About

“…With the chimneys of the brick factory looming over the far side of the ground, it hardly made for a picturesque setting, and for many years hence the Crown Ground would reflect its makeshift origins. It was a home grown shanty town of a football ground, knocked together from bits of second hand wood and rusty nails. But it was home to a club that represented a kind of redemption for those who struggled to bring it to life…The community once more had a team that it could call its own. For them, that simple fact alone was enough. It was a matter of pride and hope, not status and silverware…”

Phil Walley – Accrington Stanley, the club that wouldn’t die

“…From the end of the Second World War until the end of the seventies, financially prudent local businessmen had tended to run these outfits (football clubs, A/N) out of a sense of civic duty, believing themselves to be providers of a public good that was, or at least should seek to be, universally affordable. A football ground, as the sports historian Simon Inglis put it, was ‘as much part of a burgeoning corporation as a public library, town hall and law courts and was certainly used by more people.”

A Yorkshire Tragedy – Anthony Clavane

“…He’d hardly kicked a ball for the club before I arrived. Until about 50 minutes in against Liverpool on my debut game, I have to confess I was wondering what all the fuss was about.” Then Everton had a stroke of luck. Neil ‘Razor’ Ruddock, the Liverpool centre-half, kicked Ferguson from behind. This tended to have the same effect on the Scot as a tin of spinach had on Popeye. “He got angry and he became unplayable” recalls Royle. Indeed, to use the former manager’s own description, Ferguson “went to war”..

In search of Duncan Ferguson – Alan Pattullo

“…For many who help out with the pitch, collect the corner flags after the match, take down the nets, sweep up the stands, sell raffle tickets, serve cups of tea, sell club badges, and much more besides, they do it simply because the club is a massive part of their lives. Volunteering for a club can, especially for the numerous old-timers carrying out these tasks, be a valuable source of friendship and human interaction. These clubs could not survive without them, these mainstays of the tiny communities that they represent having little in the way of money to pay anybody. Without the volunteers’ selfless love, clubs like these would wither and fail. It is the love of belonging, of feeling part of it all, which keeps these little institutions going…”

Another Bloody Saturday – Mat Guy

“No player, manager, director or fan who understands football, either through his intellect or his nerve ends, ever repeats that piece of nonsense: ‘After all, it’s only a game’. It has not been a game for 80 years: not since the working class saw in it an escape route out of drudgery and claimed it as their own.”

Arthur Hopcraft

“(Watching football) It turned you into a member of a new community, all brothers together for an hour and a half, for not only had you escaped from the clanking machinery of this lesser life, from work, wages, rent, doles, sick pay, insurance cards, nagging wives, ailing children, bad bosses, idle workmen, but you had escaped with most of your neighbours, with half the town, and there you were cheering together, thumping one another on the shoulders, swapping judgments like lords of the earth, having pushed away through a turnstile into another and altogether more splendid kind of life”

J.B. Priestley

…Bill walked out of the ground. And in the wind and in the rain. Bill was recognized by a journalist….The journalist asked Bill about the game. And in the wind and in the rain Bill said. There was water dripping on me throughout the match. And there were little boys and little girls with only singlets on. They had spent all their money to get here. And they were soaked to their skins for their trouble. And then you people come out in the media and you say. These are the people we don’t want. They are hooligans. Hooligans. And we don’t want them here. And that really appalls me. Appalls me. The way you make them sit or stand in the rain in the pens. The way you treat them like animals. Branding them as animals, branding them as hooligans. And hoping they will not come. Don’t you realize that without these people, these boys ad girls, there would be no game? Don’t you realize that throughout the country these are the people who will spend all their money and do without a pair of shoes to support their team? Don’t you bloody realize? Don’t you fucking care?

