Early days

Uk_map_home_nationsOggi come oggi international football is dead. Con international football intendo le gare delle selezioni nazionali, che si tratti di partite di qualificazione, di fasi finali o di amichevoli. Queste ultime sono diventate una farsa con defezioni continue e sostituzioni illimitate, le prime hanno poco senso vista l’apertura della UEFA ad ogni territorio con una chiesa ed una fontana che voglia chiamarsi indipendente. Gli stessi Mondiali o Europei lasciano poco o niente nella memoria di chi li segue (7-1 in semifinale a parte). Pochi i campioni, troppi i coglioni. Francia 2016 però sarà in qualche modo un torneo storico. Se fino al 1992 erano otto le compagini nazionali a contendersi il trofeo continentale, poi 16 dal 1996, tra due anni saranno 24, di fatto dando una possibilità di qualificazione anche a potenze del calcio come Cipro e Armenia. Non solo, visto che la mente vulcanica del Presidente della UEFA Michel Platini è sempre in fermento, il 2016 dovrebbe anche essere l’ultima volta che la manifestazione continentale si terrà in un singolo paese, dal 2020 sarà itinerante. Ha senso? Nessuno, ma poco male. Sarebbe curioso però se, in occasione di una data così importante, si qualificassero, oltre all’Inghilterra, anche altre squadre delle Home Nations. Poche le speranze una volta visti i gironi di qualificazione,  dopo le prime tre partite invece ecco la situazione che non ti aspetti. Early days, certo, però non si può mai dire. In dettaglio:

L’Inghilterra non dovrebbe avare problemi a meno che Hodgson non decida di far giocare i suoi bendati o senza portiere. Lo scoglio più grande, in un gruppo contenente avversari del prestigio di Estonia, Slovenia, Lituania e San Marino, è la Svizzera, già battuta 2-0 fuori casa.

Lasciato alle spalle il referendum sulla scissione dalla Gran Bretagna, la Scozia sembra rinfrancata e determinata a farsi notare. Dopo la sconfitta di misura in casa dei freschi campioni del mondo di Germania, gli uomini di Strachan hanno superato la Georgia e pareggiato in Polonia. Certo, non è la Polonia degli anni 70 e 80 ma è comunque sempre una trasferta temibile, soprattutto per una squadra, come quelle che viene da oltre il Vallo di Adriano, che ha fatto delle figure meschine una scomoda abitudine. Come allenatore della nazionale Strachan sembra aver trovato la sue dimensione e, a meno di sue dimissioni, nessuno dovrebbe aver particolarmente fretta di vederlo andare via dopo che la SFA ha visto negli ultimi 10 anni l’avvicendarsi di sette nomi diversi. Probabilmente il secondo posto sarà una lotta tra Scozia e, beffardo destino, l’Irlanda. La sesta squadra, l’obbligatoria squadra materasso del girone, è la cenerentola Gibilterra, terza nazionale di lingua inglese, più o meno, del girone.

Il Galles dopo tre partite è primo. No, non è un errore di battitura. In un girone in cui figurano squadre che erano in Brasile qualche mese fa, come Belgio e Bosnia, non è male. Vero, i punti sono arrivati con vittorie di misura su Andorra, grazie a Gareth Bale, e Cipro, non esattamente due colossi del calcio internazionale, ma soprattutto l’ultima, ottenuta giocando in dieci praticamente tutto il secondo tempo, fa morale. Coleman non si illude, sa di poter contare su un gruppo di onesti pedatori e su un fuoriclasse e le due prossime gare, entrambe in trasferta, in Belgio e Israele, gli diranno esattamente di che pasta sono fatti.

La sorpresa più grande è pero l’Irlanda del Nord. Era dai tempi del mondiale spagnolo del 1982 che non c’era tanta fiducia intorno alla squadra nazionale. Tre vittorie in tre partite, fuori casa contro Ungheria e Grecia, tra le mura amiche contro le Isole Faroe. Finlandia e Romania, le prossime date sul calendario, completano il girone. Considerando che l’esperienza da allenatorte di Michael O’Neill, prima di essere scelto per questo ruolo, era stata con Brechin City e Shamrock Rovers, i suoi progressi devono aver convinto anche i più diffidenti, soprattutto quelli che non sopportano l’idea di avere un cattolico sulla panchina dell’Irlanda sbagliata.

Irland aper Irlanda, O’Neill per O’Neill, merita una citazione la nazionale della Repubblica finalmente Trapattonifree. La coppia di discepoli di Brian Clough, diverse generazioni ma stessa scuola Forest per Martin O’Neill e Roy Keane, sembra avere la grinta giusta. Dopo la vittoria in Georgia e la passeggiata contro Gibilterra è arrivato infatti il pareggio in casa della Germania. Certo il talento a disposizione non è all’altezza di quello sprecato da Jack Charlton per anni ma O’Neill non è Big Jack. Da non perdera la prossima sfida del Celtic Park tra Scozia e Irlanda, quasi una guerra in famiglia.