Spettacolo

E così il mondo ha riscoperto la FA Cup. Come se il trofeo piú antico, prestigioso e glorioso del mondo avesse bisogno di una prova, di uno shock, di una sorpresa per riprendersi quel ruolo di primo piano che in troppi hanno cercato di toglierle.  Anche i maldestri tentativi della FA stessa nel tenere l’antico trofeo al passo con i tempi non hanno fatto che minare una base solida fondata su storia e tradizione. L’introduzione dei rigori dopo il primo replay, gli sponsor, lo spalmare gli incontri dal venerdì al lunedì, le semifinali a Wembley, il permesso dato al Man Utd di non partecipare nell’edizione 1999/2000 sono solo alcuni degli autogol, piú o meno evitabili, commessi negli anni. Gli stessi anni in cui invece l’interesse globale per la Premier League non ha subito rallentamenti. Se da una parte l’approdare, e il rimanere, nella top division del calcio inglese è visto come obiettivo unico e primario da parte della stragrande maggioranza dei tifosi, il partecipare ad una coppa che garantisce solo accesso alla Europa League è considerato quasi un impiccio, una perdita di tempo, una serie di partite di serie B da far giocare alla squadra riserve soprattutto da parte delle generazioni piú giovani. La Football Association Challenge Cup semplicemente non è redditizia, abbastanza, per i club e da qui il mancato marketing e l’atteggiamento quasi snob nei suoi confronti a meno che ad aprile non ci si trovi in semifinale con un secondo viaggio a Wembley come unica possibilità di salvare la stagione. Eppure la FA Cup logora chi non ce l’ha. Il mondo, la emula, la imita, la scimmiotta e la invidia. Perchè se è vero che certe atmosfere, vedi video sotto , sono irripetibili e che spesso i top club faticano a riempire gli spalti in caso di sorteggi non proprio “glamorous” , è anche vero che partite come quelle del weekend passato rappresentano uno spot pubblicitario inestimabile e fanno il giro del mondo.

Si è iniziato venerdì sera con la prova gagliarda del Cambridge United, a metà classifica in League Two, che con uno 0-0 si garantisce un replay d Old Trafford e un’altra partita in TV con tutto quello che ciò comporta, di positivo, nella vita di un piccolo club (1.7m di sterline). Quasi meglio un pareggio, e un incontro a campi invertiti, che una vittoria come spottolineato alla BBC dall’allenatore Richard Money: “”I don’t think we can win but you never know. We’re going to Old Trafford. Who cares what happens?” Sabato all’ora di pranzo, risultato passato inosservato causa quanto successo poche ore dopo, il Blackburn, decimo in Championship, fa fuori lo Swansea 3-1 dopo essere passato in svantaggio. Per dirla tutta i gallesi, giocano in 10 praticamente tutta la partita e finiscono in nove. Ribalta il risultato anche il Leicester sul campo del Tottenham e il Palace su quello del Southampton ma, sebbene sorprese, sono incontri tra squadre di premier League. Il Sunderland in casa contro il Fulham non va oltre un poareggio a reti bianche in uno stadio mezzo vuoto. Neanche il ritorno in patria di Defoe riesce a dare alla formazione di Gus Poyet qualche sbocco in piú in attacco. Ma è quanto succede sui campi delle prime due in classifica in Premier League che conquista le pagine dei giornali e dei siti di tutto il mondo. Un City con in campo dal primo minuto Aguero, Silva, Jovetic, Navas, Milner crea a sciupa parecchie occasioni, Osorio, in porta per il Boro arriva su tutto e quando non arriva c’è il palo ad aiutarlo. Al 53mo un raro contropiede della squadra allenata da Karanka porta in avanti gli ospiti complice una difesa del City a dir poco impacciata. Pellegrini non ci sta ad uscire e nel finale manda in campo Lampard, Fernandinho e Dzeko ma invece che trovare il pareggio becca il secondo gol dopo un altro veloce capovolgimento di campo. “Before they scored the first goal, we had five or six clear chances and they didn’t have one. But we conceded a very easy goal, and the game changed. They are a team who work well; that’s why they are second in the Championship. They had opportunities to score more goals and deserved to go through. “ Dice il Cileno  che, alla domanda se ha influito sullo stato fisico dei suoi l’ennesimo viaggio ad Abu Dhabi per la solita amichevole voluta dai proprietari, risponde: “No, I don’t think so. It’s easy to have an excuse, but I don’t think that was the case.” L’impresa del Boro è stata premiata con una visita all’Emirates. Ma anche questo giantkilling, che avrebbe di diritto occupato tutti i titoli principali delle sezioni sportive del giorno dopo, è stato eclissato da quanto accaduto a Stamford Bridge. In scena, Chelsea v Bradford City. Mourinho alla guida del Chelsea in casa aveva perso solo una gara, purtroppo per lui decisiva per l’esito del campionato della stagione passata, contro il Sunderland. I suoi ragazzi sono primi in Premier League, negli ottavi di Champions e in semifinale di League Cup. Il Bradford è appena fuori dalla zona play off di League One dove era stato promosso al termine della stagione 2012-13, anno in cui raggiunsero anche la finale di Coppa di Lega battendo Aston Villa e Arsenal on the way to Wembley (prima squadra di quarta serie a raggiungerla dopo il Rochdale nel 1962). In teoria non c’è partita e quando i Blues si portano sul 2-0 nel primo tempo non sono pochi i tifosi di casa che si fregano le mani aspettandosi una goleada. Lo stadio è pieno, più di 41mila spettatori con circa 6000 provenienti dallo Yorkshire. Per chi si stupisce di tale numero si ricorda che in League Two il Bradford aveva di media tra gli 11 e i 12mila spettatori. Dal nulla Jon Stead, una carriera in prestito, accorcia le distanze con un missile sotto la traversa che Cech vede troppo tardi, al riposo si va sul 2-1. Le formazioni rientrano senza cambi. La partita procede aperta e con occasioni da entrambi i lati. Il tecnico portoghese cerca di chiudere la pratica e al 70’ entrano Fabregas e Willian. Succede l’opposto, contro ogni pronostico sono gli ospiti a pareggiare. Un minuto dopo entra anche Hazard. Il Chelsea non vuole replay. Non lo avrà ma non perchè trova la vittoria bensì una sconfitta definita da Robbie Fowler in televisione “il più grande shock della FA Cup di tutti i tempi”. Prima Halliday al minuto 82 e poi Yeates al 90mo mandano in delirio, e al quinto turno, i propri sostenitori. La vincente di Sunderland Fulham visiterà il Valley Parade. The Special One non ha cercato scuse dopo che una squadra da lui allenata per la prima volta ha subito quattro reti in casa “I repeat a word I used before this match – It’s a disgrace for a big team to lose to a small team from a lower league…Frustration is not the right word, embarrassed would be more appropriate.” Il commento finale lo lascio a Petr Cech che su twitter ha scritto : “FA Cup is special and has its magic moments. Unfortunately, for the first time in 10 years, i was on the wrong side of the magic moment.” Fair play.