Red or dead – David Peace

non è che mi piace il calcio. io lo amo. ne ho bisogno. no, non appartengo a gruppi ultras. non sono nemmeno un teppista. però non sono neanche un coglione vittima dei media. non guardo processi, non guardo trasmissioni con stronzi e mignotte dell’ultima ora rendere banale e scontato lo sport più bello del mondo, la passione della mia vita. non è un gioco, nessuna cosa che condiziona, più o meno intensamente, la vita di miliardi di persone può essere catalogata come un gioco. perché tutti ne parlano? perché tutti vogliono fare parte di questo mondo, mangiare in questo piatto? ha fatto sempre gola ai politici e ai potenti e non solo nelle dittature dell’est, del sudamerica o dell’africa centrale. no, anche nella civilissima europa viene usato come strumento di controllo delle masse.come tutte le passioni è vissuto intensamente, come tutte le religioni viene praticato regolarmente, come tutti i fenomeni sociali viene studiato e manipolato più o meno segretamente. federcalcio, uefa, fifa. ogni stronzo in cerca di gloria viene fuori con una nuova proposta. ognuno di questi cravattoni, che magari non è mai stato in una curva a vedere una partita nel corso della propria vita, spera di inventarsi qualcosa che magari gli valga la possibilità di imitare Jules Rimet, con il proprio nome ad identificare un trofeo.porte più larghe, moviola a bordo campo, tre arbitri sul terreno di gioco, niente fuorigioco, tutte idiozie, tutti tentativi di far passare le proprie manie di protagonismo per innovazioni volte a rendere più spettacolare il calcio. puttanate. già lo hanno ferito gravemente ma non si fermeranno finché non lo avranno ammazzato, finito del tutto.sponsor, diritti televisivi, premi, corruzione, accordi, bustarelle, scommesse, borsa, azioni, plusvalenze,fidejussioni, ammortamenti. il dio denaro ha deciso di entrare in maniera prepotente nel mio mondo, nel mondo di centinaia di milioni di persone. e ha deciso anche di volerlo cambiare. in peggio…non solo lo gioco ma lo vado a vedere. tutte le domeniche, in casa e, quando soldi e famiglia lo permettono, anche in trasferta. se vado allo stadio mi basta quello. non ho bisogno di rivedere niente alla televisione. non ho bisogno di commenti di panzoni e pinguini, non ho neanche bisogno di sentire cosa dice il capitano o l’allenatore della mia squadra. la partita è finita, aspettiamo la prossima. fanculo il resto. il calcio parlato, le polemiche, le illazioni, gli urli, le accuse e le moviole. soprattutto le moviole. fanno avvelenare il sangue agli stronzi. mi piace andare allo stadio con gli amici, mi piace la birra prima, l’odore dei fumogeni dentro, il freddo e il vento durante l’inverno. mi piace il verde del campo che splende sotto il sole, mi piace rimanere a sedere negli stadi quando intorno non c’è più nessuno. il calcio. chi lo segue, chi lo ama, è quasi visto con sospetto, di sicuro dall’alto in basso…incontrare migliaia di persone provenienti da città, regioni, nazioni diverse dalla tua, tutti accomunati dalla stessa passione, pronti a conoscersi, a fare amicizia, a scambiarsi esperienze e racconti, no, tutto questo non conta. siamo solo teppisti già esplosi o pronti ad esplodere. chiudersi tra quattro mura più volte a settimana illudendosi che quello che guardiamo su uno schermo, grande o piccolo che sia, possa essere la realtà, questo invece è molto meglio. sicuramente è più comodo per chi ci deve controllare. e per lo stesso motivo il calcio di oggi lo vogliono giocato sul divano di casa, tra le stesse quattro mura. non si vogliono i tifosi in trasferta. non si vogliono tifosi violenti, a volte ma non sempre, e soprattutto non si vogliono tifosi poveri e curiosi che si chiedono troppi perché…

Tifosi&Ribelli (2005)

