The Shift

Le imprese del Lincoln City in FA Cup non potevano passare inosservate. Il primo non league club a raggiungere i quarti della competizione dal 1914! Normale che in molti si siano cominciati a chiedere chi fosse il giovane manager alla guida degli Imps. Danny Cowley, aiutato da suo fratello Nicky come assistente, a 38 anni ha gia’ un CV di tutto rispetto, considerando anche i successi con Concord Rangers e Braintree Town. Eppure, per me, il volto di questo Lincoln, o meglio il profilo, non e’ quello dell’allenatore ma quello del centravanti leggermente sovrappeso Matt Rhead. Non che seguissi le sue gesta nel panorama dilettantistico inglese ma quando l’ho visto alle prese con l’intera difesa dell’Ipswich non ho avuto dubbi di chi fosse. Era lo stesso toro che quattro anni prima con la maglia del Mansfield Town aveva lottato contro la retroguardia del Liverpool negli ultimi minuti del terzo turno della stessa coppa. Non lo avevo piu’ visto ma mi era rimasto impresso. Pochi minuti ma intensi. Rhead a prima vista non sembra un fanatico del fitness o delle diete macrobiotiche. E’ un centravanti old style che usa il proprio peso a suo vantaggio, per imporsi sugli avversari (chiedere al “duro” Joey Barton messo KO da un suo avambraccio), che usa la sua apparenza per ingannare chi e’ troppo veloce a giudicarlo, dalla apparenza, un giocatore da pub team.

Andando avanti il Lincoln ho avuto occhi solo per lui, il mio eroe personale di questa FA Cup 2017. Prima il Brighton, poi il Burnley sempre in TV, poi l’Arsenal dal vivo. Rhead ha combattuto contro avversari piu’ allenati, piu’ titolati, piu’ tatuati e piu’ pagati. Non credo di averlo mai visto perdere un duello aereo. Nonostante la stazza e’ sempre arrivato prima sui palloni alti, forse il tempismo, forse l’elevazione, non lo so. In fase di protezione del pallone e’ stato come costruire un muretto di mattoni intorno alla sfera. Una gioia vederlo spalle alla porta andare incontro a campanili chilometrici o scrollarsi di dosso marcatori troppo timidi.

Mi e’ venuta in mente una chiacchierata fatta con dei tifosi del Leeds qualche tempo fa. Parlando dell’attuale attaccante del Millwall Steve Morison, per un paio d’anni in forza ai bianchi di Elland Road, e’ venuto fuori che il suo soprannome fosse The Shift, cioe’ un giocatore “who puts a shift in”, che lavora, si impegna, corre e sbuffa ma che non sempre traduce in gol tutta questa energia. La definizione si adatta perfettamente a Rhead. I suoi numeri non descrivono un fenomeno da area di rigore, un cannoniere, ma un giocatore al servizio della squadra. Alla fine il calcio e’ un sport dove si gioca, si perde, si vince e si lotta in 11. E Matt Rhead lotta, poco ma sicuro. Se ognuno contribuisse con il suo onesto shift di sicuro i tifosi non avrebbero mai nulla da ridire. La classe non si richiede, l’impegno si esige.

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Ospiti e buone maniere

wall2Dopo la vittoria negli ottavi di finale di FA Cup contro i Campioni d’Inghilterra in carica, alla domanda su eventuali preferenze per i prossimi avversari, Neil Harris, manager del Millwall ha risposto “Chiunque basta che sia in casa”. Non c’è da stupirsi, visto che finora il sorteggio ha sempre regalato ai Lions incontri al The Den e che tutti si sono chiusi con una vittoria.

A novembre, nel primo turno, un gol di Romeo a due minuti dalla fine fu sufficiente a superare il Southend United (League One). Phil Brown, allenatore degli ospiti, non la prese bene: “…We were the best side on the park and should be walking away in the draw.” Un mese dopo ecco arrivare il Braintree Town (National League). Nonostante un primo tempo tutto sommato equilibrato, 3-2 il parziale all’intervallo, gli uomini di Harris si aggiudicarono l’incontro con un netto 5-2.

Terzo turno. Gennaio. Quella che una volta era la data piú attesa del calendario calcistico britannico. Pagine storiche, partite indimenticabili, imprese eterne. Dall’urna esce il Bournemouth. Ostacolo vero, una squadra che sta giocando bene e che ad inizio anno ha poco da compromettere. Non lotta per salvarsi nè per arrivare in Europa e potrebbe puntare alla coppa. Invece si presenta con una squadra zeppa di riserve. Non solo, chi gioca sembra che non ne abbia voglia e se non te la senti, forse il The Den è l’ultimo posto dove vuoi passare il sabato pomeriggio.

