Archive

Archive for dicembre 2014

Il gol

30 dicembre 2014 4 commenti

adamSono gli ultimi secondi del tempo regolamentare di Newcastle v Sunderland, uno dei derby piu’ sentiti del Regno Unito se non d’Europa, dello scorso 21 dicembre . E’ stato un incontro elettrizzante. Entrate dure, falli border line e tante occasioni. Il risultato di 0-0 che ancora regge non dice la verita’. Il Sunderland fino a quel giorno aveva vinto soltanto due partite di campionato. I padroni di casa sono disperati per ridare ai propri tifosi una gioia contro i rivali locali che non perdono al St James’ dall’1-5 del 31/10/2010. Gli uomini di Pardew spingono, battono un calcio d’angolo. Sulla respinta la palla termina ai piedi di Adam Johnson appena fuori la sua area. Sissoko lo placca da dietro, lo rallenta, poi lo lascia andare aspettando un fischio che non arriva. Johnson  non si butta a terra per guadagnare una manciata di secondi che avvicinerebbe lui e compagni ad un pareggio sul campo nemico tutt’altro che da disprezzare. Si divincola e ricomincia a correre. Ecco che in recupero arriva Dummet, credo, che in scivolata tenta di fargli fare una boccata d’erba. Lo prende ma non lo prende bene. Di nuovo Johnson barcolla ma ritrova l’equilibrio e continua a correre. Passa centrocampo. I difensori bianconeri lo inseguono ora ma non affondano, sembrano controllarlo quando finalmente l’ex Man City allarga sulla sinistra all’accorrente Fletcher. Cinque uomini del Newcastle seguono la palla. L’attaccante di Poyet invece entra in area e con un semplice passaggio taglia tutta l’area di rigore fino a trovare sul palo lontano un isolatissimo Buckley, entrato da poco al posto di Wickham. Il suo tocco di interno di prima all’indietro trova proprio la persona che aveva creduto e creato questa azione. Johnson e’ del tutto smarcato, controllo di sinistro e tiro di collo di controbalzo imparabile per Alnwick. Il tempo di riprendersi dallo shock ed arriva il fischio finale. Se mai un gol ha racchiuso in modo totale quello che e’ lo spirito del calcio inglese, deve essere quello che ha deciso questo incontro 

Categorie:Attualitá

Provaci ancora (Big) Sam

13 dicembre 2014 Lascia un commento

samDopo poco più di un mese dall’inizio della Premier League 2014-15, l’aria che si respirava dentro il Boleyn Ground era tanto familiare quanto pesante. Una vittoria, sul campo del Palace, in quattro partite di campionato. Due sconfitte interne contro Spurs e Southampton da sommare all’eliminazione ai rigori in Coppa di Lega contro lo Sheffield United sempre di fronte ai propri fedelissimi. Sam Allardyce, mai troppo popolare con il tifo claret&blue, era dato praticamente per partente da esperti e bookmakers. Nel frattempo le news sul nuovo stemma, disegnato per turisti americani sulle orme di Frodo dopo aver visto Green Street, erano argomento del giorno su internet e social media. Il tutto con lo spettro, più che l’opportunità come i proprietari del club la vorrebbero far passare, del trasloco all’Olympic Stadium, quasi sicuramente da ribattezzare in onore dello shopping centre più grande del Regno Unito. In questo clima di incertezza e nervosismo era fin troppo facile dimenticare che in fin dei conti Big Sam non stava andando poi così male: nel 2011 aveva ereditato una squadra appena retrocessa e l’aveva riportata su, via play offs, al primo tentativo. Le due stagioni successive hanno visto un 10mo e un 13mo posto ottenuti senza mai flirtare troppo con la zona retrocessione. Un avvio incerto l’ultimo, vero, ma non tanto da giustificare la esasperazione che in tanti sfogavano sugli spalti dell’Upton Park nei confronti del proprio allenatore. Il duo Gold/Sullivan, non esattamente rinomato per la pazienza nei confronti dei propri dipendenti, a fine agosto sembrava deciso a cambiare e il destino di Allardyce di nuovo appariva appeso a un filo o ad un singolo risultato. O, almeno, così si pensava. In un’intervista rilasciata in ottobre al Telegraph, lo stesso Big Sam ha invece dichiarato: “They are the best owners I’ve ever had. They are loyal. They could have cracked under pressure. At one stage I thought it might have been very, very close in December and January [to his sacking]. It’s very difficult to take the pressure when you’re the owner and every man and his dog is saying, ‘Your manager’s c—, you’ve got to get rid of him’ They were saying it to them through social media, through abusive messages and emails. The owners are very easily contactable – personally, I’d say too easily. They get affected by it. I’ve no problem with that. My life’s about adjusting to owners’ needs”.

