Letture

Libri sul calcio letti e valutati (1-10) dal sottoscritto. Non sono inseriti link per evitare promozioni gratuite di qualsiasi website di vendita on line. Aggiornamento continuo ma, vista la mole di lavoro arretrata, lento.

50 years of hurt: 6 – Henry Winter e’ considerato il migliore giornalista inglese di calcio ed e’ anche un grande tifoso della nazionale. Buone premesse. Aneddoti e contatti non mancano con interviste esclusive rilasciategli da grandi nomi del presente e del passato ma purtroppo i concetti si ripetono e alla fine il libro risulta un po’ noioso e scontato. Il suo punto di vista si perde in mezzo a quelli delle tante persone intervistate. L’ultimo capitolo, post Euro 2016, sembra essere stato aggiunto in fretta e furia alla fine ma il tono stride con quello usato in precedenza.

Up Front: 6 – l’autobiografia di Kerry Dixon suona quasi come un atto dovuto, parte di una terapia che gli e’ stata ordinata per cercare di superare i suoi problemi personali, quasi totalmente dovuti alla sua passione per le scommesse. Chi scrive era un grande estimatore dell’attaccante del Chelsea in un’epoca in cui in Inghilterra giocavano molti centravanti di carattere e qualita’. Questo libro va ad ingrossare un filone di ex campioni caduti in disgrazia ma non offre niente di diverso. Dixon sembra pentito per il dolore creato chi gli e’ stato vicino ma non sembra parlare al passato, quasi ammettesse la sua debolezza e impotenza.

Accrington Stanley: the club who wouldn’t die: 8 – Incredibile lavoro di Phil Whalley, la storia dello storico club dal fallimento del 1962 alla rinascita ed ai recenti “successi”. Meticoloso nei particolari ma senza risultare pesante, ottimo libro che illustra in modo impeccabile la vita e le peripezie di  un piccolo club. Il lieto fine, una volta tanto, rende tutto ancora migliore.

Danish Dynamite: 6 – Ricordo molto bene quella squadra, la maglia della Hummel e la classe di alcuni suoi giocatori. Ma il tono usato nel libro dagli autori Smyth, Eriksen e Gibbons è quello di un genitore che ti racconta le “imprese” di un figlio che cresce, con un tono di sorpresa compiaciuta per ogni piccolo passo e gesto che impara a fare.

We all live in a Perry Groves world: 6 – la biografia di Perry Groves e’ abbastanza scontata. Gli aneddoti su sbronze e scappatelle ormai fanno sbadigliare piu’ che sorridere anche se sono passati almeno 10 anni dalla sua prima pubblicazione. Comunque Groves mi era simpatico quando giocava, si vedeva l’impegno e la dedizione alla causa, e mi rimane simpatico ora. Qualche anno fa era ospite ad un evento dove ero anche io e mi ha fatto abbastanza ridere con i suoi racconti. Non si prende molto sul serio e questo di solito paga. L’ultima frase del suo libro dice tutto: …when I die the reports will say: Ex Arsenal player Perry Groves died today. That will do for me.

A Yorkshire Tragedy: The Rise and Fall of a Sporting Powerhouse: 10 – Anthony Clavane ha scritto un capolavoro. Un’analisi socio-sportivo-economica senza precedenti. Ci sono un paio di capitoli dedicati a Rugby e Cricket ma servono a completare la ricerca. I racconti degli intervistati mi hanno fatto quasi piangere. Impossibile parlare di UK, Brexit ecc senza considerare quanto successo negli anni 80. Inutile parlare di calcio inglese se non si ha presente come fosse prima dell’avvento della Premier League. Un libro che fa pensare, che fa nascere tante domande ma che fornisce anche tante risposte. Fantastico. Si consiglia la visione del film Kes di Ken Loach prima della lettura.

The Bottom Corner: 7 – bel libro, belle storie di lower e non league, ottimo lavoro da parte di Nige Tassell. Forse sono troppe? Lo dico solo perché io su qualcuna, veramente bella, mi sarei soffermato sicuramente di piú. Se il problema era rimanere in un certo numero di pagine, io mi sarei concentrato su meno storie ma le avrei approfondite. Unico neo è il solito confronto scontato quanto inutile con la Premier League e i suoi pseudo campioni che compare qua e lá nelle pagine del libro e che ovviamente non ha nessun senso.

Quando c’era Paolo Valenti: 5 – colpa mia, mi sono fatto ingannare dal titolo nella fretta. Il libro di Andrea Pelliccia non l’ho capito. Il mettere dentro per forza ricordi e nomi di quegli anni (80) risulta spesso forzato. Commovente il racconto sull’Heysel ma anche li’ i personaggi sembrano troppo impostati, poco naturali.

My Turn: 5 – Johan Cruyff è stato, a mio parere, il più grande giocatore di tutti i tempi. La sua biografia forse la più noiosa nello stesso arco di tempo. Forse la spiegazione è nelle ultime pagine quando dice che il dono di saper giocare a calcio lo ha ricevuto da Dio, gli veniva talmente naturale che non aveva senso commentarlo. Quanto raggiunto dopo invece assumeva tutto un altro valore perché aveva dovuto lottare per raggiungerlo. Ma anche qui, poche righe per parlare di finali vinte o perse da allenatore e più di 100 pagine per descrivere tutte le sue vicissitudini con i vari dirigenti dell’Ajax. Straziante. Un uomo con un’opinione su tutto, con sé stesso al centro dell’universo che in queste pagine si leva qualche manciata di sassolini dalla scarpa e si chiede perché anche chi gli è stato vicino alla fine in qualche modo gli ha voltato le spalle. Non credo fosse una persona facile con cui andare d’accordo quando si parlava di calcio. Ma rimane un genio, magari sul campo e meno davanti a una macchina da scrivere.

The Binman Chronicles: 6 – la biografia di uno dei più grandi portieri di sempre, Neville Southall, non è esattamente divertente o piena di rivelazioni e colpi di scena. I punti che gli stanno a cuore vengono ripetuti e sottolineati in modo anche troppo ripetitivo. Una leggenda dell’Everton e della nazionale gallese, un professionista esemplare, ossessionato con la propria carriera e la propria forma, fatalista, pratico, egoista ma anche un gentiluomo che non parla male di nessuno. Viene quasi l’istinto di abbracciarlo come credo capiti ai ragazzi che oggi segue nei suoi programmi di inserimento sociale.

Optajoe’s Football Yearbook 2016: 8 – Non ho dato un 10 per non essere accusato di essere parziale visto che Duncan Alexander è un caro amico e opta è l’azienda per cui lavoro da 12 anni. Il libro è piacevole, pieno di fatti e curiosità, tutte raccontate con un invidiabile sense of humour. Non è il solito libro di statistiche e non è scritto con il tono dello scienziato che spiega dati tecnici ai comuni mortali quanto piuttosto con quello di un amico che ti racconta quanto appena scoperto intorno al tavolo di un pub.

The lost boys. Inside the football’s slave trade: 7 – Ho capito che i libri di calcio a sfondo investigativo mi lasciano un po’ perplesso perchè faticano a provare le accuse che lanciano. Questo lavoro di Ed Hawkins però apre gli occhi su alcuni nomi e organizzazioni in teoria insospettabili, oltre che confermare il marcio e l’ipocrisia che regna all’interno della FIFA.

And the sun shines now: 10 – il libro di Adrian Tempany, sopravvissuto a Hillsborough, è un capolavoro. Dovrebbero leggerlo tutti i ciarlatani che si riempiono la bocca con il modello inglese e altre cazzate del genere. Questa è storia, politica, sociologica, di costume. Come e perchè il calcio inglese è cambiato; un’analisi completa dei motivi e degli avvenimenti che hanno fatto diventare uno sport per “scum” il prodotto televisivo per eccellenza.

The Crazy Gang: 6 – il libro risposta di Dave Bassett e Wally Downes al documentario andato in onda sulla BBC dove i vari Vinny Jones e John Fashanu più che raccontare hanno recitato. Però il libro sembra una lista di testimonianze a favore di Bassett, forse dovute, alcune divertenti ma alla fine noiose.

In search of Duncan Ferguson: 7 – l’autore Alan Pattullo mi strappa un sette perchè il suo lavoro di ricerca è stato incredibile ma purtroppo questa biografia soffre della mancanza piú importante, quella di qualsiasi input da parte del protagonista. Duncan Ferguson, per chi fosse interessato, rimane il footballing enigma citato nel sottotitolo del libro anche alla fine di questa lettura. E forse è meglio così.

