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Pompey pals

22 agosto 2014 1 commento

frattonPer il mio compleanno ho deciso di regalarmi una visita al Fratton Park. Non credo sia l’età ma tutto ad un tratto ho iniziato a temere che anche gli ultimi stadi inglesi con carattere possano essere sosituiti da contenitori di materiale umano grigi e senza fascino nel giro di pochissimo tempo. Entro pochi anni solo Londra dirà addio a Upton Park, Loftus Road e Griffin Park. Soprattutto in questo ultimo caso non saranno solo i tifosi del Brentford a versare lacrime amare ma anche tutti quelli ospiti che hanno avuto la possibilità negli anni di approfittare dei quattro pub ai quattro angoli dell’impianto (domanda classica in qualsiasi pub quiz).

Bella giornata, viaggio comodo e veloce, stazione vicina allo stadio. Già da lontano mi viene la pelle d’oca. Lo so, basta poco, ma la vista dei riflettori vecchio stile mi commuove sempre. Non i fari che vanno di moda oggi nei catini di cemento moderni. Alti, imperiosi, a rappresentare un punto di riferimento, i minareti  della tribú del calcio. Una volta nei paraggi scopri il piccolo stadio incastrato tra le case a due piani. Vie e viuzze che si snodano intorno ai quattro lati, un minuscolo ufficio del club, un pio di pub, segnalo The Shepherds Crook, una targa commemorativa dei Pompey Pals, i due battaglioni di uomini reclutati a Portsmouth in generale e Fratton Park in particolare, dei quali molti non fecero mai ritorno dalla prima Guerra Mondiale. Il club quest’anno ha onorato la loro memoria in occasione dei 100 anni dall’inizio del conflitto, stampando tutti i nomi dei caduti sulla prima maglia della squadra.

fratton 2Un gesto nobile e non é un caso che sia sia realizzato ora che il club è gestito dai tifosi, il Pompey Supporters Trust che ha finalmente posto fine alle comiche societarie andate in scena per anni e ricostruito una squadra dalle ceneri di quella lasciata a pezzi dalla gestione Redknapp (vedi post 22/04/2012). Il fatto che grazie a lui il Portsmouth abbia vinto una FA Cup e giocato in Europa regge fino ad un certo punto visto che se non fosse stato per chi ci mette la passione, oltre che i soldi, il club avrebbe cessato di esistere.

Una volta dentro, tutto è ancora com’era. I bar, ottima la pie, l’architettura, le tribune, i piloni che la sorreggono e ti costringono a spostare la testa di qua e di là per seguire la partita. Dispiace veramente non aver visto la Fratton End dal vivo quando era ancora tutta terrace, doveva essere uno spettacolo.

Ah già, la partita, un dettaglio in una giornata quasi perfetta. Eppure bella, veloce, combattuta e soprattutto con la colonna sonora dei quasi 17mila spettatori presenti di sottofondo continuo. I cori Blue Army e Pompey Play Up non sono proprio originali o particolarmente coinvolgenti ma quando è tutto lo stadio, con interi settori in piedi e mani in alto sopra la testa, a cantare le cose cambiano. Onesti i circa 500 tifosi in trasferta del Cambridge United, loro come la squadra che per qualche motivo sembrava difettare di comunicazione in attacco vanificando all’ultimo momento azioni degne di ben altre conclusioni.

Tanto di cappello però alla squadra di casa che, rimasta in 10 nel primo tempo, ha iniziato il primo tempo aggressiva e poi ha difeso con i denti il vantaggio. Un nome su tutti, quello del biondo numero tre Jack Whatmough, 18 anni, gambe, polmoni, corsa ma anche grinta e testa di un veterano.

So che molti Pompey fans hanno vissuto con disperazione tutte le traversie del loro club ma dovrebbero solo che essere fieri della loro situazione attuale: stadio, club, squadra, un tutt’uno ora piú che mai e ogni soddisfazione avrà un sapore diverso visto che bisognerà dire grazie alle persona che ti siede vicino piuttosto che a quelle sedute negli executive box.

Ultimo pensiero personale. Portsmouth era la destinazione che avevo scelto insieme al mio amico Riccardo Boz per passare insieme una sana giornata di calcio una volta che si fosse rimesso. Non è stato così. So che manca a tutti coloro fortunati abbastanza da averlo conosciuto ma dentro uno stadio ho avuto la sensazione di averlo veramente vicino e mi ha fatto piacere pensarlo in quel frangente. Lo so, dovrebbe essere in chiesa ma è stato l’amore per calcio e tifo che ha fatto da collante alla nostra amicizia. Era la sua passione, era parte della sua vita, come della mia. Alla prossima.

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