Il Massimo

Erano anni che non mi sistemavo in poltrona per assistere ad una partita di Premier League trasmessa da Sky Italia. Trovandomi da queste parti, domenica pomeriggio ho deciso di farlo, aspettandomi un discreto spettacolo da Manchester City e Arsenal. È stato strano:  mi ero seduto diffidente, aspettandomi non so perchè il commento di qualcuno a me sconosciuto che non avrebbe trattato con il giusto riguardo un match tanto importante. Invece appena si è aperto il collegamento, le prime parole e i saluti del telecronista hanno avuto l’effetto “risveglio dal coma”. Sapete quando uno riconosce tra mille, tra milioni di voci una che ti appartiene, che ha fatto parte della tua vita, che ha significato qualcosa, che ti ha accompagnato negli anni? Ecco questa è stata la reazione nel sentire Massimo Marianella. Inconfondibile, unico, professionale ma tifoso, serio ma spiritoso, entusiasta ma equilibrato. Un amico, un parente, una presenza rassicurante e continua negli anni della giovinezza e dell’avvicinamento progressivo al football d’oltremanica. E’ una voce che riesce a cullare chi lo ha sempre seguito, una miniera di informazioni, di aneddoti, di storie e leggende. Non penso che nessuno si prepari sulle partite come fa Marianella su quelle di calcio inglese, perchè quello per lui non è piú lavoro, è passione allo stato puro. Marianella non ha bisogno di essere un personaggio, di coniare un suo stile, strillare una frase, ripetere mille volte il nome del giocatore, ululare come un sudamericano, alzare i toni, calcare la voce. Non ha bisogno neanche di qualcuno con cui dialogare per fare il commento tecnico, anzi disturberebbe. Il suo stile è la sua competenza, la sua professionalitá e la sua simpatia. Non cerca audience, cerca appassionati. Sono in tanti e di questi molti sono nati e cresciuti ammirando il calcio dei maestri grazie a lui, al suo entusiasmo contagioso, al suo iniziare una telecronaca come se stesse entrando in un pub e non vedesse l’ora di dire agli altri cosa ha appena scoperto su questo o quel giocatore. Alla fine di 90 combattutissimi minuti ho spento la tv con la netta sensazione di aver passato un’ora e mezza in compagnia di un amico.

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