Journeyman: 7 – autobiografia di Ben Smith, not a glamorous footballer ma almeno an honest one. Racconta, con schiettezza e senso dell’umorismo, conscio dei propri limiti, la vita di un giocatore di lower leagues. È un mondo lontano anni luce dalla Premier League, un mondo in cui ogni anno di contratto ti allunga la vita e ti fa pagare il mutuo, dove i sacrifici sono tanti, dove niente è certo, il domani meno di tutto.

Another bloody Saturday: 6 – Subito da chiarire che io l’autore di questo libro, Mat Guy, lo inviterei al pub e lo cercherei per andare a vedere delle partite insieme perchè ama lo stesso calcio che amo io. Però in questo suo sentirsi puro e speciale esagera, scivolando nell’ovvio come quando si meraviglia, o fa finta, che nel calcio femminile non ci sono hooligans o quando elogia in modo smielato il rapporto tra tifosi e squadra in una cittadina delle isole Faroe dove non solo si conoscono tutti ma forse sono anche tutti imparentati.

Diba, Totti. Nati Ultrà: sv – difficile dare un voto a queste poche pagine di Mauro De Cesare. Un breve profilo della carriera dei due giocatori e due piccole interviste seguite da una veloce analisi etimologica della parola ultrà non dicono nulla di nuovo e/o di interessante.

Men in white suits. Liverpool FC in the 1990s: 7 – Argomento interessante affrontato attraverso interviste con i protagonisti dell’epoca da parte di Simon Hughes. Come sempre in questi casi, alcune sono piu’ interessanti di altre ma in generale ogni punto di vista rivela qualcosa e alla fine del libro è possibile farsi una discreta idea di quello che succedeva in quegli anni. E forse l’intervista migliore risulta essere quella a Jason McAteer da tutti considerato in quegli anni lo scemo del villaggio.

Il pallone del tiranno: 8 – AAVV, bel libro, belle storie anche se tragiche ma raccontate con sensibilità dagli autori. Le avevo già trovate in altri volumi ma mai narrate in modo così completo. Quasi quattro piccoli romanzi, fatti di storia, cronaca e sport.

Jock Stein: 6 – La sufficienza il libro la strappa solo grazie all’altissimo profilo del personaggio oggetto della biografia. Archie McPherson infatti  decide di usare lo stile del compiacimento a tutti i costi, sforzandosi di trovare del buono ovunque come se ogni persona non fosse più umana anche grazie ai propri difetti. L’esercizio risulta spesso forzato e la totale mancanza di oggettività più volte è stata vicina a farmi passare la voglia.

Compagni di stadio: 5 – ammetto la mia ignoranza. Non conoscevo la storia della democrazia Corinthiana anche se, come tutti gli appassionati di calcio della mia generazione, ammiravo Socrates giocatore. Non avevo neanche mai considerato la dittatura militare brasiliana alla stregua di quella argentina o cilena quando invece, secondo quanto raccontato da Solange Cavalcante nel libro, si parla delle stesse atrocità. Grazie a questa lettura ho colmato, almeno in minima parte, la mia ignoranza ma purtroppo non ho apprezzato né lo stile, a volte forzato anche se a difesa del “bene”, né la traduzione. Non è un libro di calcio, o solo di calcio. Anzi le parti dedicate allo sport sono le piú deboli.

From Ricky Villa to Dave Beasant. When the FA Cup really mattered. Volume 3 – The 80s: 7 – questo e’ il terzo volume di Matthew Eastley dopo gli anni 60 e 70. L’ho scelto invece degli altri due perche’, grazie a TMC, le finali di FA Cup cominciarono ad essere trasmesse in diretta anche in Italia a partire dal 1984 e me le ricordo tutte perfettamente. Questo libro e’ una passeggiata tra i ricordi di un’epoca che non c’e’ piu’. Piacevole e di facile lettura.

Up There: 9 – gran bel libro, soprattutto i primi due capitoli dove il calcio e’ di sottofondo ad una descrizione socio-economica culturale del Nord-Est del paese. Michael Walker fa rivivere i fasti della zona che una volta era denominata “the hotbed of soccer” e termina descrivendo la desolazione di oggi, in campo come fuori.

The Game of Our Lives: 7 – forse sono stato un po’ tirato ma mi è parso di leggere un tema, lungo, ben fatto da parte di David Goldblatt, però leggermente piatto sulla situazione attuale del calcio britannico. Descrizione dei problemi, di come ci siamo arrivati, degli errori che li hanno generati. Un ottimo riassunto per chi si preoccupa poco di questo aspetto ma niente di nuovo per chiunque abbia a cuore il futuro di questo sport nella terra che lo ha inventato.

The Glory Game: 8 – uno dei classici di sempre, il libro che ha dato fama eterna al suo autore, Hunter Davies, grazie ad un accesso senza precedenti, e forse senza repliche, alla vita quotidiana di un club, in questo caso il Tottenham del 1971/72. Tanto interessanti quanto ingenue le appendici alla fine del libro. Ottima lettura ma, mia opinione, non all’altezza del capolavoro di Arthur Hopcraft del 1968.

Bobby Moore. The Man in Full: 7 – l’obiettivo dichiarato di Matt Dickinson è quello di parlare e scoprire un’icona del calcio inglese che è rimasta misteriosa nonostante sia stato uno dei protagonisti principali della vittoria dell’unica Coppa del Mondo conquistata dagli Inglesi. Il problema è che alcuni giocatori, per quanto siano stati dei grandi campioni, hanno comunque poco da raccontare. Ogni dichiarazione, rivelazione ed emozione risultano piatte, non ci sono sussulti, non ci sono pagine da ricordare. Dispiace ma risulta una lettura piuttosto noiosa. A meno che il lettore non sia un patito del WHUFC.

Bomber: 6 – le confessioni di Roberto Pruzzo curate da Susanna Marcellini purtroppo rispecchiano il carattere introverso del protagonista. A Pruzzo non ‘ piaciuto mai parlare, se non sul campo, e anche in occasione di queste pagine il piu’ rimane non detto, quasi per timore di annoiare i lettori. Lo dice chiaramente di non capire perche’ fatti della sua vita o della sua carriera dovrebbero interessare degli estranei. Il problema e’ che nessun tifoso della Roma che lo ha visto giocare si sente veramente tale.

The three degrees: 7 – il libro di Paul Rees racconta l’impatto che ebbero nel WBA, nel calcio inglese, nelle Midlands e in tutto il Regno Unito, i tre giocatori di colore Cunningham-Regis-Batson. Erano anni bui, anni di depressione economica, di violenza sugli spalti, di razzismo, anni in cui ai giocatori di colore, quando andava bene, tiravano solo le banane. La classe di Cunningham, la potenza di Regis, l’intelligenza di Batson, fecero grande una provinciale per un paio di stagioni e riuscirono a vincere la loro battaglia piu’ grande contro pregiudizi e ipocrisie preparando il terreno per quelli che vennero dopo. Risposero ad ogni insulto con la dignita’ e la professionalita’ degna degli eroi.

Be careful what you wish for: 6 – se da una parte la biografia di Simon Jordan vorrebbe dimostrare quanto il mondo del calcio sia marcio e popolato da persone incompetenti, il suo atteggiamento da aspirante Lord Sugar risulta fuori luogo. Il suo sottolineare tutte le spese affrontate nel calcio e nella sua privata, come lo sciorinare tutti i nomi VIP incrociati nella sua vita da nuovo ricco, smascherano la sua vera identità. Quella di un miliardario improvvisato che ha giocato a fare il presidente di una squadra di calcio, del Crystal Palace, per soddisfare il suo ego.

The Rocky Road: 7 – come ogni altro lavoro di Eamon Dunphy anche questo libro è diretto, onesto, godibilissimo e polemico al punto giusto. Distrugge l’immagine di paese allegro e simpatico che noi europei abbiamo dell’Irlanda, isola felice abitata da menestrelli e bevitori di Guinness. Purtroppo per me la parte dedicata all’attacco di tutta la classe politica residente a Dublino a volte è risultata un pò noiosa, vista la mia estraneità ai fatti. Molto più interessante la parte dedicata al calcio, raccontata sia come giocatore che giornalista. Only a game?, il suo primo libro, rimane il suo capolavoro.

Born Under a Union Flag: 6 – AAVV come in tutti i lavori dove varie persone offrono il loro contributo, alcuni capitoli sono piú interessanti di altri ma comunque è un libro che ho letto al momento giusto, appena prima del referendum in Scozia. Il tema di fondo, se i tifosi dei Rangers che per tutti sono Unionist, protestanti e monarchici, potessero votare per una Scozia indipendente è esaminato e dibattuto in profondità.

