I(n)soliti polli

article-2261817-16C3619E000005DC-500_634x374Domenica 14 maggio 1995. Dopo essere passato in vantaggio ad Anfield grazie al 34mo centro stagionale di Alan Shearer, il Blackburn Rovers si ritrova con il fiato sospeso a giocare i pochi minuti rimasti dell’ultima giornata di campionato. Il Liverpool ha capovolto il risultato ed ora sta vincendo 2-1, quasi senza volere, senza lottare troppo ma con la dignità intatta. Troppo si era detto nei giorni precedenti la gara; i Rovers arrivavano guidati da Kenny Dalglish, leggenda mai dimenticata della Merseyside. Due punti dietro, gli odiati rivali di sempre, il Manchester United, impegnato negli ultimi 90 minuti stagionali ad Upton Park. Tre punti sicuri per loro ma altrettanto per il Blackburn, mai e poi mai i Reds avrebbero battuto King Kenny e dato il titolo a Sir Alex.

Ma questo non è un campionato per cinici, calcolatori o complottisti. Il Liverpool vince, il West Ham pareggia, il Blackburn Rovers è comunque campione d’Inghilterra per la prima volta dopo 81 anni ma rischiando parecchio. I tifosi dei Rovers inneggiano alla SAS (la coppia di attacco formata da Shearer e Sutton), Dalglish e ad ogni altro giocatore autore di questo mezzo miracolo ma in cuor loro sanno bene di chi è il merito del loro trionfo.

Jack Walker era nato a Blackburn nel 1929, aveva lasciato la scuola a 13 anni e, dopo la morte del padre, aveva preso in mano la piccola impresa di famiglia trasformandola negli anni a seguire nella più grande industria dell’acciaio del Regno Unito, in cui arrivarono a lavorare 3400 persone. Quando decise di comprare il club di cui era tifoso da sempre seguì più il cuore che la testa, la sua ambizione era fare di nuovo grande il Balckburn dopo i fasti di inizio secolo, non sopportava vedere il ManU vincere e i suoi Rovers sempre dietro. A Gennaio 1991, quando Walker acquista il club, la classifica li vede a ridosso della zona retrocessione in First Division. Alla fine della stagione seguente, 1991-92, il Blackburn è promosso via play off. Alla guida della squadra, dall’ottobre 1991, c’è Kenny Dalglish. Erano passati solo otto mesi dalle sue dimissioni ad Anfield, causate dallo stress emotivo, dal dolore vissuto in seguito alle tragedie dell’Heysel a di Hillsborough. Eppure Walker lo convince a tornare al calcio giocato, gli trasmette la sua ambizione, gli fa vivere i suoi sogni. Dalglish li realizza. Vero, lo scozzese può contare sui fondi del magnate dell’acciaio ma le cifre pagate allora sembrano uno scherzo rispetto ad oggi. Il Blackburn compra tanto ma compra anche bene, tutti vogliono giocare con Dalglish, se lui è lì il progetto deve essere serio. Non arrivano solo Shearer e Sutton, ma Flowers, Le Saux, Sherwood, Hendry, Batty, Ripley, Wilcox per citare i più famosi. Nello stesso periodo lo United spende di più ma nessuno lo dice, è più comodo dire che i Rovers si sono “comprati” il titolo. Tra il 1992 e il 1995 Walker finanzia anche i progetti per la ristrutturazione di Ewood Park trasformandolo in un impianto moderno e con tutti i posti a sedere.

Anche se non tornerà più sui livelli di quei primi anni, il Blackburn  si conferma club di vertice negli anni a venire. Retrocede nel 1998-99 ma è di nuovo promosso nel 2000-01, quando però Walker già non c’è più, un tumore interrompe la sua vita all’età di 71 anni. Pochi mesi prima di morire rivela: “A number of years ago I put in place a family trust structure to own my various business interests including Blackburn Rovers. The structure ensures continuity of management and provides the necessary financial support for all my businesses for the foreseeable future. I have made known my wish to my colleagues, whom I’m confident will carry forward the policies necessary to promote and enlarge all my business interests.”

