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Fine dei giochi

3 luglio 2014 Lascia un commento

stevegCon i Mondiali terminati dopo appena due partite, abbiamo finalmente archiviato la stagione 2013-14. Lunga come le altre, imprevedibile più delle altre. Era da parecchio tempo, almeno per quanto riguarda la EPL, che la lotta al vertice non vedeva tanti ribaltoni. Arsenal, Manchester City, Chelsea, Liverpool, tutte in un momento o in un altro sono state viste come favorite . L’ha spuntata alla fine la squadra di Pellegrini, un signore, che con calma e dignità ha portato al titolo la rosa di fatto più completa e competitiva senza il teatro che due anni fa aveva caratterizzato il trionfo di Roberto Mancini. Eppure ad un certo punto sembrava fatta per il Liverpool, una sorpresa visto il campionato passato e l’inizio di stagione. Rodgers ha puntato su giocatori giovani e British, non ha avuto a disposizione lo stesso budget dei suoi colleghi ma ha potuto contare sulla partnership in attacco più letale, morsi o no Suarez segna come pochi, e su un capitano sempre inspirato. Che alla fine un suo sfortunato errore sia stato identificato come il momento in cui i Reds hanno perso il campionato sorvola sul fatto che erano in quella posizione grazie soprattutto a lui. Forse nelle ultime partite sono mancati proprio i gol di Suarez ma comunque rimane, quella del Liverpool, una stagione da ricordare, vediamo se è stato un fluke o se sapranno construirci sopra. Il Chelsea, spesso cinico, di Mourinho non ha conquistato nuovi tifosi e appassionati, con la vecchia guardia ormai in calo evidente, i suoi mind games, i lamenti sulla scarsa qualità degli attaccanti e sul calendario sfavorevole sempre pronti come alibi, le sue tattiche negative vendute come colpi di genio e frutto di esperienza. Sembra che valga anche per lo Special One il vecchio principio secondo cui non si deve mai tornare nei posti in cui si ha avuto successo. Capitolo Arsenal: sembra un deja vu, stagione più che dignitosa, da vertice, fino ai primi infortuni e ai primi cali di forma ma in panchina c’è il vuoto o poco ci manca. I 42 milioni spesi all’ultimo minuto per Ozil non servono a mascherare il solito problema della mancanza di investimenti in giocatori di qualità, affermati e con voglia di continuare a vincere. Certo, sta peggio il Man Utd ma dopo il ventennio che hanno avuto un attimo di pausa ci poteva stare. Dispiace constatare che the chosen one alla fine non fosse quello giusto. I maligni dicono che ci fosse lo zampino di Ferguson in modo da continuare a rimanere indispensabile dietro le quinte. Certo avrebbero potuto fargli finire la stagione e comunque  tutte le chiacchiere sulla necessità di avere pazienza e di dargli la possibilità di costruire senza attendersi dei risultati immediati si sono dimostrate esattamente questo, chiacchiere. Sarà interessante vedere la reazione dei fedelissimi dell’Old Trafford di fronte all’assenza delle partite di Champions. Se Martinez all’Everton ha di nuovo dimostrato di essere un ottimo allenatore, l’oscar della panchina va per il 2013-14 a Tony Pulis. Tanto vituperato, criticato, etichettato, ha dato dimostrazione di sapersi adattare ai giocatori che ha a disposizione. Il Palace non giocato il calcio arcaico che tutti gli rimproveravano allo Stoke, a parte i fans dei Potters, ma ha disputato ottime partite che gli sono valse una salvezza comoda e anticipata. Quello che non si può dire del Sunderland. Arrivati ad aprile con la squadra in finale di League Cup e fuori dalla zona retrocessione, in molti si erano sbrigati a ricoprire di lodi Gus Poyet per poi mangiarsi il cappello come Rockerduck quando i Black Cats hanno portato a casa un punto in otto partite dopo la sconfitta di Wembley. Fabio Borini e soci erano dati semplicemente per spacciati, ultimi e con il calendario che in due settimane li vedeva impegnati fuori casa contro Man City, Chelsea e Man Utd, tanto che lo stesso allenatore uruguayano aveva parlato di necessità di un miracolo per poter sopravvivere. E miracolo è stato, sette punti nelle sopra menzionate trasferte hanno fatto la differenza e dato la possibilità al Sunderland di ricominciare la prossima stagione con un tecnico che sembra avere le giuste qualità umane e professionali. Da segnalare i suicidi del Fulham, sarebbe stato meglio mantenere Al Fayed con tanto di statua di Michael Jackson, Norwich e Cardiff tutti club che hanno deciso di cambiare uno, o più, manager sbagliando tempi o successore. Con buona pace del colore rosso che in Asia porta fortuna ma in Galles no. Altra delusione il Tottenham mentre la sorpresa, per buona parte della stagione, è stato il Southampton, per altro già smantellato al tempo di buttare giù queste righe.

photoFA Cup: finalmente una finale non finita 1-0 e  la cui vittoria è stata festeggiata in strada come se fosse quella in Champiosn League. Cose che fanno bene allo spirito. Non so se è stato più per la liberazione da parte dei tifosi dei Gunners dopo nove anni senza trofei o per il fatto che si erano trovati due reti sotto e quindi non speravano di portare a casa il trofeo. League Cup: Man City, partita di cui ho già parlato in un altro post. Per un momento è sembrato che potesse essere l’unico trofeo a finire in bacheca per i citizens ma poi non è stato così.

Dalla Championship sono salite le tre compagini che per tutto il campionato sono state nei primi quatto posti, quindi, oserei dire, meritatamente. Ma mentre Leicester e Burnely, Dyche autore di un vero miracolo, sono state promosse automaticamente, il QPR ha giocato una delle partite più brutte di sempre sul sacro prato di Wembely. Conta poco, alla fine una scarpata di Bobby Zamora riporta Harry Redknapp e Joey Barton in EPL, per quanti anni è difficile dirlo. Il Leeds, alle prese con la saga Cellino, ha chiuso in picchiata, il Millwall ha scoperto quanto sia difficle la vita senza Kenny Jackett in panchina. But their loss is Wolves’ gain, con i Wanderers promossi grazie alla abile guida dell’ex responsabile tecnico al the Den. In League One da segnalare, oltre alla promozione del Brentford guidato da un ex broker della City, anche la ottima stagione dell’Orient, da crepacuore la sconfitta nella finale dei play off, e il cammino dello Sheffield United di Nigel Clough in FA Cup, caduto solo in semifinale contro l’Hull. In League Two da festeggiare la sopravvivenza di tutti i club trust owned, AFC Wimbledon, Exeter, Portsmouth e, all’ultimo secondo, Wycombe Wanderers. Salgono dalla Conference il Luton ed il Cambridge, due nomi noti mentre l’FCUM cade di nuovo ai play off, una maledizione.

Chiudiamo con la nazionale: un punto in tre partite e un mesto ritorno a casa dovrebbero lasciare spazio a ben poche parole, eppure ci sono stati segnali di indiscutibile ottimismo. L’Inghilterra conosce i propri limiti e le proprie debolezze e sta cercando di agire per porre rimedio. Non so se basterà ma è un inizio, il futuro non è poi così grigio come i solidi disfattisti vogliono far credere. See you in august.

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