Il Millwall vince 3-0.  Eddie Howe, giovane e promettente tecnico degli ospiti ammette a fine gara: “I thought they worked extremely hard. It was a big physical test for us – we know what they are like from goal-kicks and corners. I think Neil has done a great job and the crowd played their part. They’ll be very pleased with their afternoon. Whenever you come here you expect that atmosphere and expect the fans to get behind their team. From our perspective we have got to better at dealing with that – it’s only noise. I’ve got no complaints. In terms of the result, Millwall deserved it.”

Sul treno di ritorno da South Bermondsey, parlando con alcuni tifosi, abbastanza allegri, dei Lions, chiedo chi avrebbero voluto pescare nel prossimo turno. “Tottenham” mi dicono senza esitazione scendendo dal treno. “Away!” mi urlano girandosi mentre procedono barcollando verso l’uscita della stazione di London Bridge. Parole profetiche.

Due giorni dopo, le palline pescate dal sacchetto di velluto dicono invece Millwall v Watford. Di nuovo una formazione di Premier che pensa di cavarsela facendo giocare le seconde linee. Un’altra sorpresa. Un altro allenatore, meno signore del precedente, che se la prende con le tattiche della squadra di casa, come se fosse proibito puntare sulla fisicitá invece che sulla tecnica: Mazzarri, dopo la sconfitta per 0-1 con gol incassato (da Morison) al minuto 85, afferma:“Here at Millwall it is not easy. It was almost a war and a very aggressive game. It almost seemed like a wrestling match at certain moments. I think if someone deserved to win, especially in the second half, it was Watford also because of the penalty and a lot of the fouls which were not conceded in our favour…Millwall were very aggressive and tried to do some fouls on the limit of regulation. We were the only team that tried to play football aside from the penalty we deserved. I’m still convinced of my thoughts.”

Per gli ottavi di finale arriva in South London un altro allenatore italiano sotto pressione, Claudio Ranieri. Come dicono da queste parti, l’attaccante giapponese Okazaki si scorda gli scarpini a casa e il Leicester non riesce a passare. Ci pensa Cummings all’ultimo minuto a qualificare la truppa allenata da Neil Harris rimasta in 10 ad inizio ripresa. Anche qui, strette di mano a fine partita a parte, l’umore non è dei migliori:

A Leicester City spokesman said: “We have personally congratulated Millwall on a merited victory and wish them every success in the sixth round. However, following receipt of numerous complaints relating to the constant abuse, provocation and intimidation of our players, staff and supporters from our arrival at the stadium, throughout the match and its immediate aftermath, we have registered our dissatisfaction with the FA. We are awaiting the FA’s response. The club accepts the defeat, but we simply will not accept the safety of our supporters, players and staff being compromised.”

Risponde il Millwall: “We have been made aware of these allegations today and are extremely disappointed that Leicester City, as is the professional protocol in such instances, did not raise them on the day of the game itself.This morning we received an email from Leicester thanking Millwall Football Club for the hospitality extended to them so are surprised that these serious allegations, which should have been discussed on the day, have come to our attention in the manner they have.”

Per i quarti di finale il problema dell’ambiente intimidatorio del The Den non si porrá. Come auspicato dai tifosi incontrati dopo la vittoria contro il Bournemouth, il Millwall se la vedrá con gli Spurs a WHL (Domenica 12 alle 14), una partita che in molti, soprattutto la Metropolitan Police, avrebbe voluto evitare. Di fronte all’enorme richiesta di biglietti per il settore ospiti il Tottenham ha cercato di limitarne l’affluenza richiedendo alla FA di ridurre la quota prevista per le squadre in trasferta.

Dal sito della BBC: Millwall fans were on Wednesday able to buy tickets for their team’s FA Cup quarter-final at Tottenham later this month after a disagreement over allocation for the League One club was resolved. Millwall were originally offered only 2,800 tickets for the tie at White Hart Lane on March 12, even though they would have been entitled to about 4,000. But after discussions between both clubs, as well as talks with the local Safety Advisory Group comprising representatives from the emergency services and the council, Millwall’s allocation was set at 3,681. It is lower than the offer made to both Aston Villa and Wycombe, who visited White Hart Lane in the third and fourth rounds respectively, but substantially higher than the original proposal.

wallLa tensione è alta e la bravata fatta da alcuni sconosciuti (vedere foto) ha scatenato i teppisti da tastiera facendola alzare ancora di piú. Ai graffiti lasciati fuori al The Den sono seguiti altri, senza minacce, fuori a White Hart Lane. La rivalitá tra queste due tifoserie negli anni è cresciuta a dismisura e ora la possibilitá di incrociarsi in coppa la potrebbe far esplodere. “Colpa” di Neil Harris e dei suoi giocatori, era dal 1936/37 che il Millwall non eliminava tre squadre della massima divisione in un cammino di FA Cup.