Così è fino al 2010 quando il family trust voluto da Jack decide di vendere. Come spesso accade in queste “storie di famiglia” la passione e l’amore del padre non sono quelle dei figli, e forse neanche le capacità manageriali. I Rovers, che comunque alternano piazzamenti tra media e bassa classifica con qualche puntata verso le top six, passano nelle mani del colosso indiano (del pollame) Venky.

Dal sito della BBC 19/11/2010

..Trust chairman Paul Egerton-Vernon said: “We’re very pleased to be passing on the Rovers to the Rao family. We have been impressed with their enthusiasm and their plans and ideas for investment as well as their wish to preserve the legacy of Jack Walker.” Venky’s chairman Anuradha J Desai said the company was “delighted, proud and humbled to be associated with Blackburn Rovers”. She added: “We will absolutely respect the Jack Walker legacy and will be actively supporting the organisation to ensure that Blackburn Rovers remains one of the best-run clubs within the Premier League. We are particularly pleased that the deal has the full support of the Walker Trust, the chairman and the management team, who will of course remain in place with our full support.” Venky’s director Balaji Rao said the firm intends to “exploit our in-depth knowledge of the Indian market in particular, and beyond that, the whole of Asia” to develop the club’s fan base. However, manager Sam Allardyce has urged the fans to temper expectations. He said: “You’ve got to keep to the reality. We all know we have been short of a bit of investment in the last few years. Since the trust has tried to sell the club they haven’t been willing to fund the sort of transfers needed to keep the club improving…We will improve the squad but we will have to be diligent in our research to get the right player and spend the money wisely…”

Nel giro di un mese Allardyce (mai retrocesso dalla Premier League) è esonerato per qualche misterioso motivo e la quida della squadra passa al suo assistente Steve Kean, che mai aveva allenato prima di allora. Si saprà poi che il suo agente era stato coinvolto nell’operazione che aveva portato il club nelle mani dei nuovi proprietari. Senza esperienza e senza idee Kean inizia un periodo a dir poco difficile con la totalità dei tifosi dei Rovers che da subito sentono puzza di (pollo) bruciato. La contestazione è costante ma la salvezza gli salva il posto in panchina. L’anno dopo le cose continuano ad andare male, con i proprietari non c’è dialogo e Kean è vittima costante della frustrazione dei sostenitori del Blackburn. È un film già visto se non a Ewood Park in ogni altro angolo della Gran Bretagna. Il declino, dettato da arroganza e incompetenza, è costante e dopo 11 stagione di Premier consecutive i Rovers retrocedono.

Al suo posto arriva Henning Berg, durata 57 giorni. Segue Michael Appleton, 67 giorni, Gary Bowyer, esonerato all’inizio della sua terza stagione, Paul Lambert, dimissionario al termine della prima stagione in cui aveva sostituito Bowyer, Owen Coyle, 37 partite e Tony Mowbray, da febbraio 2017, incolpevole attore in uno scenario da incubo che vede il Blackburn Rovers retrocedere in League One, la prima squadra vincitrice della Premier League a scendere al terzo livello del sistema calcistico inglese.

In poco più di sei anni uno dei club più gloriosi d’Inghilterra, uno dei 12 club fondatori della Football League nel 1888, è precipitato nel baratro. Non è solo la doppia retrocessione ma la consapevolezza di un futuro senza speranza fino a quando i venditori di polli venuti dall’India non decideranno di farsi da parte. I motivi del loro investimento sono ancora oscuri: se è vero che una squadra in Premier League può aumentare prestigio e notorietà, è altrettanto vero che un declino così fulmineo attrae tutto un altro tipo di pubblicità. Il debito accumulato supera i 100 milioni di sterline, nonostante le cessioni di ogni giocatore che avesse mercato, e la media spettatori, complici le numerose proteste, da 20mila ormai non arriva a 11mila. Difficile attrarre nuovi investitori se le cose rimarranno tali o peggioreranno.

Finora ogni tentativo da parte delle associazioni di tifosi (Rovers Trust, Ewood Blues, BRFCS.com) di incontare i proprietari è stato vano e le loro visite in Lancashire sempre meno, un paio l’anno forse. Ormai, come sottolineato da Mark Fish, presidente del Blackburn Rovers Football Community Action Group, la preoccupazione “..is more than a game of football now, it’s not about one result in the eyes of many supporters, this is about making sure we have still got a club to support in five years’ time…”.

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