Immortal: 7 – lavoro di ricerca e documentazione immenso da parte di Duncan Hamilton per la biografia, approvata dalla famiglia, di George Best. Il voto non troppo alto e’ per il tono forse troppo generoso e accondiscendente nei confronti di Best, credo dovuto al fatto che, appunto, doveva uscire come libro ufficiale o comunque benedetto dagli eredi. Che fosse un genio non si discute, che fosse un figlio degli anni 60, un ribelle, un maverick neanche. Ma per come ha bruciato la sua vita, e non solo, magari qualche giudizio un po’ meno tenero non sarebbe risultato fuori luogo.

Those Feet: 8 – David Winner non ripete il capolavoro sul calcio olandese che lo ha reso famoso ma anche questa ampia riflessione sul football inglese, partendo da quelle che sono da sempre riconosciute come le sue caratteristiche principali, è originale e curiosa. La ricerca spazia molto e va oltre il calcio toccando temi sociali, di costume, storici e antropologici.

The last champions: 7 – il libro di Dave Simpson è forse un pò ripetitivo ma sarebbe un sogno per qualsiasi tifoso. Ricerca e intervista di staff e giocatori della squadra che ti rimane nel cuore più di ogni altra nella tua vita di tifoso. In questo caso è il Leeds che vinse l’ultimo titolo di First Division, in modo a dir poco inaspettato.

Preferisco la coppa: 7 – la biografia di Carlo Ancelotti riesce dove la maggior parte dei libri di/sul calcio italiano falliscono. Ti strappa due risate. Godibile, si termina in un paio d’ore. Poco rimane impresso nella memoria ma si scopre un lato di Carletto, burlone e godereccio, che solo i suoi amici sapevano esistesse.

A Strange kind of Glory: 8 – Uscito nel 1990 per la prima volta, quindi prima che Alex Ferguson facesse tornare grande lo United, il libro di Eamon Dunphy rappresenta una delle opere più complete mai scritte sul Manchester United ai tempi di Matt Busby. Personalmente ho trovato la parte iniziale dedicata all’allenatore più scontata e poco illuminante, complice forse proprio la natura introversa e riservata di Busby, mentre quella relativa alla squadra e alle sue dinamiche, affascinante e ricca di aneddoti e contenuti (Dunphy stesso nei primi anni 60 gravitava a ridosso della prima squadra dello Utd). Comunque Sir Matt non ne esce benissimo ed è significativo in un libro che avrebbe dovuto solo celebrarlo. Ma questo è Dunphy, non fa sconti a nessuno, neanche alle leggende.

With Clough by Taylor: 7 – è quasi un documento storico, il libro pubblicato nel 1980 da Peter Taylor che di fatto segnò l’inizio della fine del rapporto tra lui e Brian Clough. Quello che traspare è il continuo tentativo di affermare l’importanza del suo lavoro, la necessità di uscire dall’ombra del suo illustre amico e collega. I complimenti sono tanti e sinceri ma si capisce che l’ultimo capitolo possa essere andato di traverso a Old Big Head.

Provided you don’t kiss me: 10 – come dice il sottotitolo, 20 years with Brian Clough, l’autore, Duncan Hamilton, ha di fatto speso buona parte della sua iniziale carriera al seguito del leggendario allenatore. Ne deriva un libro pieno di aneddoti, racconti, fatti vissuti in prima persona che lo rendono diverso da tutti gli altri lavori sullo stesso soggetto. E migliore.

32 programmes: 9 – diario di un’ossessione, o forse due, visto che parliamo di calcio e di programmi delle partite, tanto popolari in UK quanto sconosciuti in Italia. Dave Roberts in pratica racconta la sua vita attraverso la scelta forzata dei suoi 32 football programmes favoriti. Ne viene fuori un racconto divertente, quasi un romanzo, e si chiude il libro con la sensazione di essere amici intimi dell’autore.

The footballer who could fly: 10 – Il lavoro di Duncan Hamilton in alcune parti mi ha commosso e questa è una cosa che non dico spesso. Per chi, come me, avrebbe preferito nascere una generazione prima per poter vivere il calcio raccontato dall’autore, questo libro è una gemma assoluta.

Una vita in campo: – 5 autobiografia di Carlo Mazzone. Di sicuro una carriera interessante e piena di spunti ma purtroppo raccontata con lo stesso tono acceso di un nonno che legge una favola al nipotino, sempre attento a non scontentare nessuno per mantenere la sua immagine di simpaticone.

A porte chiuse: 8 – il sottotitolo, Gli ultimi giorni del calcio italiano, la dice tutta. Ottimo lavoro di informazione ad opera di Lorenzo Contucci e Giovanni Francesio. Vedi pagina Italia/Mondo.

The Nowhere men: 9 – il libro di Michael Calvin è una gemma, affronta un argomento a me caro e la descrizione del mondo degli scout, la loro precarietà, la crudeltà del lavoro, i legami formati con i ragazzi, le testimonianze dei tanti fallimenti, i retroscena del calcio che conta e di quello che fatica a vivere, il sospetto con cui è vista la tecnologia, le testimonianze degli analisti che lavorano per i grandi club, tutto è raccontato con competenza, umanità e chiarezza.

Lecco 1977. Volti di una storia anglo-italiana: 7 – La passione di Emmanuele Michela nello scrivere questo libro mi ricorda la mia quando ho deciso di concentrarmi sul Wimbledon con la differenza che in questo caso l’autore è anche tifoso del Lecco, particolare che decisamente rappresenta un valore aggiunto. I miei complimenti quindi a chi ha voluto restituire smalto ed orgoglio ad un’impresa di una squadra “di provincia” che 40 anni fa calcava gli stessi campi inglesi che oggi mi affanno a visitare io probabilmente provando le stesse emozioni.

Alla ricerca del calcio perduto: 6 – il volume di Nicola Calzaretta l’ho comprato con piacere, curioso di leggere interviste di campioni del passato che possono permettersi, in teoria, qualche banalità in meno dei loro colleghi ancora in attività. Eppure poche di queste chiacchierate mi hanno fatto sorridere o fatto rimpiangere i tempi andati. Poche le domande scomode, nessuno approfondimento. Discutibile la scelta di alcuni degli intervistati.

Red or dead: 8 – Dopo The Damned United, David Peace ci riprova. Di nuovo un romanzo basato su una storia di calcio. La volta scorsa Brian Clough, ora un’altra leggenda assoluta del football d’oltremanica, Bill Shankly. L’autore racconta in forma romanzata i suoi 15 anni alla guida del Liverpool, la sua ossessione, il suo rispetto per la gente, per i tifosi, i suoi valori morali, le sue paure ed il suo coraggio. Lo stile è particolare con nomi e situazioni ripetuti in modo continuo, a volte eccessivo, cosa che aiuta a spiegare anche le 715 pagine del libro. Per assurdo la seconda parte, quella che racconta la sua vita dopo il ritiro, è la piú toccante.

Contro il Tiqui-Taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona: 6. Ho apprezzato molto prima il titolo e poi, una volta comprato, il lavoro di Michele Dalai. Durante un workshop con Jonathan Wilson, subito dopo la fine degli ultimi Europei, tutti i presenti stavano lodando le qualità di palleggio di Spagna e, ovviamente, Barcellona. Io, all’ultima fila come fossi tornato a scuola, ho alzato la mano e, una volta datami la parola, ho detto: “io quel tipo di gioco lo trovo noioso”. E’stato come bestemmiare in un’udienza privata col Papa, si sono girati tutti e mi guardavano quasi imbarazzati. Eppure io non ho cercato di fare il bastian contrario per il gusto di farlo, non ho voluto attirare l’attenzione di uno dei miei autori preferiti. E’ la pura verità. Io partite di Liga in tv non ne ho mai viste, come non ho mai visto una partita di Serie A se non gioca la squadra per cui tifo. E anche la Champions mi lascia piuttosto indifferente. Una partita di League One o Two inglese mi attira molto di più. Corsa non stop, arbitri muti, contrasti decisi, gioco duro, spettatori a bordo campo, sono tutte cose che apprezzo di più di quanto è stato troppo frettolosamente definito come qualità tecnica, concetto vago e sicuramente sopravvalutato.Quindi, avendo trovato un alleato inaspettato nel mio pensiero calcisticamente eretico, avevo in mente un giudizio diverso, per quello che conta, su questo libro ma due sono state le cose che non ho condiviso: primo, trattandosi di un volume contro il Barcellona, i riferimenti continui all’Inter, Mourinho e Ibrahimovic sono forse esagerati. Secondo, il rifiuto dei dati e delle statistiche, bollate in toto. Ora, visto che si tratta del mio lavoro, penso di poter avere un minimo di voce in capitolo. Ciò che è vero è il fatto che troppi numeri possono stancare e dire poco. Ma sapendoli leggere sono l’unico contentuto oggettivo e imparziale in un mondo dove regnano pettegolezzi, bufale di mercato e milioni di interviste desolatamente vuote.