Spettacolo

E così il mondo ha riscoperto la FA Cup. Come se il trofeo piú antico, prestigioso e glorioso del mondo avesse bisogno di una prova, di uno shock, di una sorpresa per riprendersi quel ruolo di primo piano che in troppi hanno cercato di toglierle.  Anche i maldestri tentativi della FA stessa nel tenere l’antico trofeo al passo con i tempi non hanno fatto che minare una base solida fondata su storia e tradizione. L’introduzione dei rigori dopo il primo replay, gli sponsor, lo spalmare gli incontri dal venerdì al lunedì, le semifinali a Wembley, il permesso dato al Man Utd di non partecipare nell’edizione 1999/2000 sono solo alcuni degli autogol, piú o meno evitabili, commessi negli anni. Gli stessi anni in cui invece l’interesse globale per la Premier League non ha subito rallentamenti. Se da una parte l’approdare, e il rimanere, nella top division del calcio inglese è visto come obiettivo unico e primario da parte della stragrande maggioranza dei tifosi, il partecipare ad una coppa che garantisce solo accesso alla Europa League è considerato quasi un impiccio, una perdita di tempo, una serie di partite di serie B da far giocare alla squadra riserve soprattutto da parte delle generazioni piú giovani. La Football Association Challenge Cup semplicemente non è redditizia, abbastanza, per i club e da qui il mancato marketing e l’atteggiamento quasi snob nei suoi confronti a meno che ad aprile non ci si trovi in semifinale con un secondo viaggio a Wembley come unica possibilità di salvare la stagione. Eppure la FA Cup logora chi non ce l’ha. Il mondo, la emula, la imita, la scimmiotta e la invidia. Perchè se è vero che certe atmosfere, vedi video sotto , sono irripetibili e che spesso i top club faticano a riempire gli spalti in caso di sorteggi non proprio “glamorous” , è anche vero che partite come quelle del weekend passato rappresentano uno spot pubblicitario inestimabile e fanno il giro del mondo.

Si è iniziato venerdì sera con la prova gagliarda del Cambridge United, a metà classifica in League Two, che con uno 0-0 si garantisce un replay d Old Trafford e un’altra partita in TV con tutto quello che ciò comporta, di positivo, nella vita di un piccolo club (1.7m di sterline). Quasi meglio un pareggio, e un incontro a campi invertiti, che una vittoria come spottolineato alla BBC dall’allenatore Richard Money: “”I don’t think we can win but you never know. We’re going to Old Trafford. Who cares what happens?” Sabato all’ora di pranzo, risultato passato inosservato causa quanto successo poche ore dopo, il Blackburn, decimo in Championship, fa fuori lo Swansea 3-1 dopo essere passato in svantaggio. Per dirla tutta i gallesi, giocano in 10 praticamente tutta la partita e finiscono in nove. Ribalta il risultato anche il Leicester sul campo del Tottenham e il Palace su quello del Southampton ma, sebbene sorprese, sono incontri tra squadre di premier League. Il Sunderland in casa contro il Fulham non va oltre un poareggio a reti bianche in uno stadio mezzo vuoto. Neanche il ritorno in patria di Defoe riesce a dare alla formazione di Gus Poyet qualche sbocco in piú in attacco. Ma è quanto succede sui campi delle prime due in classifica in Premier League che conquista le pagine dei giornali e dei siti di tutto il mondo. Un City con in campo dal primo minuto Aguero, Silva, Jovetic, Navas, Milner crea a sciupa parecchie occasioni, Osorio, in porta per il Boro arriva su tutto e quando non arriva c’è il palo ad aiutarlo. Al 53mo un raro contropiede della squadra allenata da Karanka porta in avanti gli ospiti complice una difesa del City a dir poco impacciata. Pellegrini non ci sta ad uscire e nel finale manda in campo Lampard, Fernandinho e Dzeko ma invece che trovare il pareggio becca il secondo gol dopo un altro veloce capovolgimento di campo. “Before they scored the first goal, we had five or six clear chances and they didn’t have one. But we conceded a very easy goal, and the game changed. They are a team who work well; that’s why they are second in the Championship. They had opportunities to score more goals and deserved to go through. “ Dice il Cileno  che, alla domanda se ha influito sullo stato fisico dei suoi l’ennesimo viaggio ad Abu Dhabi per la solita amichevole voluta dai proprietari, risponde: “No, I don’t think so. It’s easy to have an excuse, but I don’t think that was the case.” L’impresa del Boro è stata premiata con una visita all’Emirates. Ma anche questo giantkilling, che avrebbe di diritto occupato tutti i titoli principali delle sezioni sportive del giorno dopo, è stato eclissato da quanto accaduto a Stamford Bridge. In scena, Chelsea v Bradford City. Mourinho alla guida del Chelsea in casa aveva perso solo una gara, purtroppo per lui decisiva per l’esito del campionato della stagione passata, contro il Sunderland. I suoi ragazzi sono primi in Premier League, negli ottavi di Champions e in semifinale di League Cup. Il Bradford è appena fuori dalla zona play off di League One dove era stato promosso al termine della stagione 2012-13, anno in cui raggiunsero anche la finale di Coppa di Lega battendo Aston Villa e Arsenal on the way to Wembley (prima squadra di quarta serie a raggiungerla dopo il Rochdale nel 1962). In teoria non c’è partita e quando i Blues si portano sul 2-0 nel primo tempo non sono pochi i tifosi di casa che si fregano le mani aspettandosi una goleada. Lo stadio è pieno, più di 41mila spettatori con circa 6000 provenienti dallo Yorkshire. Per chi si stupisce di tale numero si ricorda che in League Two il Bradford aveva di media tra gli 11 e i 12mila spettatori. Dal nulla Jon Stead, una carriera in prestito, accorcia le distanze con un missile sotto la traversa che Cech vede troppo tardi, al riposo si va sul 2-1. Le formazioni rientrano senza cambi. La partita procede aperta e con occasioni da entrambi i lati. Il tecnico portoghese cerca di chiudere la pratica e al 70’ entrano Fabregas e Willian. Succede l’opposto, contro ogni pronostico sono gli ospiti a pareggiare. Un minuto dopo entra anche Hazard. Il Chelsea non vuole replay. Non lo avrà ma non perchè trova la vittoria bensì una sconfitta definita da Robbie Fowler in televisione “il più grande shock della FA Cup di tutti i tempi”. Prima Halliday al minuto 82 e poi Yeates al 90mo mandano in delirio, e al quinto turno, i propri sostenitori. La vincente di Sunderland Fulham visiterà il Valley Parade. The Special One non ha cercato scuse dopo che una squadra da lui allenata per la prima volta ha subito quattro reti in casa “I repeat a word I used before this match – It’s a disgrace for a big team to lose to a small team from a lower league…Frustration is not the right word, embarrassed would be more appropriate.” Il commento finale lo lascio a Petr Cech che su twitter ha scritto : “FA Cup is special and has its magic moments. Unfortunately, for the first time in 10 years, i was on the wrong side of the magic moment.” Fair play.

