Primi passi

shanksAlla domanda su chi possa essere considerato il piú grande allenatore di tutti i tempi in UK, le risposte non variano mai piú di tanto. I nomi sono sempre quelli: Matt Busby, Bob Paisley, Jock Stein, Bill Shankly, Brian Clough. Qualcuno, più concentrato sul presente, aggiunge Alex Ferguson, altri nostalgici Herbert Champan o, in casi molto partigiani, Don Revie. Impossibile elencare i nomi di tutti coloro che sono stati alla guida di una certa squadra durante un periodo felice, qualunque esso sia stato, e che si meritano un posto d’onore nella storia di ogni singolo club. A seconda dell’ambiente, delle risorse a disposizione e delle aspettative il successo può essere stato rappresentato da una promozione, un salvataggio all’ultima giornata, una coppa domestica, europea o una serie di titoli nazionali. Ma se ci concentriamo non solo sull’aspetto tecnico, innovatore, di gioco, sul numero di trofei vinti, ma guardiamo anche alla personalità, al carisma, all’impatto che tali personaggi hanno avuto su giocatori e tifosi allora i nomi che entrano di diritto sul podio sono sempre gli stessi, non necessariamente in ordine di merito: Shankly (1913-1981), Clough (1935-2004), Stein (1922-1985).

La cosa che li accomuna è che tutti e tre non iniziarono subito in un grande club, come Busby o Paisley, ma dovettero prima farsi un nome nelle categorie inferiori. Tutti provenienti da famiglie umili, i due scozzesi devono al calcio l’essersi salvati da una vita in miniera, i tre ebbero scarsa fortuna come calciatori. Jock Stein, dei tre il meno dotato, ruvido difensore dal grande cuore e dai piedi quadrati, fu miracolosamente ripescato da un Celtic in disarmo mentre giocava in Galles con lo Llanelli. Arrivato al Parkhead già 29enne, dovette abbandonare per infortunio sei anni più tardi. Le sue qualità di trascinatore, osservatore e conoscitoredi calcio non erano comunque passate inosservate tanto che, nonostante la sua fede protestante, fu nominato responsabile della squadra riserve dei Bhoys una volta attaccati gli scarpini al chiodo. Di ben altro tenore l’infortunio che tagliò gambe e carriera a Brian Clough. Se possibile ancora più spavaldo, irritante e arrogante da giocatore che da allenatore, il figlio più famoso di Middlesbrough era una vera e propria macchina da gol. Per il Boro segnò 204 reti in 222 partite di campionato, 63 in 74 per il Sunderland. Fu proprio a Roker Park nella partita del Boxing Day 1962 contro il Bury che, colpa il terreno ghiacciato, in uno scontro con il portiere avversario gli partirono i legamenti del ginocchio ponendo fine prematuramente, 29 anni, ad una brillante carriera. Non se ne andò bene dal Wearside, con la società che faticava a tenere testa ad una personalità tanto ingombrante. A Shankly invece la carriera non fu accorciata da problemi fisici ma dalla Seconda Guerra Mondiale. Attentissimo alla forma fisica, proveniva da una faliglia sportivamente dotata visto che lui e i suoi quattro fratelli arrivarono a giocare a calcio come professionisti. Shankly ebbe una carriera più che dignitosa con Carlisle e, soprattutto, Preston NE con cui vinse la FA Cup nel 1938.

Proprio con il Carlisle iniziò la sua avventura come tecnico nelle parti basse dell’allora Third Division North. Soldi da spendere pochi, possibilità di attrarre giocatori in Cumbria, lontana anni luce da ogni altra città degna di nota, nulle. Shankly si rimboccò le maniche e cominciò a plasmare quello che negli anni a venire fu il suo tratto più caratteristico, la psicologia. Non solo riusciva a motivare i suoi giocatori ma li faceva sentire invincibili mentre gli avversari erano sempre liquidati come dei disperati senza arte né parte. A Carlisle parlava ai tifosi attraverso la megafonia dello stadio e dovendo fare affidamento con il poco a disposizione fece in modo che quel poco rendesse tanto. In meno di tre stagioni la squadra era passata dagli ultimi posti al terzo. Il suo addio fu dovuto per una questione principio relativa a un bonus accordato ma non pagato ai suoi giocatori. Anche la sua seconda avventura, in teoria, finì prematuramente, nonostante gli ottimi risultati raggiunti dal Grimsby Town che, nella stagione del suo arrivo, si piazzò subito alle spalle della squadra campione. Dopo il nono posto della stagione seguente, citò la mancanza di fondi e di ambizione come causa delle sue dimissioni. Prima di arrivare al Liverpool Shankly allenò per la terza volta in Third Division North, questa volta il Workington, che portò a risultati più che soddisfacenti sobbarcandosi ogni tipo di lavoro che una giornata di 24 ore gli potesse consentire per mandare avanti la baracca. Quando si presentò l’occasione come assistant manager in Second Division, con l’appena retrocesso Huddersfield, Shankly non se la fece scappare e poco tempo dopo, in seguito all’esonero del primo responsabile tecnico si trovò alla guida della squadra. Anche qui, i risultati migliorarono ma non c’era il feeling giusto con i proprietari da lui accusati di vendere talenti senza pensare a rimpiazzarli. Quando bussò il Liverpool l’ex minatore di Glenbuck non esitò neanche un istante fiutando il potenziale del gigante addormentato del Merseyside allora in Second Division.