Football with the millionaires: 7 – L’autobiografia di Eddie Firmani è stata scritta nel 1959, quando aveva 26 anni, frutto probabilmente dell’entusiasmo al termine della sua prima avventura italiana con la Sampdoria (i milionari nel titolo sono di fatto i giocatori italiani). Firmani, sudafricano, andò adolescente al Charlton, poi passò alla Samp, all’Inter, al Genoa e di nuovo al Charlton (e Southend). In tutto questo fu anche convocato, grazie al nonno, e giocò tre partite (due reti) con la nazionale italiana. Le sue pagine sono piene di complimenti sia per compagni di squadra che per gli avversari, per il calcio inglese e per quello italiano confermando quelli che all’epoca erano gli stereotipi assoluti che esistevano su entrambi. Il capitolo dove, per rispondere a chi diceva che fosse ricco, descrive il suo bilancio domestico, con la moglie indicata come in charge di entrate e uscite, è particolarmente vero, ingenuo e buffo. Dispiace che non abbia fatto il bis anni dopo visto che, tra le squadra allenate, gli toccarono anche i Cosmos all’epoca di Pelè, Beckenbauer, Carlos Alberto e Chinaglia. Sono sicuro che avrebbe usato un altro tono.

Kansas City 1927 Vol.II: sv – fa troppo ridere, la gente sul mio stesso vagone mi osservava con sospetto. Il gruppo di tifosi (tecnicamente AAVV) che ha generato questo fenomeno su fb è geniale. Non riesco a catalogarlo come libro sul calcio, per questo non metto voti.

Hatters, railwaymen and knitters: 7 –  il lavoro di Daniel Gray per certi versi è eccezionale. Come altri libri, mischia calcio e storia, politica ed economia, sociologia e demografia. Altra testimonanianza di come, più che in ogni altro paese, qui il calcio sia cultura. I suoi viaggi through England’s football provinces, come dice il sottotitolo, i suoi weekend calcistici in giro per l’Inghilterra, sono delle vere e proprie guide turistiche e, in alcuni casi più che in altri, estremamente scorrevoli e piacevoli da leggere. Il problema per me è che in alcuni casi l’autore sembra sforzarsi nel dire la cosa giusta, quella che sarà giudicata meglio dai lettori, soprattutto da quelli più politically correct. Per questo motivo alcune pagine sembrano perdere di spontaneità e a volte le lodi e i complimenti per alcune delle cose che osserva meravigliato in giro per l’Inghilterra sembrano eccessive, soprattutto considerando che Gray è un inglese trapiantato in Scozia, non un aborigeno trapiantato a Ibiza.

Cantona: 8  – di Daniele Manusia (vedi home page)

The Wenger code: 5 – Richard Evans avverte tutti nell’introduzione, questo è un libro per i tifosi dei Gunners. A me lo hanno regalato anche se non lo sono e non ho gradito ovviamente nè la totale mancanza di obiettività nè i facili commenti e complimenti che appena un anno dopo dovrà rimangiarsi.

Se mi mandi in tribuna godo: 6 – il libro di Ezio Vendrame è divertente ed è una carezza ad un calcio che non c’è piú. Alcuni dei racconti però lasciano il tempo che trovano e il fatto di trombare a piú non posso da solo non può essere il filo conduttore su cui tutto si regge. Il paragone con George Best non sta in piedi.

Wembley in una stanza: 8  – il libro di Fabrizio Ghilardi è un flash back nell’infanzia di tutti quelli cha hanno avuto il subbuteo come compagno di giochi. La figura del fratello è mitica, se esiste per davvero lo vorrei conoscere.

The numbers game: 8 – il sottotitolo non l’ho riportato perchè potrebbe trarre in inganno. Ho trovato il lavoro di Chris Anderson e David Sally intelligente, curioso e a tratti divertente. Vero, ci sono delle parti più forzate ma in genere ogni stereotipo è attaccato con una massiccia dose di dati e di logica. Non un volume per i romantici ma per chi crede che i numeri possano aiutare a spiegare anche lo sport è un must. Meglio della coppia Kuper/Szymanski recensita qualche titolo più giù.

William Garbutt, the father of Italian Football: 7 – Paul Edgerton racconta la storia poco conosciuta di colui a cui tutti gli allenatori italiani devono l’appellativo di Mister. Interessante, scorrevole e ben ricercato.

Celtic – a biography in nine lives: 6 – l’idea di raccontare la storia del club per cui si fa il tifo attraverso la vita di nove personaggi che lo hanno fatto grande è valida ma il tono è piatto, come quello di un professore che spiega la lezione per la millesima volta. A Kevin McCarra manca l’entusiasmo di un Jonathan Wilson per intenderci, peccato perchè il materiale c’era.

The Football Men: 6 – Simon Kuper è un grande giornalista ed un eccellente scrittore e lo sa. In questa raccolta di articoli scritti negli anni, per questo alcuni sembrano un pò datati, descrive campioni di ogni parte del mondo, soprattutto olandesi e tedeschi. A volte però usa un tono di sufficienza, quasi guardasse i personaggi di cui scrive dall’alto in basso, a parte quelli per i quali fa trasparire una simpatia personale.

The Outsider – A history of the goalkeeper: 10 – non so come faccia, dove Jonathan Wilson trovi il tempo di scrivere libri così completi, dettagliati, ricchi di aneddoti e ricercati a così poca distanza l’uno dall’altro. Per me è un altro (quasi) capolavoro, anche se l’oggetto è particolare. Anzi forse proprio per quello.

Promised land – A northern love story: 10 – qualcuno ha paragonato il lavoro di Anthony Clavane su Leeds e il Leeds Utd a Fever Pitch di Nick Hornby sull’Arsenal. Ma Leeds non è Londra, meno glamour, più realismo working class. Storia della città attraverso gli occhi di un giovane che cresce nella comunità ebraica locale. Opera originale, scorrevole, interessante.

More than just a game – Football v Apartheid: 8 – il racconto dei campionati organizzati dai detenuti politici di Robben Island, unico loro mezzo di lotta e di evasione negli anni bui dell’Apartheid in Sudafrica. Di Chuck Corr e Marvin Close.

Red: 7 – autobiografia di Gary Neville. Scorre veloce perchè filtra poco, tanti aneddoti, tante rivelazioni su episodi famosi che hanno fatto la fortuna dei tabloids, insomma non le manda a dire.

Nobody ever says thank you: 9 – nuova biografia di Brian Clough, dubito che altri personaggi del calcio inglese possano vantare una simile bibliografia. Questa volta però è a cura di Jonathan Wilson, tra i miei autori preferiti. Il livello di ricerca è fenomenale, tipico stile Wilson, e il ritratto di Clough è autentico ed oggettivo, ognuno può tirare le sue conclusioni senza condizionamenti. Non ne viene sempre fuori bene ma è giusto così, i difetti e le debolezze vengono esposti come le doti e le qualità indiscusse.

Richer than God: 10 – altro capolavoro di David Conn, vedi homepage.

Big Mal: 8 – bella biografia di Malcolm Allison a cura di David Tossell. Personaggio “larger than life” direbbero in UK a cui forse la vita sregolata fuori dal campo ha tolto piu’ di quanto non abbia dato anche in termini di credibilita’.

Fuori Gioco: 7 – altro libro d’inchiesta sul calcio. Gianfrancesco Turano ci svela quanto c’e’ dietro i presidenti delle principali squadre di Serie A. Una lettura interessante e che fa quadrare molti cerchi. Per dovere di cronaca ovviamente il livello di dettaglio delle informazioni e’ talmente ricco da rendere a volte la lettura faticosa.

Sololane: 6 – il libro di Anna Belloni sul Lanerossi Vicenza è ricco di storie e di storia e avrebbe preso un voto più alto se non fosse stato scritto in forma romanzata. Il materiale per farne un volume storico di un certo peso c’era, il volerlo raccontare attraverso dialoghi di personaggi immaginari risulta forzato.

La rivoluzione del 76: 7 –  il racconto dell’ultimo scudetto granata, un bella storia di altri tempi raccontata da Fabrizio Turco, piena di nostalgia, aneddoti e personaggi indimenticabili. Uno scudetto vinto col cuore.Toro.