Magie

fa cupMentre si fanno i conti, per modo di dire, con le grandi manovre del mercato di gennaio, niente sorprese o trasferimenti degni di nota, rimane l’eco delle imprese di FA Cup della settimana scorsa. Ben cinque formazioni di Premier League buttate fuori da squadre di divisioni inferiori, due di Championship (successi casalinghi di Leeds e Millwall su Spurs e Villa), due di League One (Oldham in casa sul Liverpool e Franchise fuori contro il QPR) e addirittura una di National Conference (Luton corsaro a Carrow Road) . E stiamo ancora aspettando l’esito di Chelsea v Brentford finita in pareggio al Griffin Park. Prima della solita scusa delle formazioni di vertice non interessate, si prega di rileggere le formazioni degli sconfitti. Se e’ vero che in qualche caso alcuni dei titolari non sono stati schierati, e’ altrettanto vero che chi e’ sceso in campo non era un ragazzino delle giovanili o qualcuno che aveva passato gli ultime sei mesi nella squadra riserve. L’FA Cup e’ la competizione calcistica ad eliminazione diretta piu’ eccitante e affascinante del mondo, punto, non c’e’ storia. Tira fuori negli underdogs lo spirito di Davide contro Golia. Rivedere l’invasione di campo al Boundary Park, lo stadio piu’ freddo del Regno Unito e quindi giustamente al prossimo turno l’incontro contro l’Everton si disputera’ alle 18, mi ha fatto tornare in mente le centinaia di persone che, indossando un parka, si riversarono in campo dopo il gol della vittoria dell’Hereford sul Newcastle nel 1972 (link). Quelle sono, a giudizio del sottoscritto, le immagini piu’ belle legate ad una partita di calcio. Quelle immagini sono il calcio inglese, racchiudono tutto quello che si ama del calcio inglese. Senza voler fare paragoni impossibili, visto quanto sono cambiati i tempi e il calcio, la FA Cup rimane l’unico torneo capace di regalare simili emozioni.

Io, nella speranza di essere testimone oculare di uno giantkilling mi ero recato a Brighton. Sorvolo sulle difficolta’ incontrate per arrivare all’American Express Community Stadium, nome osceno ma certo dopo anni e anni senza fissa dimora non credo che i tifosi dei Seagulls siano troppo seccati. Non perche’ abbia qualcosa contro l’Arsenal ma pensavo che la squadra di Poyet potesse far registrare un upset. Sembrava anche possibile fino a quando Wenger non ha deciso di schierare Wilshere (different class) e Walcott. Lui ha agito sul 2-2 e ha vinto, Rodgers ha fatto la stessa cosa con Gerrard sull’1-3 e ha di fatto detto addio all’ultima possibilita’ di silverware della stagione. Comunque bella atmosfera, stadio pieno, rumoroso, gran partita veloce e combattuta. Purtroppo il sorteggio del quinto turno non ha regalato grandi sfide. Se passera’ il Chelsea, la loro trasferta in casa del Middlesbrough e Luton v Millwall faranno venire gli incubi a chi e’ abbastanza vecchio da ricordare gli incidenti del 1988 e 1985 rispettivamente. Il Manchester United avra’ il compito piu’ noioso, in casa contro il Reading, nella stessa citta’ City e Leeds giocheranno una sfida all’insegna dell’odio per i Red Devils mentre l’Arsenal ospitera’ il Blackburn. Come detto, l’orario deciso dalla FA per la sfida tra Oldham e Everton, che sarebbe stata la mia scelta per il prossimo turno, mi costringe a cambiare piani. Domenica sera alle 18, nessuna possibilita’ di trovare poi un treno per Londra. Come sempre, grazie FA.

