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Impegno e solidarieta’

Qualche settimana fa, pre lockdown, mi sono ritrovato in un pub con degli amici e di sottofondo c’era un partita europea del Manchester Utd. Non eravamo li per quello e nessuno la stava veramente guardando ma al tavolo accanto erano seduti un paio di presunti tifosi dei Red Devils. Non ricordo neanche chi fosse l’avversario ma era chiaro che Pogba & C stessero trovando qualche difficolta’ a segnare. Ad un certo punto uno dei due comincia ad inveire contro Marcus Rashford reo, ai suoi occhi, di aver mancato una facile occasione. Tra le varie cose che il soggetto gli rimproverava era il suo impegno a favore dei bambini inglesi indigenti, avrebbe dovuto, a quanto pare, concentrarsi solo sul calcio. Follia pura.

Non sono ne’ un simpatizzante del Manchester United e nemmeno lo ero di Rashford, fino ad oggi, almeno del calciatore, bravo si’, promettente pure ma niente di eccezionale. Ma Rashford, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi, ha una testa pensante, un cuore pulsante e una coscienza da persona civile e responsabile. Ha deciso di combattere una battaglia non politica, solo di buonsenso, perche’ aveva vissuto esattamente quelle situazioni che si stavano ripresentando.

La sua campagna per convincere il Governo a continuare a fornire cibo ai bambini durante le vacanze nonostante la chiusura delle scuole ha generato una risposta incredibile e mentre lo zio Boris e il suo Governo scuotevano la testa (in ottobre, durante il primo lockdown il suo impegno aveva sconfitto anche i conservatori e la sua iniziativa aveva aiutato a raccoglere 20 milioni di sterline) Rashford ha convinto ristoranti, bar, caffe’, negozi a donare cibo a ogni bambino che non si potesse permettere un pasto.

In molti pensano Premier League (campionato piu’ ricco del mondo) = paese piu’ ricco ma lo scorso anno il 30% dei bambini inglesi erano sotto la soglia minima, per la maggior parte di questi l’unico pasto giornaliero era quello consumato durante le lezioni. Rashford da piccolo aveva lui stesso contato sull’aiuto della scuola per mangiare e non ha potuto sopportare l’idea di bambini a letto a stomaco vuoto nel 2020 in Inghilterra, in Europa.

Sui social, in mezzo ai tanti che lo hanno lodato per l’iniziativa, molti sono stati anche quelli che lo hanno invitato a farsi gli affari suoi, a non prendere posizioni politiche, a parlare bene quando ormai fa la vita del milionario, a pensare anche ad altri problemi. Mi chiedo come sia possibile giudicare male una persona, insultarla persino, anche quando cerca di fare solo del bene, in modo disinteressato (di certo non gli serve la notorieta’). Un ragazzo di di 22/23 anni, che ha smosso le coscienze di una nazione, lanciato petizioni, per due volte costretto il governo a ripensare una decisione assurda, viene invitato a tacere e a giocare alla play come la maggior parte dei suoi coetanei.

In fin dei conti e’ solo un calciatore…

Casa e bottega

Per il terzo turno di FA Cup ho deciso di andare a vedere Arsenal v Leeds. Partita di grande fascino, tra due club storici (solo chi pensa che il calcio inglese sia rilevante soltanto dal 1992 può ignorare la grandezza dello United) e attualmente in un periodo particolare della loro esistenza. I padroni di casa, dopo 22 anni sotto Wenger, hanno deciso di disfarsi di Unai Emery dopo un anno e pochi mesi ed affidarsi ad un inesperto ma benvoluto Mikel Arteta. Gli ospiti sembrano finalmente sulla strada della promozione automatica e si dice giochino un gran calcio grazie alla tattica e alle idee di Mr Bielsa.

La partita non ha tradito; i primi 45 minuti sono stati una esibizione di bel gioco da parte del Leeds. Il pressing, la velocità, i fraseggi stretti, hanno lasciato lo stadio a bocca aperta (peccato per i molti seggiolini vuoti anche se il lunedì sera di gennaio non ha aiutato). La mancata concretizzazione di tutte le occasioni avute nel primo tempo ha lasciato gli ottomila tifosi ospiti presenti piuttosto preoccupati all’intervallo. Difficile tenere certi ritmi per 90 minuti e ancora più difficile pensare che l’Arsenal potesse giocare tanto male anche nella ripresa.

E infatti. Qualsiasi cosa abbia detto Arteta negli spogliatoi ha funzionato e nei secondi 45 minuti i ruoli si sono capovolti, con i Gunners all’attacco e in pressing stretto e la truppa di Bielsa sulla difensiva e a corto di fiato. La differenza è stata un gol, anche fortunato, ma che è bastato a decidere l’incontro. Peccato non vedere più la compagine dello Yorkshire in gara in questa competizione ma forse in molti tra i loro sotenitori saranno sollevati nel pensare che potranno ora concentrarsi solo sul campionato e sulla agognata promozione in Premier (roba da far rigirare Don Revie nella tomba).