I’m not really here: 10 – autobiografia di Paul Lake, vedi home page.

London Calling…: 7 – mi ricordo che alle medie avevamo come materia narrativa, un’ora a settimana in cui si leggeva tutti insieme un libro sui si facevano i temi e si veniva interrogati. Quello si Luca Manes e Max Troiani potrebbe benissimo essere n libro di testo, ben scritto, ricco di passione ed informazioni per tutti coloro che si avvicinano al calcio inglese.

We are the Damned United: 7 – la risposta dei giocatori del Leeds che lavorarono con Brian Clough nei suoi famosi 44 giorni alla guida della squadra dello Yorkshire. A cura di Phil Rostron, in risposta al romanzo capolavoro di David Peace.

Who ate all the pies?: 6 – l’autobiografia di Mick Quinn e’ del 2003, all’epoca e’ stata anche nominata Sports Book of the Year forse per la sua capacita’ di ridere di se’ stesso. Io l’ho trovato falsamente umile e forse, dopo tanti altri libri dove si parla di sbronze e avventure di una notte, anche un po’ noioso.

Disrepute – Revie’s England: 7 – il personaggio e’ controverso ed interessante ed il racconto dei suoi tre anni alla guida della nazionale, con tanto di materiale inedito scritto di suo pugno, merita. Trovo inutile la forma romanzata del libro scelta da Robert Endeacott, un altro tentativo forse di emulare The Damned United.

Shankly – My Story. The autobiography: 8 – la ristampa della autobiografia del piu’ grande allenatore di tutti i tempi, a giudizio del sottoscritto. Il candore quasi ingenuo con cui riempie le pagine di aneddoti e’ commovente. He made the people happy.

Fuori Campo: 7 – simpatica raccolta di articoli dell’ inviato de El Pais in Italia Enric Gonzalez,  non e’ il primo ad usare il calcio come specchio del paese ma lo fa con stile, grazia ed umorismo.

The ripple effect: 7 – Romanzo, scritto da uno stand-up comedian, Dominic Holland, che racconta di una squadra comprata da gente senza scrupoli con secondi fini (costruire appartamenti) sopra il vecchio stadio. Scorre in modo piacevole, e’ simpatico e strappa parecchi sorrisi se non fosse che il lieto fine nella realta’ non capita spesso.

Trautmann’s Journey: 9 – bello, veramente bello. La vita di “Bert” Trautmann, portiere leggendario del Manchester City. Catrine Clay la racconta tutta, non solo gli anni passati in Inghilterra o con il City. La sua infanzia, il nazismo, la guerra, la prigionia, il perdono. E’ una testimonianza storica, dovrebbero tradurlo e farlo leggere nelle scuole.

Family: 9 – Michael Calvin va oltre le apparenze e racconta un Millwall legato ai valori della comunita’ in cui e’ nato e che rappresenta. Interessati ad episodi di violenza possono astenersi.

Rebels for the cause: 8 – come dice il sottotitolo, una storia alternativa dell’Arsenal, scritta da Jon Spurling, con preziose descrizioni ed interviste a personaggi storici della storia dell’AFC.

The Cradle of the game: 10– libro fotografico a cura di Stuart Roy Clarke, per chi non lo conoscesse da visitare assolutamente il suo negozio “Homes of football” e le sue opere dal vivo, esposte o, almeno, sul web.

Due o tre cose che so di lui: 8 – Giuseppe Sansonna ci racconta in sintesi il campionato di Zeman al suo ritorno a Foggia. Uno stile da scrittore e non da giornalista sportivo, oltre al personaggio che racconta, lo rendono una lettura molto piacevole.

Once in a lifetime: 8 – la storia dei New York Cosmos, di Gavin Newsham, il soccer sbarca in USA, poco sport, molto showbiz, personaggi unici come Pele, Carlos Alberto, Franz Beckenbauer e…err Giorgio Chinaglia.

All played out: 10 – Pete Davies riesce a raccontare Italia 90 dall’interno grazie ad un accesso praticamente illimitato al ritiro della nazionale inglese. La fortuna vuole che quel torneo sara’ indimenticabile per i tifosi d’oltremanica. Mai piu’ ad un giornalista sara’ consentita tale liberta’.

Football against the enemy: 10 – Quello di Simon Kuper e’ un capolavoro, il fatto che oggi possa sembrare un po’ datato non toglie nulla alla qualita’ dell’opera. Primo nel suo genere e’ stato solo recentemente tradotto in italiano con il titolo di “Calcio e potere”.

Inverting the Pyramid: 10 – Un viaggio attraverso la tattica, dagli albori del calcio fino ai nostri giorni. Jonathan Wilson e’ fenomenale, la quantita’ di aneddoti, interviste e racconti e’ sbalorditiva. Da rileggere ogni tanto per cercare di memorizzare il piu’ possibile.

Every boy’s dream: 8 – Viaggio nell’universo del calcio giovanile inglese di Chris Green: le academies, gli agenti, i genitori, le storie di illusioni e di insuccessi.

Foul!: 8 – Andrew Jennings pubblica in un libro le sue indagini e le sue scoperte che smascherano parte delle malefatte di FIFA e UEFA. A volte si dilunga un po’ su cose che, sfortunatamente, non hanno portato al risultato sperato (Blatter out).

Full Time: 8 – Tra la miriade di biografie di calciatori questa, di Tony Cascarino, e’ raccontata con un tono diverso, sincero al limite del disarmante.

Broken Dreams: 7 – di Tom Bower, un altro libro sui personaggi che hanno venduto l’anima (il calcio) al diavolo per 30 denari, l’avvento della tv, i conflitti di potere tra federazione, lega ecc. Ben fatto ma non di facile lettura come quelli di David Conn.

Taboos, troubles and trusts: 6 – racconti immaginari, ma molto vicini alla realta’, con situazioni che analizzano tutti gli stereotipi con cui il calcio inglese e’ ancora alle prese. Di Rob Bradley, l’ incasso delle vendite al trust dei tifosi del Lincoln e ad uno a scelta del compratore.

78 How a nation lost the World Cup: 7 – Graham McColl descrive l’euforia scozzese prima della coppa del mondo in Argentina e la delusione dopo.

Only a game?: 9 – le (dis) avventure del calciatore non di prima fascia Eamon Dunphy, il racconto di una sua stagione con il Millwall.

Tutti i colori del calcio: 8 – Se volete sapere perche’ la vostra squadra indossa certi colori o perche’ il Boca e’ gialloblu, gli autori Salvi e Savorelli hanno la risposta per voi.

Un’ultima stagione da esordienti: 10 – tante risate, chiunque abbia giocato con sua squadra locale da bambino non puo’ non riconoscersi nel racconto di Cristiano Gavina.

11 novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia per la Repubblica: 10 – Maurizio Martucci rivive quella giornata disgraziata dalla mattina alla sera, evidenziando tutte le colpe di chi non l’ha saputa gestire sottolineando il ruolo decisivo, in negativo, dell’informazione.

A season with Verona: 9 – quello di Tim Parks e’ un classico per ogni inglese che si avvicina a comprendere la Serie A. Parks comunque non racconta solo un campionato di calcio ma l’intero paese in cui si trova a vivere.

Brilliant Orange: 10 – e’ un libro diverso, affascinante, la spiegazione di David Winner del calcio in Olanda attraverso un approccio culturale, sociale e geografico particolare e unico.

Morbo: 8 – per chiunque come me deve seguire  ma non ama particolarmente il calcio spagnolo quello di Phil Ball e’ un ottimo testo di riferimento.

Addicted: 7 – Tony Adams inaugura il filone delle biografie dove gli ex campioni confessano tutte le loro debolezze.

Dynamo: 8 – la vera storia della partita della morte, il libro di Andy Dougan non ha il lieto fine di Fuga per la Vittoria, film ispirato allo stesso evento.

The Beautiful Game – Searching for the soul of football: 10 – David Conn e`eccezionale, la sua opera a sostegno dei tifosi impagabile. Questo libro apre il cuore e la mente.

The Damned United: 8 – Ispirato ai 44 giorni di Brian Clough alla guida del Leeds Utd il romanzo di David Peace e` unico nel suo genere, ottimo lo stile, le pagine scorrono veloci, potrebbe piacere anche a persone che non amano il calcio (anche se aiuterebbe sapere chi era Brian Clough).

Il derby del bambino morto: 8 – quello di Valerio Marchi e’ uno studio sociologico che prende spunto dagli scontri del derby romano abbandonato in seguito alle voci della morte di un ragazzino fuori lo stadio Olimpico. Da leggere.