FA Cup Third Round

fa cupE anche questo terzo turno 2013 è andato. Con le sue sorprese, le sue conferme e, purtroppo, i suoi spalti vuoti. La curiosità è che non sono i club di Premier, o meglio i loro tifosi, a snobbare la competizione più bella del mondo, più di 46mila spettatori per Man City v Watford, tutto esaurito a White Hart Lane per la visita del Coventry tanto per citarne un paio, ma squadre di Championship o di categorie ancora più basse. I 5000 spettatori di Ewood Park sono una vergogna, anche se c’è di mezzo la protesta contro la proprietà indiana. Il Riverside sembrava vuoto, Oakwell e The New Den pure, 12mila a Bolton per la visita del Sunderland, poco meno ad Elland Road e Pride Park. Fa male. Fa male vedere come in tanti siano concentrati su qualsiasi obiettivo di campionato e come la Coppa sia considerata a volte una distrazione o addirittura una seccatura. Non credo che si tratti di problemi di costo del biglietto, visto che molte società si mettono una mano sulla coscienza e li riducono per l’occasione, nè di saturazione da football dopo l’indigestione delle feste natalizie. Per triste che può sembrare se la FA Cup fosse generasse tanti soldi come il campionato e prevedesse un posto in Champions per le finaliste (=+soldi) allora gli stadi sarebbero pieni, garantito. A me va bene così, sono gli assenti a perdersi qualcosa.

Cosa esattamente? I momenti più significativi di questa tornata sono stati probabilmente il gol dell’Hastings Utd al Riverside Stadium, fantastica l’esultanza, il capovolgimento di risultato in Macclesfield v Cardiff a favore dei padroni di casa, la vittoria del Brighton contro un Newcastle che ha giocato con sufficienza e poca voglia, il gol lotteria di Karagounis, la sorpresa Luton Town, il controllo palla di RVP per il pareggio dello United at Upton Park. Da dimenticare, tanto per cambiare, l’atteggiamento di Luis Suarez. Non tanto per il gol di mano in sè, credo involontario, ma per l’esultanza e il sorrisetto idiota. Il ragazzo veramente non si aiuta.

E mentre uno si godeva le sorprese delle semifinali di andata della Coppa di Lega la FA ha annunciato gli orari e le date delle partite che saranno in TV per il quarto turno. Millwall v Villa di venerdì sera, scelta ridicola. Pochi mesi dopo le polemiche per gli incidenti di Sheffield Wednesday v Leeds giocata di sera e ad inizio weekend quando moltissima gente era arrivata allo stadio già ubriaca. Impareranno mai?

Il dopopartita

afc-fansFinalmente questa benedetta o maledetta partita è arrivata e passata. Certo, sarebbe stato meglio che Gregory non avesse fallito l’occasione ad un paio di minuti dal termine e che il tallone di un giocatore qualsiasi in maglia bianca non fosse stato in traiettoria di un tiraccio sporco in pieno recupero. Ma, come dicono in molti, questo è il calcio, questa è la Coppa. Crudele, ingiusto, senza simpatia per il lieto fine. I 90 minuti di gioco mi sono sembrati giocati bene dal Wimbledon, forse nella prima parte un tantino troppo rinunciatario. Pensavo il replay fosse assicurato, così come altri dieci giorni di chiacchiere, ricordi, promesse e minacce. Non è andata così, saranno contenti i new fans della new town, nel loro news ground mezzo cantiere con le bandiere che coprono file e file di seggiolini su cui non si  siederà mai nessuno.

Mi ha fatto male vedere una panchina della squadra di casa con Alex Rae, ex Sunderland, Mick Harford, hard man di un calcio che fu anche ex Wimbledon, e Ian Wright, tanto veloce a parlare di buone cause quanto a saltare su qualsiasi carro che trasporti sacchi di denaro. La sua celebrazione al primo gol del Franchise mi è sembrata alquanto eccessiva.

