Wengeriadi

arsenalChiunque sia stato all’Emirates sa che, al momento di dare il numero di spettatori ufficiale della partita, l’Arsenal FC include il  totale degli abbonati. D’altronde, si pensa, se uno paga quelle cifre per un posto allo stadio, di sicuro poi non resta a casa (articolo).

Eppure in occasione della gara contro il WBA, non si è potuto non notare la grande quantità di seggiolini vuoti. E non era gente arrivata tardi o che era al bar, non era proprio venuta allo stadio. Ok, era un giovedì sera, ma qui parliamo della squadra piú tifata della capitale d’Europa, con una lista di attesa per gli abbonamenti infinita, che ha tifosi in ogni continente e un richiamo molto forte anche nei confronti dei turisti del calcio, dei sostenitori occasionali, con uno stadio nuovo, comodo da raggiungere e al, piú o meno, centro di Londra. Arsene Wenger si è meravigliato. Quando un giornalista ha chiesto di dire qualcosa ai fans dei Gunners, l’allenatore ha lanciato un appello “Come and support the team. If you love football, you go out there and I think you see quality football “, dichiarazione piú da venditore che da tecnico.

Per tutta risposta i fedelissimi hanno organizzato una maxi protesta in occasione della partita contro il Norwich di domani (link) e oggi, stizzito, il Professore ha replicato per le rime (articolo) affermando che è l’atmosfera in casa che ha creato problemi ai suoi ragazzi frenandoli nella corsa al titolo. Dubito che questa ultima esternazione verrà accettata senza polemiche.

Sono anni che molti tifosi dell’Arsenal sentono bisogno di un cambiamento e se prima c’era solo gratitudine nei confronti di un allenatore che aveva rivoluzionato il club portandolo ad essere uno dei piú moderni, conosciuti, ambiti e potenti d’Europa, ora si è aggiunto risentimento, nel migliore dei casi, e rabbia, nel peggiore.

La critica è sempre la stessa: Wenger è il perfetto dipendente, un company man. Non spreca soldi, non rischia ciò che non è suo, è accentratore, non delega, gestisce tutto in prima persona, non si lascia ricattare dai suoi giocatori in cerca di aumento e sempre arriva tra le prime quattro in classifica, garantendo, anno dopo anno, gli introiti milionari della Champions League e calcio di qualità, contro compagini di prestigio europee, almeno fino a febbraio.Uno così, il board non lo licenzierà mai. Gli argomenti a difesa dello status quo sono di solito il nuovo stadio, che ha assorbito la quasi totalità delle entrate generate, versosimile, il non voler cedere a richieste di avari mercenari, ingrati e senza dignità, presa di posizione nobile, e mancanza di un possibile valido sostituto in panchina, opinabile.

In molti, a dire il vero, non sanno neanche se il responsabile di ogni scelta tecnica sia solo il tecnico alsaziano o se Wenger agisca come parafulmine della società, ma ormai conta poco. Il problema, almeno in buona parte, nasce da quanto detto all’inizio di questo articolo. L’ Arsenal è la squadra piú cara da andare a vedere dal vivo. Ogni partita in casa genera entrate  (studio) che altri si possono solo sognare e, dopo aver visto partire tanti campioni, sono sempre di piú coloro che credono che una buona parte di questi ricavi dovrebbe essere investita per tesserari ottimi giocatori. Non onesti, non promesse, ma campioni affermati. Ok non cedere ai ricatti dei vari Van Persie, Nasri, Sagna, Adebayor, per dirne solo alcuni, ma gente come Vieira, che sarebbe anche rimasta qualche anno in piú, andava sositutita in modo adeguato da subito. Se è vero che al Liverpool fu offerta appena una sterlina in piú della clausola rescissoria di Suarez, quando ancora si sta cercando l’erede di Henry, si capisce perchè la frustrazione cresca. La stessa valorizzazione dei giovani sembra aver subito un ridimensionamento, visto che chi arriva in prima squadra ora non sembra al livello di chi si affacciava sul palcoscenico della Premier League qualche anno fa.

Dalla finale persa, immeritatamente, contro il Barcellona nel 2006, l’Arsenal in UCL sette volte su 10 è uscito agli ottavi. L’ultimo titolo nazionale è del 2003/04 e, purtroppo, le nuove generazioni non danno troppo valore al record di vittorie in FA Cup raggiunto grazie ai successi conseguiti nelle due ultime stagioni.

La gente è stanca. Il quarto posto non è nulla. È un traguardo inventato dai creatori del calcio moderno che però in London N5 hanno sempre avuto un loro avamposto. L’Arsenal è stato uno dei club che ha subito in maniera piú importante il cambio della base del tifo, che ha attratto piú “clienti”, che ha investito di piú in corporate boxes. Sarà anche un luogo comune ma si sapeva che nel momento di difficoltà, sempre relativa, molta di questa gente recentemente acquisita si sarebbe stancata. Chi paga e investe non si accontenta di partecipare, vuole vincere.

Quest’anno poi le cose sono precipitate: la crisi del Chelsea, i balbettii delle due squadre di Manchester, il ritardo cronico del Liverpool, sembrava la stagione ideale per tornare a vincere in patria e invece la beffa. Non solo il miracolo Leicester, ma addirittura gli odiati vicini del Tottenham hanno avuto un’annata migliore e rischiano di dominare il prossimo futuro. Sicuramente questo timore ha fatto precipitare ancora di piú le cose.

Wenger non ha piú scuse, quella, ultima, dell’atmosfera all’Emirates sa di disperazione. Sono passati 20 anni dal suo arrivo dal Giappone. All’epoca rivoluzionò un mondo che si reggeva sulla dieta lager and fish&chips ma i tempi ormai sono cambiati. Forse anche per lui.