westOggi il West Ham è quarto in classifica, finisse oggi il campionato sarebbe in Champions. È il loro miglior inizio dalla creazione della Premier League, sembrano una formazione solida e senza fronzoli, un mix di giovani e veterani che funziona egregiamente sotto la guida di uno dei meno amati e tra i più sottovalutati manager del calcio inglese. Perchè il vero problema di Allardyce è proprio questo. Anche chi scrive lo aveva trovato irrispettoso e arrogante quando si era fatto avanti per il posto di CT della nazionale mentre ancora al Bolton e da lì lo avevo sempre seguito con un sottile senso di soddisfazione ad ogni sua disavventura, quasi a pensare che avesse bisogno di essere ridimensionato a suon di sconfitte. La verità invece è un altra. Basta guardare l’immediato futuro dei club da lui lasciati, volontariamente o meno, Bolton, Newcastle, Blackburn, per capire come questo non apprezzare la persona non dovrebbe mai andare a condizionare le scelte puramente tecniche. Quando in Premier gli unici allenatori ad usare statistiche, analisi degli avversari e indici di prestazione erano gli stranieri, considerati troppo sofisticati e poco affidabili, Big Sam già aveva intuito che sarebbe stato folle rifiutare l’aiuto che la scienza gli stava mettendo a disposizione. Il suo Bolton era costruito per giocare un calcio diretto, fisico, aggressivo ma tutt’altro che primordiale. Lo schema di attacco sulla seconda palla non era semplicemente basato sul calciare il pallone lungo e provare a conquistare metri come si trattasse di un azione su un campo da rugby, ma richiedeva una disposizione sul campo e una disciplina che solo ore e ore di allenamento potevano garantire. Quando la palla veniva giocata in una certa zona o su un certo giocatore, i suoi uomini erano tutti disposti in modo da aggredire e conquistare il pallone nel momento in cui gli avversari avessero trovato difficoltà a controllarla o a distribuirla nel più breve tempo possibile. Gente come Kevin Davies o Kevin Nolan erano dei soldati perfetti, il primo il giocatore più falloso del campionato inglese per diverse stagioni ed il secondo ancora fedele e in attività con il WHUFC.  Invece di essere riconosciuto come un innovatore o, comunque, un allenatore capace, Big Sam ha continuato a dover lottare contro tutti coloro che lo accusavano di giocare un calcio antico, noioso, piatto. Tra questi molti dei suoi tifosi attuali, viziati da un’idea, da una tradizione, da un ricordo che esiste ormai solo sui libri di storia. The Academy of Football, così era conosciuto il West Ham ed il suo settore giovanile 50 anni fa e da allora il calcio giocato da queste parti poteva non anche non portare titoli o trofei ma si richiedeva che fosse coraggioso, aperto, offensivo, dettato da una mentalità e uno stile ben precisi. Il pragmatico e poco fantasioso Allardyce sembrava l’antitesi di tutto questo. Se all’inizio in molti pensavano che servisse proprio questo figlio di un poliziotto e la sua innata disciplina per riportare ordine e stabilità, tre anni dopo il suo lavoro era dai più giudicato finito. Thank you and goodbye, era ora di cercare qualcuno che potesse ricreare una squadra bella e maledetta, imprevedibile e dannata. Nella stessa intervista citata sopra  il tecnico degli Hammers rispondeva così alle accuse di long ball che gli sono sempre state rivolte: “That’s other managers that did that. They used that as an excuse for the times when we beat them: Wenger, O’Leary, Souness, Benítez. It’s not founded in fact. You work with what you’ve got and get the best out of it. It’s like now. People are saying, ‘Sam’s made this unbelievable change at West Ham’ but the change has been evolving from day one. We’ve given ourselves enough time to evolve this team”.

You work with what you got. Questo il semplice segreto. Non puoi giocare come il Barcellona se non hai il personale per farlo. Analizzi il materiale umano a disposizione e cerchi di farlo rendere al massimo. Nel mondo extra cinico del calcio di oggi questa è saggezza degna di un Buddha. Di romantico è rimasto poco sul terreno di gioco come fuori , abbandonare Upton Park per il Westfield Stadium ne è l’ennesima prova. Big Sam chiede di essere giudicato solo sui risultati e la classifica finale. Forse aveva ragione, avrebbe potuto essere lui l’allenatore giusto per la nazionale.

Categorie:Attualitá