Indagine sul calcio: 8 – se si ha lo stomaco, e la pazienza, di leggere centinaia di pagine sullo schifo che ci propina il calcio italiano ogni anno, Beha e Di Caro hanno svolto un’ottima opera di denuncia e di ricerca.

L’Ultimo Baluardo: 7 – L’argomento mi sta particolarmente a cuore, l’Athletic Bilbao, e ringrazio Simone Bertelenghi per un’opera che era dovuta. Il voto un po’ piu`basso e`solo per lo stile troppo da tifoso entusiasta, a volte si lascia andare troppo negli elogi dimenticando che i lettori non sono tutti amici intimi.

La squadra spezzata: 8 – Luigi Bolognini racconta la favola della Aranycsapat, l’Ungheria di Puskas, quella che umilio`gli inglese nel 1953 sul prato di Wembley ma che nell’occasione piu`importante, la finale di Coppa del Mondo del 1954, perse molto di piu`di una partita.

Japanese Rules: 8 – Uno sguardo al calcio nipponico, al lancio della J-League in un paese malato di calcio. Interessante e ben raccontato da Sebastian Moffett.

My father and other working class football heroes: 8 – Gary Imlach ci descrive la vita di una famiglia di mezzo secolo fa quando lo stipendio di un calciatore non aveva niente a che vedere con gli spropositi di oggi.

Nel fango del dio pallone: 8 – il libro piu`bello e forte di quelli scritti da Carlo Petrini, e`un vero pugno nello stomaco.

L’ultima partita: 6 – l’argomento mi sta molto a cuore ma il tono narrativo di Bianconi/Salerno nel descrivere la vita e la tragica fine di Agostino Di Bartolomei mi lascia perplesso. Forse poca partecipazione, forse il modo di raccontare. Cercavo qualcosa che potesse in qualche modo consolarmi ma non è questo il lavoro adatto.

The miracle of Castel di Sangro: 8 – Un americano che in seguito ai mondiali del 1994 si innamora del calcio e decide di passare due anni in quel di Castel di Sangro a seguire la squadra locale in Serie B. Sembra un copione improponibile ma Joe McGinniss ci regala un classico.

Vinnie: 6 – Autobiografia di Vinnie Jones, tentativo di autocelebrare il suo mito di hard man sul campo e sugli schermi. Faceva meno male con i suoi tackles che con queste pagine.

Psycho: 6 – altra autobiografia di un giocatore duro ma di classe superiore rispetto a quello qui sopra. Il racconto pero’ ha pochi sbalzi, nonostante la grinta di Stuart Pearce il risultato e`un po’ noioso.

The fan: 5 – nonostante sia acclamato come uno dei migliori scrittori sportivi, Hunter Davies, in questa raccolta di articoli scritti per vari giornali risulta noioso e, a volte, pomposo.

Splendori e miserie del gioco del calcio: 9 – Eduardo Galeano e`un poeta, il suo amore per il calcio e`commovente.

Moneyball: 7 – Lo so, lo so, il libro di Michael Lewis e`sul baseball, anatema!, ma di fatto e`il libro da cui si e`sviluppato e diffuso poi anche nel calcio un approccio statistico di analisi del gioco. Il fatto di non capire nulla di baseball non ha aiutato, quasi meglio quando parla di formule matematiche.

Quel Roma-Liverpool di un mercoledi`da cani: 8 – le memorie del tifoso Massimiliano Graziani in uno dei giorni piu` infausti della storia giallorossa.

Hero and Villain: 7 – autobiografia di Paul Merson, tra sbronze, scommesse e droga una lettura poco edificante ma di sicuro intrattenimento.

Settling the score: 6 – mi aspettavo di più dalla biografia di Dave “Harry” Bassett, a parte i suoi anni al Wimbledon tutto il resto non è molto interessante.

Sfide: 7 – Simona Ercolani racconta con lo stesso stile della popolare serie trasmessa su RAI 3  episodi sportivi rimasti nella memoria.

Stamping Grounds: 8 – il libro è decisamente originale, l’autore Charlie Connolly decide di seguire per un intero girone di qualificazione la nazionale materasso (o quasi se uno è tifoso della Scozia) del Liechtenstein.

Tackling my demons: 6 – altra biografia coraggiosa, questa volta di Stan Collymore, ma anche da questa angolazione un po’ noiosa.

Bowles: 5 – biografia di Stan Bowles, il personaggio merita di sicuro ma dovevo comprare l’autobiografia, questo libro di Steve Bidmead non decolla.

Ogni maledetta domenica: 5 – AAVV, racconti diversi quindi qualcuno mi e’ piaciuto di piu’ altri meno, in generale non mi e’ piaciuto, sembra scritto da persone a cui interessa il calcio ma non lo amano.

Steaming In: 7 – Colin Ward non avrebbe mai immaginato che pubblicando questo libro nel 1989 avrebbe dato vita al filone degli hoolibooks, libri scritti da ex hooligans, neanche pentiti, fin troppo contenti di raccontare le proprie gesta (spesso gonfiate).

The anatomy of England: 9 – altro ottimo tomo a cura di Jonathan Wilson, la nazionale inglese raccontata attraverso le partite secondo l’autore più importanti da un punto di vista tecnico-tattico.

Outcasts United: 7 – la storia di una squadra di rifugiati nello stato americano della Georgia allenata da una donna che fa di tutto per dare loro una speranza e dei valori di vita. Autore Warren St John.

Niall Quinn: 7 – l’ autobiografia di un giocatore, allenatore, presidente, gentiluomo.

Outcast: 6 – l’autore Steve Menary si concentra su tutte quelle rappresentative nazionali che giocano a calcio non riconosciute dalla Uefa/Fifa.

The Football Business: 8 – precede l’altro capolavoro di David Conn di cui abbiamo già detto. Altro libro indispensabile per capire come in UK si sia arrivati a questo punto.

Theatre of silence: 6 – un libro contro il calcio moderno scritto da Matthew Bazell, a volte un po’ scontato per chi, come il sottoscritto, il calcio moderno lo odia.

The unforgiven: 7 – uno dei tanti libri in risposta a The Damned United e a difesa del Leeds Utd di Don Revie scritto da Rob Bagchi e Paul Rogerson.

A matter of opinion: 6 – biografia di uno dei difensori piu`eleganti di sempre, ormai opinionista fisso di MotD da anni, Alan Hansen.

Back from the brink: 7 – la biografia forte e vera di Paul McGrath, i suoi problemi, le sue crisi, la sua resurrezione.

Baghdad FC: 7 – la storia della nazionale irachena tra guerre, violenza e dittatori di Sinmon Freeman. Una storia di calcio come speranza e inno alla vita.

Behind the curtains: 8 – di nuovo Jonathan Wilson, questa volta il suo promo libro sul calcio nell’Est Europa. Aneddoti e storie sempre ben documentati, tutto ormai rovinato dalla  corruzione imperante.

El Diego: 6 – biografia di Maradona, tanto da dire ma non sempre quello che uno vorrebbe sentire.

Fallen idle: 5 – la biografia di Peter Marinello, raccontare le proprie sventure non sempre basta per rendere un libro interessante.

Fowler: 6 – biografia di Robbie Fowler, piacevole ma niente da ricordare.

Fuetbol: 9 – Alex Bellos ci regala una perla di libro sul calcio brasiliano, la sua storia, i suoi contrasti, la sua bellezza.

Hillsborough, the truth: 8 – e` un documento che in molti dovrebbero leggere, non sempre una facile lettura, come la verita`che racconta. Di Phil Scraton.

The last game: 7 – Jason Cowley guarda ai cambiamenti nel calcio inglese attraverso il racconto della famosa vittoria dell’Arseanl ad Anfield Road dell 1989.

Il morbo del pallone: 6 – inchiesta di Massimiliano Castellani sulle morti nel pallone dovute al morbo di Gehrig.

Why England lose: 7 – Kuper/Szymanski speigano e svelano molti dei miti, veri e falsi, del mondo del pallone grazie ad un approccio statistico.

Going Down, Football in crisis: 6 –  uno dei tanti libri, questo di Simon Banks, sui problemi finanziari del calcio, non il migliore.

Fever Pitch: 10 – Nick Hornby ha cambiato il calcio inglese, in meglio o in peggio non sta a me giudicare, ma l’impatto del suo romanzo, divertente e vero, e`stato rivoluzionario.

A guardia di una fede: 7 – Un’indagine e una ricerca approfondita del panorama ultras della Roma, di Vincenzo Patane`Garsia.

