Ollie

holloway“I don’t see the problem with footballers taking their shirts off after scoring a goal? They enjoy it and the young ladies enjoy it too. I suppose that’s one of the main reasons women come to football games, to see the young men take their shirts off. Of course they’d have to go and watch another game because my lads are as ugly as sin.” (sulla regola che prevede il giallo se un giocatore si toglie la maglia dopo aver realizzato un gol).

“Sir David Beckham? You’re having a laugh. He’s just a good footballer with a famous bird. Can you imagine if Posh was called Lady Beckham? We’d never hear the end of it!”

“We need a big, ugly defender. If we had one of them we’d have dealt with County’s first goal by taking out the ball, the player and the first three rows of seats in the stands.”

“Apparently it’s my fault that the Titanic sank.” (in risposta alle critiche dei tifosi del Plymouth).

 “It’s all very well having a great pianist playing but it’s no good if you haven’t got anyone to get the piano on the stage in the first place, otherwise the pianist would be standing there with no bloody piano to play.” (sull’assenza di giocatori a sua disposizione che potessero ricoprire un certo ruolo).

“Paul Furlong is my vintage Rolls Royce and he cost me nothing. We polish him, look after him, and I have him fine-tuned by my mechanics. We take good care of him because we have to drive him every day, not just save him for weddings.”

“I am a football manager. I can’t see into the future. Last year I thought I was going to Cornwall on my holidays but I ended up going to Lyme Regis.” (in seguito alla richiesta di un pronostico)

“It was lucky that the linesman wasn’t stood in front of me as I would have poked him with a stick to make sure he was awake.” (dopo un fuorigioco non chiamato).

“He’s six foot something, fit as a flea, good looking – he’s got to have something wrong with him. Hopefully he’s hung like a hamster – That would make us all feel better. Having said that, me missus has got a pet hamster at home, and his cock’s massive.” (su Cristiano Ronaldo).

“To put it in gentleman’s terms if you’ve been out for a night and you’re looking for a young lady and you pull one, some weeks they’re good looking and some weeks they’re not the best. Our performance today would have been not the best looking bird but at least we got her in the taxi. She weren’t the best looking lady we ended up taking home but she was very pleasant and very nice, so thanks very much, let’s have a coffee” (dopo aver vinto nonostante una brutta prestazione).

No, non sono le battute di un comico ma alcune tra le dichiarazioni piú buffe di Ian Holloway, ex allenatore del Millwall, esonerato lo scorso 10 marzo dopo poco piú di un anno alla guida dei Lions. Quando nel gennaio 2014 Ollie fu chiamato a rimpiazzare il mai accettato Steve Lomas, in molti erano pronti a scommettere che club e allenatore fossero fatti l’uno per l’altro.  Con queste parole il presidente americano John Berylson salutò il suo arrivo: “The fact that we have been able to attract someone of Ian’s calibre and track record is testament to the fact that he shares our view of the potential we have to progress as a club and to move forward. In our determination to bring Ian in on a two-and-a-half-year contract, we have demonstrated both the level of our ambition and commitment towards re-establishing ourselves as a competitive Championship club, and in due course challenging towards the top end of this division. We are under no illusions that our first priority under Ian’s leadership is to ensure we maintain our Championship status. The new manager inherits an experienced and talented squad that has not been playing to its potential so far this season. He will receive the backing of the board to strengthen as he deems necessary.”

Holloway era arrivato dopo aver lasciato il Palace ad ottobre 2013 di comune accordo con la società. Subito aveva battuto sul tasto del “no nonsense club” e sullo spirito che si respira al The Den, sulla passione dei tifosi, pochi ma pronti a tutto, a volte troppo letteralmente, per il proprio club. “I love the crowd, I feel like I’m home, maybe because I’ve been around Beckenham and I’ve been here for a year. It can be really disorientating [when you move a lot]. It feels fantastic. I feel I’m with people who might understand me a little bit. What I mean by that is ‘Life aint easy is it, it’s all tough and we’re going to try hard. I’m not sure how many people like me and I don’t care. Hopefully people talk about us for the wonderful football we’re going to develop.” L’ex centrocampista del Bristol Rovers si era costruito una carriera e un’immagine di buontempone del calcio d’oltremanica che chi scrive ultimamente aveva trovato un po’ forzata. Chi lo andava ad intervistare sperava piú in un’uscita ad effetto come quelle riportate all’inizio di questo post che in un’analisi sensata della partita appena terminata. E Ollie, di solito, non deludeva le attese. Eppure questa figura del simpaticone in qualche modo gli si è ritorta contro, minando poco a poco la sua credibilità professionale. Dopo i primi due incarichi, circa cinque anni ciascuno, con i due club piú importanti della sua carriera da giocatore, Holloway aveva girato parecchio e spesso le circostanze dei suoi addii non sono state del tutto limpide. A partire dal gardening leave cui fu forzato proprio a Loftus Road. Dopo quattro mesi di inattività eccolo però sulla panchina del Plymouth che promette di portare in Premier League. Dura, invece, poco piú di un anno e lascia una bella realtà e una buona squadra per andare al Leicester, la stessa squadra a cui era stato accostato mentre al QPR e a causa della quale era stato costretto a prendere delle vacanza forzate. A fine stagione, dopo appena 32 partite in carica, the Foxes retrocedono dalla Championship e di nuovo Ollie decide di traslocare. Dopo essere stato un anno senza allenare arriva al Bloomfield Road dove va oltre ogni previsione. Al primo colpo porta the Tangerines in Premier League via play off, il primo campionato di vertice della squadra in 40 anni. Il Blackpool gioca un calcio aperto, incassa gol ma conquista vittorie importanti contro ogni pronostico. E’ una squadra allegra e vivace come il suo allenatore, popolare con ogni pundit della TV inglese. Ma la seconda parte della stagione è piú avara di soddisfazioni, gli avversari gli prendono le misure, i risulati scarseggiano, il Blackpool retrocede dopo una sola stagione al sole. Il 3 novembre dello stesso anno, 2012, decide di lasciare per andare al Palace. Arrivato di nuovo ai play off concede il bis. Il Palace sale grazie ad un rigore del veterano Kevin Phillips ma, una volta al top, dopo tre punti conquistati nelle prime otto partite Holloway dice addio anche alla panchina delle Eagles.

Alla luce di quanto brevemente riassunto, è difficile quindi capire il perché di tanta fiducia da parte della società e della tifoseria del Millwall al momento del suo arrivo. Vero, a Plymouth aveva fatto bene, con Blackpool e Palace aveva conquistato la promozione tramite i play off, ma a fronte di questi successi aveva anche registrato dei fallimenti o dei periodi indifferenti. La verità è che il suo CV era stato preceduto dalla sua figura pubblica. L’allenatore senza peli sulla lingua alla guida della squadra che “no one likes”. Sembrava un matrimonio perfetto fino a quando gli stessi fans dei Lions hanno prima iniziato a rumoreggiare e poi a contestare a fronte di sole sette vittorie da Agosto a Marzo. Improbabile che Neil Harris possa salvare la stagione da adesso fino a Maggio ed ancora di piú che Ollie questa volta trovi qualcosa di buffo da dire.