steinNon era la prima volta che Shankly e il Liverpool si erano incrociati. Pochi anni prima, prima di andare a Grimsby, i Reds non avevano ritenuto all’altezza la sua candidatura. Un po’ quello che successe a Jock Stein, lasciato libero di lasciare Celtic Park per poi essere inseguito e corteggiato per lo stesso lavoro. Stein rifiutò sempre la teoria che fu lasciato andare consapevolmente per permettergli di fare esperienza accusando anzi alcuni dirigenti di averlo boicottato a causa della sua religione. Con idee ben chiare e grinta da vendere, Stein accettò il posto di allenatore del Dunfermline nel marzo del 1960, con la squadra penultima. Sei vittorie consecutive dopo era già riuscito a galvanizzare tutto l’ambiente. La più grande rivincita fu , l’anno dopo, la vittoria della Coppa di Scozia in finale contro il “suo” Celtic per 2-0, successo che gli permise di assaporare la stagione successiva per la prima volta quelle gare europee che divennero la sua ossessione, sia per il prestigio che per la voglia di confrontarsi sempre contro i migliori. Ormai era pronto per lasciare la piccola realtà del Fife e quando l’Hibernian gli offrì la posizione di manager a Easter Road, Jock Stein si ritrovò ad Edimburgo in un baleno. Peccato che il biancoverde degli Hibs non era quello che gli interessava davvero e appena un anno dopo, appena approcciato dai suoi ex datori di lavoro, decise di tornare a Glasgow a scrivere la storia.

Mentre Shankly e Stein si identificano con un club ciascuno, Clough è diviso e conteso tra Derby e Nottingham. Ma prima di questi successi Old Big Head dovette iniziare da Hartlepool, in quegli anni constantemene classificato all’ultimo posto della Football League (non c’era retrocessione ma si chiedeva la possibilità di essere rieletti in concorrenza con altri club che magari stavano andando bene a livello amatoriale). Quando a Clough fu offerto questo lavoro non ebbe esitazioni. L’infortunio e il trattamento tutt’altro che nobile riservatogli dal suo club di allora, lo avevano lasciato anche in una posizione finanziaria piuttosto precaria. Quel posto fu una salvezza per lui quanto per il club visto che l’arrivo di Clough, accompagnato dal fido (finchè le cose durarono) Peter Taylor significò scalare la classifica e dimenticarsi l’ansia del ripescaggio. Nella sua autobiografia Clough racconta come le sue giornate iniziassero al mattino prima di tutti, magari dipingendo parte delle tribune, proseguivano in città per la raccolta fondi secchio in mano nei pub, per poi presenziare gli allenementi e finire con altre task amministrative in ufficio.

cloughTutti e tre ebbero in comune un entusiasmo fuori dal comune, una capacità di muovere le masse degna di un capo di stato, di attrarre una devozione assoluta dei propri tifosi al limite del fanatismo. Tre persone che amavano il calcio forse più di ogni altra cosa. Stein morì in campo, Shankly iniziò a morire il giorno che smise di allenare. Clough trovò rifugio nell’alcol. Il loro mito, aiutato da frasi immortali lasciate ai posteri per l’eternità, continua immutato e intaccato.

Shankly: “Pressure is working down the pit. Pressure is having no work at all. Pressure is trying to escape relegation on 50 shillings a week. Pressure is not the European Cup or the Championship or the Cup Final. That’s the reward.”

Stein: “Celtic jerseys are not for second best, they don’t shrink to fit inferior players.”

Clough: “I wouldn’t say I was the best manager in the business. But I was in the top one.”

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