su. 20 su 25 giocatori dovranno essere eleggibili a giocare per la nazionale attraverso la “home grown rule”, 19 dovrebbero essere U21 e non sarebbero ammessi calciatori provenienti da paesi extra UE. Il controsenso in tutto questo è che il sacrificio per il bene della nazionale del futuro lo dovranno fare i club più piccoli, quelli a cui arrivano gli spiccioli dei mega contratti televisivi. La Premier ha bisogno di squadre B dove far crescere i giovani e si decide di rivoluzionare la Piramide, creando scompiglio e screditando quello che è un sistema invidiato nel mondo, con League 1, 2 e 3 più la Conference che regolarmente incantano e appassionano centinaia di migliaia di tifosi. Creare di forza questo corpo esterno sarebbe la rovina di tutto.

“The gap between the academy and the first team has widened significantly in 20 years. Many of the clubs we spoke to called this the ‘Bermuda Triangle’ or ‘black hole’ of English football.” Ha detto Greg Dyke, presidente della FA. Di fatto le giovani promesse non trovano spazio al top e quindi si crea un campionato dal nulla per farle crescere, alquanto ironico. Una volta, visto che si fanno paragoni col passato, gli si dava fiducia e poco alla volta si facevano giocare e l’esperienza se la guadagnavano direttamente nel torneo di appartenenza, non tre serie più giù. Se ore le pressioni sono troppe, perchè gli interessi sono troppi, il conto non si può far pagare a chi vive ai margini di questo Eldorado del pallone. È una follia. Il problema della penuria di giocatori indigeni non è solo inglese ed è encomiabile che si pensi ad una soluzione ma non questa, si farebbero di nuovo gli interessi della Premier, incredibile che la FA ancora ci caschi. Basterebbe una cosa sola per rinviare il tutto o addirittura abbandonare il progetto: che Roy arrivasse in semifinale, d’altronde è dal 1990 che una nazionale inglese non partiva per una Coppa del Mondo con una tale mancanza di fiducia tutto intorno. Che sia di buon auspicio?

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