L’invasione di campo dei tifosi dell’AFC è stata invece tanto spontanea quanto bella, al contrario delle stronzate che i telecronisti hanno dovuto sciorinare da contratto dopo il pareggio di Midson. Il punto è, ma tutte le chiacchiere di boicottaggio prima della gara? Chi scrive ha sposato il pensiero di chi l’ha portato a termine. Mi è sembrata una scelta coerente e coraggiosa. Quando avevo deciso di andare mi ero sentito un ospite in casa d’altri, quando il padrone esce non si rimane seduti in soggiorno. Molti degli attivisti della prima ora, dei carbonari del pallone, non sono andati così come i dirigenti per non mischiarsi con Winkelman durante e soprattutto, come da tradizione inglese, dopo la gara. I 3000 presenti non l’hanno pensata così, alla fine ha vinto la voglia di esserci, di cantare in faccia a “quelli lì” il loro orgoglio e la loro rabbia. Va bene anche quello, è difficile giudicare una scelta del genere e forse anche sbagliato. Poteva andare meglio ma ancora una volta, considerando chi si è affrontato oggi in campo a Milton Keynes, non si può non riconoscere ai tifosi del Wimbledon di aver compiuto un miracolo.

Up the Dons.

Il prepartita

fafuCome prevedibile, in questa settimana di preparazione al secondo turno di FA Cup, si è parlato quasi solo della gara di domenica tra Franchise FC (MK Dons) e AFC Wimbledon. A riguardo sono intervenuti tutti, ognuno con un’opinione o con un giudizio pronto per l’uso.

Come già specificato in un post precedente, la verità è che questa rivalità è stata molto costruita dai media. Nel calcio di oggi dominato dal dio denaro e dai non valori, una storia come quella dei Dons (quelli veri) fa notizia. Nove anni dopo essere stati cancellati dalla mappa del calcio per volere di pochi affaristi senza scrupoli, l’AFCW è tornato nelle divisioni professionistiche grazie al coraggio, all’impegno, alla passione e alla determinazione dei suoi tifosi. Questi non possono vedere la società che ha rubato loro il titolo sportivo per riempire uno stadio vuoto come “una rivale”. La rivalità tra tifosi si tramanda, si respira, si costruisce. Anche l’odio sportivo deve essere meritato, guadagnato. Di fatto a Milton Keynes la gente si è vista arrivare dall’oggi al domani una squadra da tifare senza che nessuno l’avesse chiesta. Certo oggi qualche migliaio di persone allo stadio ci va, chi ha 20 anni o anche meno magari neanche si ricorda tutti gli avvenimenti che portarono a questa dolorosa situazione nel 2002. Ma ciò non li rende “avversari”, più che altro sono degli usurpatori. I tifosi del Wimbledon che domenica saranno presenti, nonostante molti, forse i più coinvolti all’epoca dello scempio, boicotteranno il match, sputeranno tutto il veleno accumulato in questi anni più che altro contro chi 10 anni fa permise lo sradicamento del loro club.

La FA, forse la parte più colpevole di tutte, si è raccomandata con entrambi club affinchè i giocatori si comportino in modo responsabile e non diano modo ai tifosi di lasciarsi andare a comportamenti eccessivi o violenti. Ma non sono i soli con la coscienza sporca ad aver parlato questa settimana. L’allenatore di casa Karl Robinson si è detto emozionato e felice per il sorteggio, citando  i soliti scioglilingua sul tempo che passa, sui valori dello sport, sulla magnifica realtà sportiva che oggi esiste a Milton Keynes. L’ex allenatore del Wimbledon FC ai tempi della scissione, Stuart Murdoch, è stato rintracciato in Spagna da dove ha dichiarato che all’epoca lui pensava a giocare e vincere, che più di tanto non si schierò perchè aveva un mutuo da pagare e non voleva perdere il lavoro, aggiungendo, anche un po’ fuori luogo, quanto Pete Winkelman, presidente del Franchise e autore del furto, avesse un entusiasmo contagioso. Lo stesso Winkelman ha dichiarato: “I’m not proud of the way this club came into being. It’s very hard for me to live with that. It’s possibly a little bit more personal for me than anyone else.” Aggiungendo : “To most people in football the way they imagine it happened is so different to the way that it actually. It wasn’t the big Norwegian billionaire owners who moved the club to Milton Keynes. It was an administrator who said ‘I’m going liquidate the club tomorrow unless you come up with the money to keep it going. The only way I could come up with the money to keep it going was to move it to Milton Keynes. For the first seven weeks of that administration we did nothing. I will never understand why AFC Wimbledon did not buy their club. That’s the bit that always confuses me.”

