Promesse mantenute

austinUno dei migliori attaccanti della Premier League solo pochi anni fa lavorava in cantiere, finiva il turno e correva ad allenarsi o a disputare partite nelle serie dilettantistiche inglesi. Non sognava una carriera da calciatore, pur sapendo di essere decente, visto il numero di gol che segnava, ma il lavoro con l’impresa del padre, uno stipendio sicuro, il venerdì sera al pub e il sabato passato bucando le reti avversarie in campetti di periferia era un bel vivere. Una prima delusione, non confermato dopo un provino da un club di Championship, e una seconda, tesseramento da parte di un club ora di Premier non valido perché avvenuto durante un embargo imposto a questo per irregolarità finanziarie,  aveva frantumato ogni speranza o aspirazione residua. No, non si tratta di James Vardy, la sua storia ormai anche troppo nota a tutti grazie alla eccezionale stagione del Leicester, bensì di Charlie Austin, attualmente in forza al Southampton.

Il debutto nel professionismo per Austin arriva tardi, a 22 anni, con lo Swindon Town dopo che il suo talento in mostra al Poole Town (64 reti in 57 partite) era stato notato per caso da un osservatore di Danny Wilson, all’epoca manager dei Robins. L’approdo nel calcio che conta non sembra cambiare le sue abitudini in area di rigore, 20 gol in 38 presenze. Nella finale dei play off contro il Millwall in molti gli rimproverano di non aver sfruttato la migliore palla gol della sua squadra nei 90 minuti e al triplice fischio sono i londinesi a salire di categoria. Charlie non si perde d’animo ed inizia la stagione successiva come aveva finito la precedente (17 in 27 nonostante un infortunio). In molti lo cominciano a notare, pare fatta per il suo passaggio all’Hull City ma Austin non passa le visite mediche e alla fine è il Burnley che si aggiudica i suoi servizi. In Championship realizza 41 reti in 69 presenze per i Clarets che gli fruttano il passaggio al QPR. Nella capitale il nuovo proprietario Tony Fernandes vuole tornare nel calcio che conta e si affida a Harry Redknapp che avrà anche tanti difetti ma sa giudicare se uno è capace o meno di buttarla dentro.  L’ex attaccante dello Swindon realizza 19 reti (play off compresi) e il QPR approda in Premier passando per Wembley.

Finalmente la massima serie. Austin ci arriva a 25 anni. Purtroppo, nonostante la sua media di un gol ogni due partite, i Rangers finiscono la stagione ultimi in classifica. 18 dei 42 gol realizzati da tutta la squadra portano la sua firma. È chiaro che il ritorno nella serie cadetta per lui non può durare e infatti per miseri quattro milioni passa al Southampton nel gennaio di quest’anno (dopo comunque aver realizzato altre 10 marcature con il club del Loftus Road nella prima parte del campionato scorso). In nazionale vanta solo una convocazione e viene da pensare che cosa facciano nei weekend i vari selezionatori della nazionale inglese che si sono succeduti negli ultimi anni.

Austin ha sempre segnato, ad ogni livello, compreso il più alto nonostante militasse con una squadra, per usare un eufemismo, non di prima fascia. Il suo senso del gol, il suo anticipare il difensore avversario di quella frazione di secondo decisiva, è una qualità rara ma tremendamente efficace. Dopo un avvio difficile con i Saints sembra che il nuovo allenatore Claude Puel lo stia scoprendo e gli stia dando più fiducia, per altro ripagata a suon di gol (sette in tutte le competizioni). È un altro giocatore arrivato al vertice grazie alla sua passione e all’entusiasmo di giocare al calcio. Una storia fatta di sacrifici, gavetta, lunghe giornate e sveglie all’alba. Sarebbe bello che qualcuno se ne ricordasse senza aspettare che il Southampton vinca qualcosa di importante.

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