Tanto per cambiare

eireCome ormai accade ogni due anni, anche questo ultimo torneo di calcio per squadre nazionali si è concluso senza lasciare alcuna traccia nella memoria se non per i vincitori o per chi ha subito le delusioni più grandi. Nessun campione, nessuno squadrone, nessuna partita con delle emozioni vere da ricordare. Non solo Europei e Mondiali sono sopravvalutati, gonfiati nella loro importanza da sponsor e broadcaster ufficiali, ma offrono il peggio in termini di gioco e, spesso, anche di atmosfera. Per chi scrive, il calcio vero, il tifo vero, è quello in scena ogni settimana per 10 mesi l’anno, il resto fa volume. Non è stato sempre così ma lo è diventato e non si può non prenderne atto. Due parole sulle squadre britanniche, iniziamo da chi è tornato a casa in trionfo.

Il Galles ha superato senz’altro ogni aspettativa ma se Gareth Bale durante l’intervista di fine gara in semifinale ripeteva come un mantra “we have no regrets, you know” è perchè invece i regrets ce li avranno per tutta la vita visto che il Portogallo, anche se alla fine vittorioso in finale, era una squadra più che abbordabile. Gli uomini di Coleman sono scesi in campo sì privi di Ramsey ma anche privi di quella grinta che contro il Belgio aveva fatto la differenza. Sono scesi in campo consapevoli di aver superato ogni aspettativa e invece di provarci, si sono rilassati. Un’eventuale mancata qualificazione per i Mondiali russi del 2018 farebbe solo aumentare i loro regrets.

Le due Irlande hanno superato come terze la fase a gruppi, anche qui obiettivo raggiunto ma il format inventato dalla UEFA è ridicolo, visto che i verdi del Nord nell’ultima partita si sono ritrovati a difendere lo 0-1 contro la Germania come una vittoria e sono passati con due sconfitte su tre gare disputate. Ottima la gara dell’EIRE contro la Svezia, pareggio bugiardo, e buona per impegno quella contro gli azzurri. Difficile capire perchè in Italia nessuno ha parlato dell’abbraccio di Buffon al termine della gara con Martin O’Neill e Roy Keane, in Irlanda è stato un tormentone e forse uno dei pochi momenti da salvare.

E veniamo alle note dolenti, all’Inghilterra, ormai un caso disperato. Ricordo che dopo il rientro anticipato dal Brasile avevo pensato al lato positivo, ai giovani, alla speranza che intravedevo nell’immediato futuro vista la qualità delle giovani leve che si stavano affermando. Convinzione resa ancora più forte nel corso dell’ultima stagione con l’esplosione di altri talenti come Dele Alli, Dier, Kane, Vardy e compagnia. Gli inglesi avrebbero potuto essere tranquillamente la sorpresa del torneo e, in un certo senso lo sono stati. In negativo. Sfortuna contro la Russia più scarsa della storia, ok, ci può stare. L’emozione dei più giovani, le occasioni mancate, il gol preso in pieno recupero. Vittoria sofferta contro il Galles, brutta partita ma una specie di derby, diamo ancora fiducia a Hodgson e compagni. Partita oscena contro la Slovacchia e 0-0 inguardabile ma ecco che sembra che il destino li aiuti: invece del Portogallo, che in molti avevano pronosticato prossimo avversario, ecco l’Islanda. Cazzo, l’Islanda, c’è più gente che gioca a calcio nel parco dietro casa mia la domenica mattina che in tutto il paese dei ghiacci. Si allenano al coperto, la notte quasi sempre, avrebbero dovuto soffrire il caldo, avrebbero dovuto rappresentare un avversario onesto ma più che abbordabile. Invece da subito si capisce che i più felici per l’accoppiamento sono proprio loro visto che tra tutte le squadre rimaste sono proprio le britanniche a giocare un calcio simile e prevedibile. 442 classico, anche se mascherato, corsa, fisico. E per corsa e fisico gli islandesi possono vedersela con chiunque.

Negli ottavi non solo l’Inghiltera ha giocato la partita peggiore, non solo vinceva dopo quattro minuti e si è fatta riprendere, ma quando ha beccato il secondo gol non in molti hanno creduto alla rimonta (meno di tutti il sottoscritto), forse sperato ma non creduto tanta era la confusione che regnava in campo. Lallana fuori, stranamente visto che era stato uno dei migliori nelle altre partite, Rooney arretrato, Kane spaesato, Vardy sfiduciato, Hart impappinato, Rashford incatenato in panchina fino a 5′ dalla fine. 1-2 e di nuovo fuori, a casa, dimissioni in diretta dell’allenatore, stile Keegan 2000, anche lui forse non all’altezza, a conti fatti e nonostante l’esperienza internazionale, dell’Impossible job. Ora inizierà di nuovo il toto CT, pagine e pagine vere o virtuali di chiacchiere intorno ad una figura che conta sempre meno visto che sono i giocatori puntualmente a non rendere o a rendere al di sotto di ogni aspettativa. In molti si chiedono perché e per me la risposta è sempre la stessa. Non c’è più la voglia, la passione, il desiderio di giocare in nazionale. L’orgoglio non si dimostra cantando l’inno ma dando tutto in campo. Non è Britain got talent, chi se ne frega se uno canta o no, deve giocare, correre, lottare. Ora dopo due gironi di qualificazione vinti a mani basse in quattro anni con tanti complimenti, Hodgson sarà criticato e vituperato da tutti, giocatori compresi, fino alla scelta del prossimo capro espiatorio. Ma nessuno potrà fare nulla se non cambia l’atteggiamento di chi gioca. La qualità non manca ma senza testa e senza cuore non si va da nessuna parte. Non è un problema di tattica o di campioni, questo Euro 2016 lo ha dimostrato. Per fortuna è finito.

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