Da una quasi ammissione di colpa alle solite scuse, dette e ridette, smontate e rismontate. Lui non è stato un salvatore di una squadra disperata. Il movimento di un club, qualsiasi club, a Milton Keynes, era stato programmato da anni. E affermare che i tifosi non abbiano fatto niente, quanto è ridicolo? Ma alla luce di quanto successo negli ultimi 10 anni è difficile capire che se si fossero fatti avanti ci sarebbe stata una persona di troppo e quella persona sarebbe stata lui? Winkelman non ha salvato il Wimbledon dalla liquidazione, anche perchè tante altre realtà britanniche negli ultimi anni sono andate sotto e sono ripartite (basta pensare ai Glasgow Rangers) ma ha approfittato della situazione per arraffare titoli, soprannome, argenteria e scappare. Quando gli hanno chiesto del possibile boicottaggio domenica dei tifosi ospiti ha dichiarato: “They do have a history of boycotting their team. So I wouldn’t be surprised “ dimostrando di nuovo un’acidità che contrasta con i falsi complimenti per i risultati raggiunti dal club di Merton.

Sonoanche usciti articoli su come gli scout del Franchise non siano graditi alle partite casalinghe del Wimbledon: che c’è di strano? La gente di quelle parti non dimenticherà mai. Normale che a Milton Keynes vorrebbero che tutti scordassero quanto successo e li trattassero come qualsiasi altra squadra ma non sarà mai così: cominciassero a cancellare il “Dons” dal nome ufficiale, un ultimo legame con il club cui hanno tentato di usurpare la storia. Sudassero un po’ per pulire il loro nome, non cercassero scorciatoie come il loro presidente che ha chiuso l’intervista da cui ho preso queste righe dicendo:

“We’ll never be friends but we are related and I hope we can have a good family get-together.”

Yes, dream on.

Dal canto suo, il neo arrivato manager dell’AFC,ed  ex giocatore del Wimbledon FC, Neil Ardley ha detto:

“There is a lot of emotion behind it and a lot of history. It’s unique. I don’t think there is any other game where this has been the case…The media circus that goes around this game will carry on and we’ll try and deal with it in the best way we can…When I was a player here I was right behind everything the fans were doing back then…Out of bad situations come good situations. I look at this club and it is unbelievable what has been achieved in the last 10 year, for the fans, that’s what this game should be about – how far this club has come through hard work and determination. Boycotting is an individual decision and people feel strongly about it. I think it is time for us to give the fans a little bit of support and say ‘whatever you decide we are 100% behind you, I would support their decision….I feel for them. People say football is a religion and to have something that you put your heart and soul into ripped away is going to hurt…IN my opinion AFC Wimbledon is Wimbledon and are the club they were before. If you ask anyone like Robbie Earle, Dennis Wise, they will tell you exactly the same thing. If it was reported in Wikipedia that you played for MK Dons, that hurt.”

Qualsiasi sia il risultato domani l’AFCW ha già vinto.

Coerenza e mentalità

Ammetto di aver sbagliato anch’io. Quando ho saputo del sorteggio del secondo turno di FA Cup che avrebbe messo di fronte il Franchise FC e l’AFC Wimbledon, ho pensato: “vado ad urlare tutto il mio disprezzo insieme ai tifosi dei Dons”. Avrei corso il rischio di ritrovami magari non da solo ma quasi. Un breve giro di telefonate mi ha confermato una delle tante qualità che ho spesso riscontrato nei tifosi del Wimbledon, la coerenza.

Per chi ha subito le ingiustizie del 2002, ha visto scipparsi prima lo stadio, poi il club, poi anche la storia e la geografia, questa sfida semplicemente non avrebbe mai dovuto avere luogo. Il Franchise FC (Milton Keynes Dons) non esiste. C’è un nome, c’è una squadra ma ciò che deve esserci per ragioni politico sportive non è detto che possa essere imposto alle migliaia di persone che gli stadi li riempiono con la propria passione.

Da quando è avvenuto lo scempio, migliaia di tifosi da ogni parted’Inghilterra ha boicottato le trasferte a Milton Keynes. Un segno di protesta, un segnale che mai più il calcio in Inghilterra potrà imporre una simile vergogna stile squadra di baseball o basket yankee.  La stessa fanzine WSC quando ha chiesto le previsioni della stagione corrente a rappresentanti di ogni squadra professionistica inglese ha saltato il Franchise, pagina bianca. Ovviamente la partita sarà in TV e speriamo che il Wimbledon vinca ma nessun messaggio sarà più forte dell’assenza dei tifosi ospiti.

Ci vuole forza, la tentazione di andare ad urlare la propria rabbia, o il disprezzo, sarebbe molta ma se per anni si predica l’indifferenza nei confronti di una realtà calcistica formata sul dolore altrui, poi non si può cambiare idea per colpa di un sorteggio beffardo, non si può contribuire alla loro causa pagando il prezzo del biglietto e non si può tradire chi per anni li ha boicottati. Questione di mentalità.

Chi parla di acqua passata sotto i ponti, di lasciar stare, di passare oltre, di dimenticare è fuori strada. Queste sono ferite che non si rimarginano, prepotenze che non si dimenticano,  sono colpe che non si espiano.