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7 thoughts on “About

  1. Ho letto la Sua recensione su “SOLOLANE”.
    Mi spiace che non sia stato colto il mio sforzo di offrire ai lettori appassionati di calcio un libro che esplora il mondo del tifo e le vicende storiche di una gloriosa società calcistica per esaltare i sentimenti che la passione per il calcio, nonostante tutto, riesce ancora a suscitare.
    I dialoghi non sono una forzatura stilistica, ma l’espressione della comunicazione verbale con la quale si tramandano i ricordi da padre a figlio, da nonno a nipote.
    E’ quello che succede in ogni famiglia dove la fede calcistica è trasmessa per via cromosomica.
    Non volevo assolutamente scrivere un testo storico, chiudendomi in biblioteca a copiare articoli di vecchi giornali, classifiche, marcatori o statistiche.
    C’è già chi ha provveduto a pubblicare alcuni splendidi libri sulla storia centenaria della società calcistica vicentina.
    Io mi sono seduta in curva, come faccio da quarant’anni a questa parte e ho scritto quello che sente, che vede e che prova una tifosa del Lanerossi Vicenza con la R tatuata sul cuore.
    Solo nel finale mi sono concessa la libertà (o il lusso) di riprendermi, attraverso un sogno,quello che ci è stato ingiustamente tolto, tanti anni fa.
    Grazie comunque dell’attenzione.
    Buona serata

    Anna Belloni

    1. Buonasera Anna, le mie, come puo’ constatare, non sono recensioni ma solo opinioni personali, scritte su un blog personale. Se tra i tanti libri che ci sono ormai sul calcio ho comprato e letto il suo e’ perche’ sfogliandolo in libreria ho pensato mi potesse piacere. E l’ho letto in pochi giorni quindi mi e’ piaciuto. Ho imparato molte cose che ignoravo sul Vicenza. Come ho scritto lo avrei apprezzato di piu’ se fosse stato scritto come opera storica, con lo stesso stile pieno di passione, piuttosto che come romanzo. Le cose che lei nel romanzo fa dire al padre o al nonno, e che magari nella vita reale le sono state dette da suo padre e suo nonno veramente, io le avrei volute sentire da lei. Tutto qui. Non e’ una critica, e’ un’opinione. Ho apprezzato il suo riferimento al mio capitano di sempre Agostino Di Bartolomei, fa piacere che venga ricordato a Vicenza nonostante abbia speso al Menti una sola stagione. Comunque la settimana scorsa per lavoro ho incontrato Roberto Murgita e gli ho parlato del suo libro. Mi ha detto che lo avrebbe comprato. Complimenti ancora.

  2. Sa, ho scritto SOLOLANE in forma romanzata perchè ritengo che sono solo pochissimi gli scrittori che riescono a raccontare di sé senza annoiare.
    E poi mi serviva una figura femminile molto giovane….. e io non lo sono più, ahimé !!!!
    Ago è stato un grandissimo del calcio, una figura leggendaria in campo e fuori. Impossibile per me dimenticarlo.
    Grazie di tutto, terrò in grande considerazione le sue osservazioni e i suoi suggerimenti.

  3. Ciao!

    Sono Matteo di http://www.risultati.it, ho visitato il tuo sito e l’ho trovato ben fatto e con degli ottimi contenuti.

    Potrebbe interessarti uno scambio link? Il nostro sito nel weekend raggiunge più di 250.000 visite!

    Se ti può interessare fammi sapere!

    Grazie per l’attenzione!

    Cordiali Saluti

    Matteo

    Risultati.it

    1. ciao Matteo, mille grazie per l’offerta ma come vedi dai link che ho aggiunto nella Home la tipologia dei siti scelti e’ diversa. Non perdi molto comunque, i visitatori di questo blog sono pochi fedelissimi.

  4. Buongiorno, ho letto l’articolo “Casa dolce casa” (23 sett 2016) e l’ho trovato davvero molto interessante. Mi piacerebbe riportarlo sul mio sito web – http://www.archistadia.it – in forma ridotta, ovviamente, rimandando poi alla lettura completa qui.

    Grazie per la disponibilità, resto in attesa di una conferma positiva

    Buon lavoro,

    Antonio

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