Blue Moon: 7 – tifare il Manchester City secondo Mark Hodkinson, cosa voleva dire prima dell’arrivo degli arabi, dei soldi, dei nuovi tifosi.

Cloughie, walking on water: 7 – la biografia di Brian Clough, il personaggio merita a prescindere.

Keane: 7 – la biografia di Roy Keane, gia`solo il racconto del suo scontro con Haaland vale il prezzo di copertina.

Hooligan wars: 5 – di Mark Perryman, abbastanza scontato e senza nessun punto di vista interessante.

How football explains the world: 6 – approccio interessante alle crisi socio-politiche attraverso il calcio ma il libro dell’americano Franklin Foer sembra una brutta copia del capolavoro di Simon Kuper di cui abbiamo gia’ detto.

Il calciatore suicidato: 7 – Interessante e coraggiosa inchiesta di Carlo Petrini sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza Donato Bergamini.

Juve: il grande inganno: 5 – il libro di Alessandro Arrighi avra’ anche un fondo di verita’ ma come lettura risulta noiosa, sembra di essere in un bar in mezzo a gente che recrimina su risultati che non cambieranno mai.

Stadio Italia: 8 – Un saggio piu’ che un libro di Autori Vari, qualche capitolo piu’ interessante di altri ma contento di averlo sul mio scaffale.

Football Nation: 9 – storia del calcio in Inghilterra dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, ben fatto, ben scritto, descrive il cambiamento dei tempi attraverso quello del calcio (Andrew Ward e John Williams).

Casuals: 6 – la moda delle terraces, il fenomeno Casuals raccontato da Phil Thornton, da avere come documento, piu’ da consultare quando necessario che da leggere.

Cherries in the red: 7 – uno dei primi libri a raccontare da dentro le disavventure finanziarie di un club calcistico, in questo caso il Bournemouth, di Trevor Watkins.

El mundo ultra: 5 – testo in spagnolo di Carlos Vinas, abbastanza scontato, per un pubblico come quello spagnolo appunto che non ha idea o che le ha confuse sul fenomeno ultras.

England v Germany: 7 – la storia dei confronti tra queste due grandi nazioni nemiche ma legate da un enorme rispetto reciproco sul campo (David Downing).

Eurotrashed: 4 – Dougie Brimsons esporta in Europa il modello che lo ha reso celebre in UK, la raccolta di contributi, veri o falsi impossibile dirlo, da parte dei lettori.

Bovver: 6 – ennesima opera di ex hooligan, Chris Brown in questo caso, alle prese con le sue memorie, questa volta del Bristol Rovers. Ricordi di anni in cui calcio, musica e tensioni sociali erano un groviglio inestricabile.

Calcio nei coglioni: 5 – altro libro di denuncia di Carlo Petrini, non il suo migliore.

Scoring: an expert guide: 6 – biografia di Frank McAvennie, il personaggio era alquanto divertente, da quanto raccontato il calcio, come priorita’, veniva di sicuro dopo le donne.

The ball is round: 7 – enciclopedico, storia del calcio di David Goldblatt.

ABC: Ajax, Barcelona, Cruyff: 9 – libro intervista di Frits Barend e Henk Van Dorp ad uno dei piu’ grandi giocatori, personaggi e icone del calcio mondiale.

Manchester Utd ruined my life: 7 – le confessioni del tifoso del City Colin Shindler, ossessionato dal successo dei vicini in maglia rossa.

Stokoe, Sunderland and 1973: 10 – Lance Hardy racconta l’incredibile cavalcata del Sunderland verso la vittoria dell’FA Cup nel 1973, l’impatto sulla citta’, la descrizione di un’epoca.

I mondiali della vergogna: 7 – di Pablo Llonto, il racconto agghiacciante dei mondiali del 1978, l’ipocrisia e l’omerta’ del mondo del calcio.

The spirit of Wimbledon: 8 – la storia del Wimbledon FC raccontata da Niall Couper, i bei tempi, i brutti, l’AFC Wimbledon.

Ultraviolenza: 6 – Diego Mariottini ci guida attraverso le tragedie negli stadi italiani, la violenza, le vittime (i tifosi).

Ossie: 7 – la biografia di Peter Osgood, the King of Stamford Bridge, di Martin King e Martin Knight.

Acab: 5 – forse condizionato dal nome dell’autore ma il libro, e il punto di vista forzato da cui è narrato, non mi è piaciuto.

Awaydays: 7 – storia di scorribande e cazzotti al seguito del Tranmere, il romanzo di Kevin Sampson è buono, il film non l’ho visto.

Running with the firm: 6 – questa volta il twist alla storia lo da’ il fatto che si tratta delle memorie di un ex agente infiltrato, James Bannon. La tifoseria e’ quella del Millwall, la storia, a parte i rapporti con gli altri poliziotti, abbastanza scontata.

The Football Factory – 8 parlando di romanzi trasformati in film con protagonisti i tifosi di calcio violenti, non si può non parlare dell’opera più bella della trilogia di John King. Il film è vergognosamente brutto ma il libro è stato una novità anche nello stile. Tradotto in italiano con “Fedeli alla tribù”, non so perchè.

Headhunters: 6 – primo della trilogia di John King, è come se ci preparasse al romanzo visto sopra con una introduzione ai personaggi. Il Chelsea è solo di sfondo.

England Away: 7 – sarà che l’ho letto tanti anni fa, ma il percorso parallelo tra i ricordi di un ex soldato della seconda guerra mondiale mentre combatte i tedeschi e i pensieri del tifoso in trasferta in Germania all’epoca mi colpì molto.

The Far Corner: 10 – il viaggio dell’autore Harry Pearson nei vari livelli della piramide del calcio nel Nord-Est dell’Inghilterra è affascinante e divertente. Descrive i luoghi e le persone benissimo, fa vivere l’atmosfera anche degli stadi più piccoli, una gemma.

Tifare Contro: 6 – una storia degli ultras italiani di Giovanni Francesio.

Terrace Legends: 4 – la coppia Pennant-King traccia un profilo di quelli che per loro sono i tifosi più duri nel Regno Unito, ogni capitolo abbastanza uguale all’altro. Perchè l’ho comprato? non lo so.

The greatest footballer you never saw: 9 – la storia di Robin Friday, un George Best delle divisioni inferiori, un personaggio diverso da tutti, controverso, unico, divertente e triste come la sua morte a 38 anni.

The good, the bad and the bubbly: 7 – autobiografia di George Best, il personaggio merita, il voto non è tra i più alti perchè la maggior parte degli aneddoti più divertenti erano già arcinoti.

Soul Crew: 5 – le imprese di una delle firm più temute del Regno Unito narrate dalla coppia Jones/Riviers.

Senza maglia e senza bandiera: 5 – altro lavoro di Carlo Petrini che pesca nella sua memoria ricordi per dipingere un mondo del calcio viziato e corrotto. Ma dopo Nel Fango del Dio Pallone tutto il resto sembra una brutta copia.

Gary Lineker: stikingly different: 6 – la biografia di Gary Lineker di Colin Malam, grande attaccante, non il personaggio più interessante.

Calcio e fascismo: 6 – uno studio di Simon Martin su come il calcio fosse usato in Italia dal regime fascista come mezzo di propaganda.

Calcio e Neocalcio: 6 – uno studio sul cambiamento del calcio e sul calcio moderno, ad opera di due autori, Liguori e Smargiasse, forse con un approccio troppo distaccato e privo di spunti interessanti.

Football, the golden age: 8 – libro fotografico ad opera di John Tennant con tante immagini in bianco e nero sul calcio che fu , alcune bellissime.

The way it was: 7 – autobiografia di Stanley Matthews, una leggenda.

The Kop: 7 – la storia della curva/terrace piu’ famosa del mondo, un mondo a parte, di Stephen Kelly.

The Football Man: 9 – Arthur Hopcraft scrisse questo libro nel 1968 ed e’ ancora terribilmente attuale. Un altro classico.

Invasion and deportation: a diary of Euro 2000: 6 – cronaca degli avvenimenti e degli incidenti fuori dal campo durante gli Europeoi in Olanda e Belgio. Niente di nuovo (Mash/Bazell).

The Mavericks: 9 – Rob Steen ci regala il ritratto di sette campioni che intrattenevano fuori dal campo tanto quanto sopra di esso. Best, Bowles, Currie, George, Hudson, Marsh, Osgood, Worthington.

Armed for the match: 7 – Colin Ward racconta, insieme al protagonista del libro, Steve Hickmott, la storia dei suoi scontri sulle terraces e il processo che lo ha visto protagonista insieme ad altri tifosi del Chelsea.