Penso che le parole di Simon Wheeler, presidente del WISA, riassumano molto bene il punto di vista dei fans dei Wombles:

“”I won’t be going because I vowed never to set foot there. Emotions would be far too raw and I won’t give any income to that football club so I’ll watch at Kingsmeadow or go to a garden centre or something. It’s a very difficult fixture to think about. I don’t see it as a big passionate football match or a rivalry, which the media want to build it up as.  Our football club was ripped out of my community against the wishes of Wimbledon fans. I have zero excitement and I don’t think it’s a fixture that should ever have happened”

E così sia.

Esperimento fallito

La scorsa settimana e’ finita l’avventura del Wembley FC in FA Cup al secondo ostacolo (Preliminary Round). Devo dire che ho tirato un sospiro di sollievo. Non che io abbia niente contro il club al momento al nono gradino della football pyramid ma tutta la pubblicita’ guadagnata grazie alla sponsorizzazione della Budweiser e’ sembrata un po’ una forzatura. Era stato gia’ difficile mandare giu’ l’umiliazione di aver visto il nome della competizione calcistica ad eliminazione diretta piu’ antica del mondo sporcato da una marca di birra americana per prendere sul serio  anche questa ultima operazione di marketing romanticizzata. Quando lo scorso anno era stato annunciato il coinvolgimento di Terry Venables nella direzione tecnica della squadra, a dire il vero avevo pensato “perche’ no, finalmente un allenatore che si rimette in discussione a livello amatoriale, ce lo vedreste Mourinho?” ma poi si e’ andati troppo in la’ e siamo arrivati al limite della farsa. In estate e’ stato confermato che David Seaman sarebbe stato l’allenatore dei portieri. Poi l’annuncio che Ray Parlour, Brian McBride, Claudio Caniggia, Martin Keown, Ugo Ehiogu e Graeme Le Saux avrebbero giocato nella partite di FA Cup (tutte trasmesse live dalla tv americana ESPN). Gia’ la passata stagione il Wembley aveva preso parte alla prima gara di calcio trasmessa su Facebook ma evidentemente le sorprese targate Bud per la compagine londinese non erano terminate. Un pugno di vecchie glorie, una specie di circuito master, di partita del cuore imposta a chi col cuore magari tutte le settimane vorrebbe giocare nella Combined Counties League per guadagnarsi il posto da titolare  in FA Cup e che invece si vede passare avanti signori con troppi anni e troppi chili imposti dallo sponsor. Che il replay sia finito 5-0 a favore dell’Uxbridge e’ cosa buona e giusta. La FA Cup e’ cosa seria e non dovrebbe mai essere presa poco sul serio come in questo caso. La FA manco’ di rispetto al trofeo che porta il suo nome quando permise al Man Utd di non partecipare. Tutti gli allenatori che mettono in campo le squadre riserve per tenere i giocatori titolari freschi per competizioni piu’ redditizie si comportano allo stesso modo. E il Wembley, targato e foraggiato dalla Budweiser, non è differente.

Semifinali

Se ci si aspettava di vedere in finale a Wembley due squadre che mancavano da qualche anno si e’ rimasti delusi. Il Chelsea ha dato di nuovo dimostrazione, gol fantasma a parte, che cosa voglia dire avere i giocatori che scendono in campo per l’allenatore e non gli giocano contro. Gli Spurs non sembrano piu’ la stessa squadra da quando Capello ha dato le dimissioni e Redknapp e’ stato accostato alla panchina della nazionale. L’Everton ha subito la terza sconfitta stagionale nel derby, una partita che stava controllando senza troppi affanni fino all’attimo di follia di Distin. Il Liverpool onora la memoria dei tifosi scomparsi a Sheffield nel 1989 con una prova non troppo convincente ma conquista la finale con le reti dei suoi uomini piu’ discussi, Carroll e Suarez pagati troppo con troppa fretta, come se i soldi ricevuti per Torres scottassero perche’ frutto di una rapina. La finale sara’ inedita tra i Reds, che hanno vinto le ultime due finali disputate contro formazioni londinesi (entrambe a Cardiff), e i Blues che addirittura sono usciti vincitori dalle ultime quattro tra cui l’ultima nel vecchio Wembley e la prima nel nuovo impianto (tutte con un gol di scarto).

In Scozia la finale sara’ un derby ma, udite udite, non sara’ l’Old Firm. La coppa la alzera’ una tra Hearts e Hibs, ultimo atto che mancava dal 1896. Ho fatto il conto, dall’anno della mia nascita, 43 anni fa, solo in sei casi una delle due potenze calcistiche di Glasgow non e’ arrivata in finale. Anche oltre il Muro di Adriano le semifinali si sono concluse tra le polemiche, con un Neil Lennon che ha accusato l’arbitro di aver consumato una vendetta personale, dopo il rigore che ha condannato i suoi alla sconfitta all’ultimo minuto.

Per quanto l’allenatore nordirlandese possa aver ragione, avere una finale diversa ad Hampden non puo’ che far bene ad un calcio scozzese sempre piu’ in crisi.