3 risposte a "Wengeriadi"

  1. Innanzitutto non conoscevo l’esistenza di questo blog. Da ora è salvato tra i ‘preferiti’ perchè ho parecchio apprezzato il suo vecchio lavoro circa la storia del Wimbledon.

    Meno francamente questo sfogo su Arsène Wenger. Si evince però, senza che però il mia sembri un attacco personale una critica, che la conoscenza della materia sia un pizzico superficiale (cosa comprensibile visto che penso che il pezzo non sia stato scritto da un tifoso dell’ Arsenal).

    Prima di tutto, ed è stato dimostrato proprio in occasione della partita col Norwich che avrebbe dovuto fungere da contorno alla maxi-protesta contro board e allenatore, che quelli che hanno voltato la faccia ad Arsène Wenger, usando metodi anche poco ortodossi che personalmente ho definito fascisti, sono molto molto pochi. Pochi come i cartelli esposti dai famosi ‘delusi’ , sovrastati dal canto d’amore dell’ intero stadio per il manager che ha donato fino ad oggi 19 anni della sua vita al club.

    L’ allenatore che si è preso la responsabilità dopo il trasferimento da Highbury all’ Emirates di tenere in piedi il club e di non fare la stessa fine del Leeds United, di crescere un gruppo di giovani che son tutti diventati giocatori di altissimo livello (Sagna, Clichy, Fabregas, Nasri, van Persie, Ramsey, Flamini, Song etc..). Lei crede veramente che l’ Arsenal, con una squadra piena di giovanissimi, ha mai avuto dal 2006 almeno al 2011 una squadra adatta a vincere la Premier e tenere testa per più di trenta giornate a squadroni come il Manchester United, il Chelsea e poi negli anni successivi il Manchester City? Il quarto posto, da tutti snobbato, è stato l’ancora di salvezza per il club. Obiettivo minimo sì, ma vitale. E’ un altro paio di maniche se poi vogliam cantarcela e vogliam suonarcela che nel football per competere non servano i soldi (a meno di suicidi di massa tipo quello delle big di quest’anno).

    Negli ultimi due anni il club, di pari passo con la crescita economica, è tornato ad acquistare grandi campioni (nel suo pezzo non viene fatta alcuna menzione di Santi Cazorla, Ozil, Sanchez e Petr Cech e viene riportato un episodio grottesco per cui il Liverpool è stato trascinato in tribunale dall’ Arsenal per non aver rispettato una norma Uefa: Suarez doveva essere ceduto all’ Arsenal perchè i 40M di pounds + 1 sterlina era proprio la clausola rescissoria dell’ uruguagio) e a vincere trofei. Quattro, due FA Cup e due Community Shield.

    E’ vero che quest’anno si poteva fare di più, che Wenger ha sopravvalutato certi aspetti e sottovalutati altri, ma chi non sbaglia?

    I tifosi dell’ Arsenal, i veri tifosi dell’ Arsenal e non quei fascisti xenofobi che cercano notorietà esponendo cartelloni, attirando le telecamere inneggiando la morte del manager dell’ alsaziano e al piacere che Ozil potrebbe provare dall’ entrata in una camera a gas, non si stancheranno mai di Arsène Wenger, il mio manager della storia dell’ Arsenal.

    ps: cosa significa dieta lager?

    1. Massimiliano,
      prima di tutto, grazie di aver visitato il sito e anche di aver apprezzato il lavoro sui Dons. Poi, riguardo il pezzo sull’Arsenal (mi permetto di darti del tu): vero, non sono tifoso dei Gunners ma assolutamente non sono anti Wenger. Ciò che ho cercato di fare, non so se bene o male, è descrivere una situazione che noto all’interno della tifoseria dell’Arsenal. Una spaccatura che per me è piú profonda di quanto suggerito dai pochi cartelli mostrati in occasione della gara contro il Norwich. Io sono affascinato da questa storia, da chi dice “siamo un FC e non una PLC” e rimprovera a Wenger di non spendere i soldi e chi invece non lo cambierebbe mai perchè ogni anno è garanzia di, limitato, successo. Io vivo in un quartiere dove la maggioranza delle persone tifa per l’Arsenal e questo discorso è oggetto di molte chiacchierate la sera al pub. Ho cercato di riportare quanto sentito, le varie campane. Poi ho le mie idee: per me di campioni, tra quelli da lei elencati , ce ne è uno, gli altri sono buoni giocatori e per quanto riguarda i giovani gli si rimprovera solo non aver fatto di piú per trattenerli, tutto qui. Io, personalmente, ammiro il suo mantenere un certo equilibrio nei salari dei giocatori ma molte persone con cui ho parlato ragionano secondo il principio “io pago piú di tutti e voglio vedere i giocatori piú forti o famosi”, gente che vorrebbe avere Aguero davanti e non Giroud o Welbeck. Per molti altri Wenger is God e quindi non si tocca fino a quando deciderà lui. Io non ho dato giudizi, non mi interessa dare giudizi ma sono molto curioso di vedere come andrà a finire. Grazie ancora.
      ps dieta lager and Fish&chips si riferiva alle abitudini in voga all’epoca del suo arrivo in Inghilterra quando nessuno si sognava di consultare un nutrizionista per stabilire cosa i calciatori dovessero mangiare, soprattutto prima e dopo una gara.

      1. Ti ringrazio della risposta, non nascondendoti che la lettura di questo blog abbia risvegliato in me, pur essendo solamente un 23enne, la voglia (da qualche tempo dormiente) di ricominciare a ‘studiare’ il dear old football.

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