Tear gas and ticket touts: 6 – Eddy Brimson riporta la cronaca degli incidenti durante i mondiali del 1998.

Everywhere we go: 6 – opera dei due fratelli Brimson, il primo che ho letto della loro catena di montaggio, si becca la sufficienza solo per questo: solito schema di pubblicare racconti di altri tifosi. Quanti veri e  non frutto della megalomania da tastiera non lo sapremo mai.

Bobby Robson, an Englisman abroad: 7 – la biografia di un gentleman e di un allenatore che non ha avuto paura di misurarsi all’estero.

Tales from the boot camp: 7 – biografia di Steve Claridge, un nomade del calcio inglese, con poco rispetto per le regole e tante storie da raccontare, una figura fuori dagli schemi.

Rolling with the 6.57 crew: 5 – Rob Silvster con Cass Pennant. Questa volta protagonista e’ la crew del Portsmouth, colori diversi, stessi racconti.

Shanks: 7 – la biografia di Bill Shankly, una leggenda del calcio ad opera di Dave Bowler.

Fascism, Football and Fandom: 6 – c’e’ qualcosa che affascina gli inglesi quando parlano del fascismo legato al calcio, purtroppo, essendo cresciuto in Italia, a me pare abbastanza scontato cosi’ come la maggior parte del contentuto del libro. Da premiare la ricerca ma la parte sportiva e’ quella piu’ imprecisa (Armstrong/Testa).

Fit and Proper? : 7 – di nuovo il prof. Gary Armstrong, con Matthew bell; le (dis)avventure societarie dello Sheffield United, la ricerca delle cause del declino. Interessante ma troppo dettagliato, un must per ogni tifoso dei Blades forse.

Football Hooliganism, Policing and the war on the English disease: 7 – lavoro accademico ad opera del prof. Geoff Pearson e Clifford Stott. Un esame del problema che mette in evidenza le colpe di chi ha gestito e ingigantito il problema dalla parte della legge e dei media.

Capital punishment: 5  – i fatelli Brimson si concentrano sulle firms di Londra.

Derby days: 5 – stesso schema, stessi autori (vedi sopra) questa volta il tema portante sono le rivalita’ cittadine.

England my England: 5 – ancora i fratelli del Watford, oggetto la nazionale inglese.

Congratulations, you have just met the ICF: 7 – leggendaria scritta stampata sui biglietti da visita lasciati alle vittime dei pestaggi della piu’ nota, forse, firm inglese. Di Cass Pennant.

Behind the network: 6 – biografia di Bob Wilson, dignitosa ma con pochi spunti da ricordare.

Modern Football is rubbish: 6 – divertente libretto a cura di Nick Davidson e Shaun Hunt, quasi uno sfogo tra amici che elencano tutte le cose che eliminerebbero dal calcio di oggi e quante ne cambierebbero.

Modern Football is still rubbish: 5 – vedi sopra, ma il secondo e’ un po’ fiacco.

Soccer v the State: 5 – il lavoro di Gabriel Kuhn e’ un manifesto politico. E non mi e’ mai piaciuto mischiare calcio e politica, di nessun colore.

Our clubs our rules: 8 – il primo anno di vita al seguito dell’FC United of Manchester raccontato da Pete Crowther.

Roma v Juventus 1-1, libro intervista a Damiano Tommasi: 7 – Tommasi e’ forse uno dei giocatori piu’ onesti, sensibili  e intelligenti mai apparsi in Italia. AAVV.

L’altro Calcio: 6 – il lavoro di Vincenzo Paliotto merita per chi non ha mai sentito raccontare gli episodi e le storie  da lui raccolte ma rimane troppo sul generico senza approfondirne nessuna.

Pointless: 7 – una stagione con quella che era stata definita la peggior squadra del Regno Unito, l’East Stirlingshire FC raccontata con umorismo e ammirazione da Jeff Connor.

Come gli  Wanderers vinsero la Coppa d’Inghilterra: 8 – favola a sfondo calcistico di James Lloyd Carr, divertente e tenera, incarna perfettamente lo spirito della FA Cup.

The Story of the World Cup: 7 – un classico storico di Brian Glanville, uno dei padri del giornalismo sportivo inglese.

The keeper of dreams: 7 – la storia di Lars Leese, portiere delle divisioni inferiori tedesche che passa una stagione col Barnsley in Premier League, di Ronald reng.

The last game: 8 – Jason Cowley racconta la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, nel calcio come nella vita, attraverso i ricordi legati al famoso Liverpool v Arsenal 0-2.

The naughty 90s: 6 – ad opera del duo Knight/King, entrambi hanno fatto di meglio, in questo ennesimo libro sul fenomeno hooligans non c’e’ veramente niente di nuovo.

Lettere dalla Curva Sud: 7 – ricordi dalla curva del Venezia, un piccolo universo di personaggi, riti domenicali, gioie e delusioni (Benfante/Brunello).

Frode Sportiva: Calciopoli, la prima sentenza penale: 6 – gli atti del processo di Napoli pubblicati dalla Kaos edizioni, lettura amara e, visto il formato, documenti ufficiali, anche noiosa.

The football Grounds of Great Britain: 9 – un classico di Simon Inglis, una minuziosa descrizione di ogni stadio, dei lavori apportati, della storia di ogni stand. Un lavoro fantastico, aggiornato piu’ volte.

Wembley, the complete record: 1923-2000: 7 – tutte le partite giocate sotto le Twin Towers, opera enciclopedica a cura di Glen Isherwood.

Kicking in the wind: 7 – Derick Allsop ci fa vivere una stagione al seguito del Rochdale FC: pubblicato nel 1997, oggi il tono non sarebbe senza speranza come allora, dopo essere stata la squadra con piu’ stagioni consecutive nell’ultima divisione professionistica inglese, ora il Rochdale gioca  finalmente in League One.

Epopea Ultra’: 5 – romanzo di Giuseppe Manfridi, giudizio soggettivo, l’ho trovato scontato, tendente al luogo comune, la parola Ultra’ nel titolo poteva anche non nesserci.

Fields of glory, paths of gold: 6 – la storia del calcio europeo ad opera di Connolly e MacWilliam: nozionistico, da consultare quando necessario ma un po’ noioso se letto tutto insieme, altri hanno trattato lo stesso argomento ma con piu’ successo.

Floodlit Dreams: 8 – Ian Ridley racconta il suo tentativo di salvataggio del club che ha sempre tifato, il Weymouth FC, del quale diventera’ anche presidente. Illusioni, amarezze, tradimenti, gioie, dolori e bilanci da gestire. Un successo personale meritato ma purtroppo effimero seguito, dopo la pubblicazione del libro, da una crisi ancora piu’ grave.

Fathers, sons and Football: 7 – altro racconto di un calcio che non esiste piu’ e di calciatori che non esistono piu’, dall’era in cui erano lavoratori normali con problemi normali. Di Colin Shindler.

Football Confidential: 7 – AAVV, reportage su scandali, aspetti finanziari e extracalcistici del calcio in UK.

Football Confidential 2: 8 – AAVV + David Conn, puro giornalismo di indagine.

CUCS: 9 – AAVV, piccolo storico libro autoprodotto dal Commando Ultra’ della Roma nel 1989.

Quando l’inno si alzerà: 10 – AAVV la storia della Sud della Roma quando era la migliore del mondo, dal 1972 al 1990, foto bellissime.

Roma Caput derby: 5 – l’idea di Diego Angelino, far raccontare il derby di Roma da ex protagonisti, o da cd tifosi doc, potrebbe essere buona ma purtroppo gli intervistati si sono limitati a dire cose super scontate, banali, piatte, tutte uguali.

Tenetevi il miliardo: 6 – libro curato dall’agente di Cristiano Lucarelli Carlo Pallavicino in cui si racconta il rifiuto dell’attaccante ad un’offerta vantaggiosa dal punto di vista economico per rimanere al Livorno. Un pò troppo idealizzato, Lucarelli sarà anche simpatico, non entrando in un discorso politico, ma di storie molto più convincenti delle sue ce ne sono parecchie in giro per il mondo.

Tuesday night in Grimsby: 6 – il sottotitolo, diario di un masochista, spiega il senso del libro di Barrie Stradling, tifoso del MIllwall a seguito della sua squadra su campi e in città tutt’altro che glamorous.

Achieving the goal: 6 – autobiografia di David Platt, una carriera cambiata da un gol, quello vincente contro il Belgio all’ultimo minuto dei supplementari negli ottavi di finale di Italia 90. Io c’ero. Non esattamente uno di quei libri che è impossibile mettere giù ma tanto di cappello alla sua carriera.

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