Giocare con il sorriso

L’ultima giornata di Premier League 2016/17 ha coinciso anche con il Non League Finals Day, la giornata in cui si giocano le finali di FA Vase e FA Trophy a Wembley, una alle 12.15 e una alle 16.15. Da questa giornata prendo due storie, due profili per chiudere la stagione.

La prima è quella di Julio Arca. Arrivato dall’Argentinos Juniors 19nne non tardò molto a diventare un beniamino dei tifosi del Sunderland segnando nella gara del suo debutto contro il West Ham. A lui è dedicato il coro Julio sulle note di Gold degli Spandau Ballet. Con i Black Cats rimase fino al 2006 quando, in seguito ad una della tante retrocessioni, passò al Middlesbrough. In Teesside rimase fino al 2013 quando decise di ritirarsi, al termine del suo contratto, causa un infortunio al piede che da anni lo martoriava e che non poteva più tenere sotto controllo grazie ai sedativi.

The end.

Niente affatto. Julio decide di non tornare in Argentina, alla fine il North East è ormai casa per lui e la sua famiglia. Non gioca ma il calcio gli manca. Sente che il piede fa meno male. Un giorno un amico gli chiede se vuole tirare due calci al pallone con la squadra del suo pub, il Willow Pond FC. Julio dice di sì, ama troppo questo sport, l’essere parte di una squadra, la palla, il pub dopo la partita, forse un po’ meno, a questo livello, gli spogliatoi, i campi e i tackle in cerca di facile fama. “I started playing for a Sunday League team, a pub in Sunderland, just for fun. I’ve lived here for a long time and it was a friend’s team. I didn’t think it was a big deal, but people were surprised. Why? I don’t know. If they were like me they would want to play on too. It was never about money for me, not even as a kid in Argentina, it was love. I have been so lucky to do something I love and I always said, I would have played for nothing.”

Non tarda molto che le sue prestazioni attirano l’attenzione di Graham Fenton, allenatore del South Shields, una società dilettantistica con piani ambiziosi. Julio non ci pensa su neanche un minuto, si butta in questa nuova avventura e nella sua prima stagione i Mariners vincono  la Northern League Division Two mentre nel 2016-17 arrivano Northern League, Durham Challenge Cup e Northern League Challenge Cup. Non solo. Il South Shields si qualifica per la finale dell’FA Vase a Wembley .Da un’intervista al Telegraph:  “When I came to England, it was the dream, to play at Wembley. Everyone in Argentina knows about Wembley and, yes, we do call it the home of football. I might have had a chance with Sunderland or Middlesbrough, I thought, one day, that I would get to a final or semi-final. But it never happened and I suppose it is one of those things, dreams do not always come true, but South Shields have made it come true. It will be very special. I will think of the boy who dreamed of this happening. Maybe I will have to pinch myself, it is an experience I cannot wait for. Now we have to win it.”

And they did win it, anche bene, un 4-0 che non ammette repliche davanti a 12mila fedelissimi scesi a Londra per l’occasione di una vita. Nel programma c’erano delle interviste a dei volontari dei quattro club impegnati nelle due finali. Alla domanda su chi fosse il loro giocatore preferito quello del South Shields ha risposto: “It has to be Julio. A lot of players drop down the leagues and it’s like they are just here for a game of football. Julio is completely different, he has inspired a lot of the guys in the dressing room and he has put 500 on the gate overnight too.”

Il contratto per l’anno prossimo dovrebbe essere assicurato, che la favola continui.

Il secondo giocatore su cui volevo soffermarmi è Peter Crouch. Per molti un lungagnone buono solo per prenderla di testa quando si è alla disperata ricerca di un gol e si buttano le palle in avanti alla cieca. Eppure è solo il 26mo giocatore ad aver superato quota 100 in Premier League (ed il primo a farne 50 di testa) e con la nazionale i centri sono 22 in 42 partite. Crouchy non si è mai preso troppo sul serio, nonostante la carriera, i successi e la moglie che in molti gli invidiano. Io stesso quando lo vidi per la prima volta dal vivo, credo con il QPR, non pensai che potesse avere un gran futuro. E invece a 37 anni non pensa proprio ad appendere gli scarpini al chiodo (dal Mirror on line): “I know I can still play in the Premier League for a number of years. The first thing to go as a player is pace, but it is fair to say I never had a great deal of that so my game has never revolved around it. I have other attributes and I don’t think those other attributes are waning any time soon. I am not going to lose what I bring to the table. I know I can play at this level for a number of years. The thought of not doing it every day does worry me, to be honest. It is that fear that has made me so hungry this season. When you become older you appreciate it more, you appreciate just how good what we do for a living is.”

Anche i tifosi dell’Inghilterra dovettero cambiare atteggiamento. Dai fischi iniziali passarono a considerarlo uno di loro, complice la Robot Dance che fece il giro del mondo dopo uno dei suoi gol con i tre leoni sul petto. In tutti i club dov’è stato (una decina in tutto) non credo ci sia nessuno che ne parli male o che non si sia ricreduto sulla sua abilità, soprattutto con i piedi. Nell’ultima partita del campionato appena concluso, dove ha segnato l’unico gol dei 90 minuti, ha mantenuto la promessa fatta ad un tifoso dello Stoke che voleva la sua maglia. Il patto era che lo sventurato dovesse presentarsi vestito in costume (slip) e maschera da sub al St Mary.Promessa mantenuta. A fine partita Crouchy lo è andato a cercare sugli spalti e i due si sono fatti una sana risata insieme. Speriamo ce ne siano ancora molte altre.

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