Ma la cosa più bella della serata è stato rivivere l’atmosfera da tifoso di casa. La mia dista una ventina di minuti a piedi dall’Emirates. Mentre andavo vedevo gente di tutte le età camminare verso lo stadio, amici aspettare fuori le porte di casa di altri, tifosi finire le pinte e prendere le giacche dalle siede dei pub. Sciarpe, maglie, giacche e cappelli biancorossi. Le strade ancora disseminate con alberi di Natale ormai spogli e rinsecchiti e in attesa di essere raccolti dai camion del servizio del Council. Si sentono i cori in lontananza. La prima partita del 2020, i venditori di programmi, di fanzine, di spille, di hot dog e burgers. Per un attimo mi è mancato, il sentirmi parte di una comunità che si ritrova regolarmente intorno al proprio club, nel proprio quartiere, mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita se avessi deciso tanti anni fa di tifare il mio local (english) club. Poi ho riflettuto su come ormai il calcio al vertice abbia perso il suo fascino (almeno per me) e ho deciso al volo di dare un’occhiata veloce al calendario non league delle prossime settimane. Bentornato.

New era

Recentemente ho avuto finalmente la possibilità di visitare il nuovo stadio del Tottenham. Che potesse anche essere la prima gara di Mourinho in casa non era neanche lontanamente immaginabile quando ho deciso di acquistare il biglietto per la sfida di Champions League contro l’Olympiakos un paio di mesi fa.

Quando entro in un impianto che ha sostituito un altro a cui ero in qualche modo affezionato il mio giudizio non è mai completamente oggettivo. Il cuore, la nostalgia, fa dimenticare disservizi e “restricted view seats” venduti comunque a prezzo pieno.

The Old Den del Millwall era un impianto di altri tempi ma era una vera “fossa”. Il nuovo è abbastanza asettico e difficilmente pieno. L’Underhill del Barnet una piccola gemma, con il suo terreno di gioco in dislivello, The Hive è in mezzo al nulla e senza carattere. Lo stesso Emirates, per quanto bello e moderno, non potrà mai neanche avvicinare il fascino di Highbury. Sul cambio del West Ham da Upton Park al London Stadium non mi pronuncio per rispetto.

Con molta apprensione quindi sono sceso alla fermata di White Hart Lane e mi sono diretto verso il nuovo Tottenham Hotspur Stadium. La prima cosa che salta agli occhi è la grandiosità in un quartiere che è rimasto uguale. Mentre prima il White Hart Lane si nascondeva tra le vie e tra le case, il nuovo stadio le domina, come un castello al centro di un villaggio. Invece di un re o di un principe ci sono un gruppo di giovani milionari ma l’effetto è lo stesso. Il mega Shop permette di comprare qualsiasi cosa con lo stemma della squadra a prezzi non esattamente abbordabili.

Le vie di accesso consentono un afflusso e deflusso molto comodo, i metal detector stile aeroporto evitano perquisizioni corporali troppo minuziose. Da notare che zaini e borse di dimensioni medio-grandi non sono ammesse. La gente che entra con dei beni personali (non cibo) lo deve fare in zaini di plastica trasparenti così da mostrare che cosa sta portando, alla faccia della privacy.

Una volta dentro, il mio biglietto era dietro la porta quindi non ho usato ascensori o scale mobili, la cosa che colpisce è la quantita di punti ristoro, di venditori di birra mobili e di toilet. Quello che mancava nei vecchi impianti. Ma il colpo d’occhio del Goal Line Bar sarà difficile da dimenticare. Il bar piú lungo d’Europa a quanto pare, tanto quanto la linea di fondo del campo, ha uno spazio davanti per accogliere centinaia di persone. Visto che ci sono delle scale da scendere, l’effetto dislivello fa ancora di piú aumentare l’effetto party, come se ci stesse unendo ad una festa. Le pinte si riempiono dal basso grazie a dei bicchieri speciali dotati di valvole sul fondo, limitando sprechi di birra e tempo impiegato per spillare le spine.

Gli spalti sono verticali quanto basta, non ripidi come quelli spagnoli tipo Mestalla, ma il giusto. Sembrano avvolgere il campo e la propettiva anche da dietro la porta è ottima, la partita si segue bene anche quando il gioco è sul lato opposto del campo. I tabelloni sono grandi e offrono replay tempestivi di quanto appena successo sul campo. Nel mio settore ci sono i nuovi seggiolini (rail seating) stile Borussia Dortmund quindi, anche se ancora  non ufficialmente autorizzato dalla Premier league, si segue comodamente la partita in piedi. Anche se quasi pieno la partita purtroppo non era sentitissima (qualificazione quasi garantita) e quindi l’atmosfera non è stata un granchè. Immagino che pieno con 62mila tifosi decisi ad incitare la squadra possa essere un discreto spettacolo. I greci si sentivano a tratti, non perché non tifassero ma perché lo stadio è effettivamente molto grande.

Ultima chicca, cercare i video su internet per vedere come viene cambiato il campo da calcio con quello da football americano per le partite di NFL che si disputano a Londra, fantascienza. Pensare che questo capolavoro di architettura sportiva sia stato realizzato in poco piú di tre anni è a dir poco sbalorditivo.

Eppure…White Hart Lane era la casa del Tottenham, non la piú moderna, non la piú comoda ma sempre casa. Al momento lo Stadium è solo un hotel di lusso. Ci vorrà tempo per sentirsi di nuovo a casa.